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Il bello del debuttante

Nell'esordio contro i campioni in carica, la squadra del Twente mostra carattere, grinta e determinazione. Non si fa irretire dagli avversari, mostra un bel gioco, non si abbatte quando va in svantaggio. E' la storia di Davide contro Golia o il Twente farà bene anche in seguito?

Redazione

15 settembre 2010

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Contro l’Inter il Twente ha dimostrato che provare a giocare a calcio è sempre il modo migliore per cercare di mettere in difficoltà una grande squadra, in questo caso i campioni d’Europa in carica. Il primo tempo degli uomini di Preud’Homme è stato scintillante: triangolazioni, sovrapposizioni, grande mobilità. Ma c’è stato anche il carattere, che ha permesso ai Tukkers di non abbattersi dopo il vantaggio iniziale di Sneijder, un diretto sferrato in pieno viso ad un pugile che per la prima volta saliva sul ring più prestigioso. Poi il calo nella ripresa, con un solo brivido. Vitesse-Inter, sedicesimi di Coppa Uefa 2000/2001, i nerazzurri strappano la qualificazione in Olanda grazie ad una rete nel finale di Dario Simic. Quella sera Theo Janssen era in campo. Ieri, un talento emergente dal sinistro fatato. Oggi, un centrocampista di valore che in carriera ha perso qualche treno di troppo, sfiorando un Mondiale (Marco van Basten lo inserì nella preselezione dei convocati per Germania 2006). Ma quel sinistro tagliente come una lama è rimasto. Ed ha colpito nella serata più importante, la prima in assoluto del Twente in Champions. Nella passata stagione Bryan Ruiz è stato per il Twente quello che Wesley Sneijder ha rappresentato per l’Inter: l’uomo in più, il fattore decisivo nei momenti topici. Ha trascorso l’estate ad ascoltare le sirene della Liga, ma alla fine è rimasto. La possibilità di giocare la Champions da titolare, in una realtà calcistica nella quale si è calato alla perfezione, ha influito nella scelta. Non ha steccato al debutto, mostrando idee e qualità tecniche, unite alla consueta mobilità lungo tutta la trequarti. Una duttilità, la sua, frutto di un percorso che negli ultimi anni, tra Gand e Twente, lo ha visto ricoprire ogni posizione tra centrocampo e attacco: esterno di centrocampo, ala, numero 10. Non tutti sono ovviamente apparsi adeguati al contesto Champions (anche nell’Inter, a dire il vero, vedi Mariga e Coutinho). Marc Janko è un gigante al quale non si possono chiedere ricami, ma del suo (limitato) repertorio non è riuscito a sfruttare nemmeno il pezzo forte: il colpo di testa. Wout Brama ha invece perso nettamente il confronto con Sneijder, confuso dal moto perpetuo del connazionale. Per candidarsi seriamente alla successione di Van Bommel in maglia oranje c’è ancora un po’ di strada da fare. Twente (4-3-3): Mihaylov 5; Rosales 6.5, Wisgerhof 6, Douglas 6.5, Tiendalli 6.5; Brama 5, De Jong 5.5, Janssen 7; Ruiz 6.5, Janko 4.5 (Bajrami sv), Chadli 6 (Landzaat sv). Inter (4-2-3-1): J. Cesar 6; Maicon 6, Lucio 6.5, Samuel 5, Zanetti 6; Cambiasso 6, Mariga 5; Pandev 6 (Coutinho 5.5), Sneijder 6.5, Eto’o 7; Milito 5.5 (Muntari sv).

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