Pasquale Vivolo: l'insostenibile leggerezza del 9 e mezzo

Pasquale Vivolo: l'insostenibile leggerezza del 9 e mezzo

Un calcio meno dogmatico di quello degli anni '50 lo avrebbe esaltato. Il dualismo con Boniperti, poi la Lazio: storia di un campione mancato

Lorenzo Stillitano/Edipress

18 novembre

  • Link copiato

Massimiliano Allegri è solito dire che il calcio è "molto semplice": c'è chi segna, chi fa assist e infine c'è chi corre. Ha ragione. La furia atletica non è per tutti.
Cervello finissimo, in grado di far correre il pallone e gli altri al proprio posto, Pasquale Vivolo capitò nel posto giusto al momento sbagliato. Che carriera avrebbe avuto in Nazionale e nella Juventus questo ragazzo classe 1928, nato nel napoletano ma cremonese d'adozione, con un passato anche nella Lazio, se solo si fosse ritrovato a giocare in Serie A un decennio più tardi, invece dei confusionari anni '50 del calcio nostrano?  

Alter ego di Boniperti

Allora nella Penisola andavano di moda il WM inglese e i tecnici stranieri: vorticoso gioco sulle fasce, schemi collettivi e corse per tut

Abbonati per continuare a leggere

Questo è un contenuto riservato agli abbonati. Hai letto tutti gli articoli gratis del mese, non smettere di leggere e attiva l’offerta, tanti contenuti con un unico abbonamento.

Abbonati a € 0,99 € 2,99 al mese

Abbonati ora

Commenti