Storia delle semifinali Slam dell'Italia: dal 1930 a... Sinner

Storia delle semifinali Slam dell'Italia: dal 1930 a... Sinner

Con la sua prima volta a Melbourne, l’altoatesino è diventato il decimo tennista azzurro fra i migliori quattro di un Major. Una striscia iniziata nel 1930: 15 volte è successo al Roland Garros, in totale sono sei negli ultimi sette anni

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Questa notte, poco prima che il sole sorga sulla nostra Penisola, il popolo del tennis italiano sarà collegato con l’altro emisfero della terra per seguire la 22esima semifinale Slam della storia azzurra. Il grande protagonista agli Australian Open avrà le sembianze di Jannik Sinner. Sarà un appuntamento imperdibile – e non potrebbe essere altrimenti – anche perché il 22enne azzurro si presenta al massimo della fiducia grazie al torneo perfetto disputato fin qui a Melbourne, senza cedere sul proprio cammino neanche un set in cinque partite. Un percorso senza macchie che lo ha portato a giocarsi, contro il numero 1 del mondo Novak Djokovic, per la prima volta in carriera l’accesso all’atto conclusivo dello Slam australiano. In assoluto sarà la seconda presenza di Sinner fra i migliori quattro giocatori di un torneo di questo livello, dopo che lo scorso luglio era stato proprio il serbo a negargli l’esordio tra i finalisti di un Major.

 

Prima di Sinner solo Berrettini, Cecchinato e un grande vuoto

 

Un’impresa centrata, invece, sempre sull’erba londinese due anni prima da Matteo Berrettini. Anche il romano però, come una maledizione arrivata da Belgrado chiamata Novak, fu costretto ad arrendersi al recordman di titoli Slam. Una delusione cocente per Berrettini, che la stagione successiva fu in grado di ripetersi proprio all’Australian Open diventando il primo italiano ad arrivare così in fondo nell’Happy Slam a completare il tris con la semifinale giocata allo US Open 2019. Prima di lui, ad accendere le speranze dei tifosi italiani era stato Marco Cecchinato che aveva compiuto un’autentica impresa arrivando ad un passo dalla finale al Roland Garros. In quell’occasione Djokovic fu costretto a farsi da parte nei quarti e il palermitano colmò un vuoto che aprì la strada ad un Rinascimento del tennis azzurro, che da allora è riuscito a portare ben sei giocatori in una semifinale Major negli ultimi sette anni. Cecchinato fu in quel caso in grado di regalare al pubblico italiano due settimane esaltanti come non si vedevano da esattamente 40 anni.

 

Parigi val bene una messa per l’Italia

 

Era infatti il 1978 quando Corrado Barazzutti si spinse fino al penultimo atto del torneo parigino, contribuendo così ad arricchire la tradizione positiva per l’Italia sulla terra francese. In totale sono infatti 15 le edizioni del Roland Garros in cui almeno un tennista azzurro ha staccato il biglietto per la semifinale, un bilancio che ha avuto il suo picco massimo con Adriano Panatta che nel 1976 divenne l’ultimo italiano a trionfare in un Major, almeno fin qui. Il romano era riuscito a raggiungere l’obiettivo sfiorato in precedenza, sempre a Parigi, nel 1973 e nel 1975. Tornando indietro al periodo prima dell’era Open (iniziata nel 1969), i giocatori azzurri erano stati protagonisti al penultimo atto del Roland Garros in ben 10 occasioni di cui cinque terminate con una vittoria. Uberto De Morpurgo nel 1930 fu il primo italiano di sempre ad entrare fra i primi quattro di uno Slam, Giorgio De Stefani nel 1932 il primo a a superare l’ostacolo, ma fu Nicola Pietrangeli solo nel 1959 e nel 1960 a tagliare il grande traguardo della gloria. Sinner, adesso due volte semifinalista Slam come Barazzutti, Merlo e De Stefani, a Melbourne ha intanto salito un altro gradino all’interno di questa prestigiosa élite del tennis azzurro. Se riuscirà a compiere il passo decisivo o meno sarà soltanto il campo a svelarcelo.

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