Torino-Napoli, i ricordi di Massimo Crippa tra granata e azzurro

Torino-Napoli, i ricordi di Massimo Crippa tra granata e azzurro

Il doppio ex della sfida: "Il Toro si era impuntato, fu Moggi poi a chiudere l'operazione. Arrivai insieme a Fusi e Alemao e costruimmo da zero un nuovo centrocampo"

Paolo Colantoni/Edipress

7 maggio

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Il Torino lo ha lanciato nel calcio che conta e gli ha permesso di esordire in Serie A: il Napoli è stata la squadra che lo ha consacrato, permettendogli di vincere uno scudetto, una Coppa Uefa e una Supercoppa Italiana. Massimo Crippa ha legato il suo nome al club granata e agli azzurri. Con il Torino ha sfiorato un trofeo nella sua prima stagione da professionista: dopo l’esordio al Pavia, nel 1987 si trasferisce in Piemonte, e sotto la guida di Gigi Radice si impone immediatamente. Il tecnico lo lancia tra i titolari schierandolo 29 volte (su trenta gare) dal primo minuto e in tutte le sfide di Coppa Italia. Il cammino del Torino si infrange in finale contro la Sampdoria. “È stata un’esperienza bellissima, ci è mancata solo la ciliegina sulla torta. La società viveva una fase di rinnovo. Erano partiti giocatori importanti come Junior, Dossena e il tecnico Radice puntò su molti giovani: alcuni si erano già affacciati in prima squadra come Fuser, Lentini, altri arrivarono dalle serie minori come me. Fu una bellissima stagione, peccato solo che perdemmo la finale di Coppa Italia con la Sampdoria e lo spareggio per andare in Coppa Uefa con la Juventus”. ?L’estate del 1988 passa al Napoli. Cinque anni all’ombra del Vesuvio, uno scudetto, una Coppa Uefa e una Supercoppa Italiana, portata a casa con una rete bellissima nella finalissima contro la Juventus. Sul 2-1 a favore del Napoli e pochi istanti prima dell’intervallo, Crippa si avventa su un assist di Maradona e, dopo aver superato Tacconi in uscita, insacca da posizione defilata. L’immagine della sua esultanza è ancora oggi una delle fotografie più belle nel cuore dei tifosi partenopei: Crippa corre verso la tribuna con gli occhi spiritati. Si concede prima un abbraccio virtuale con il San Paolo, poi quello reale con i suoi compagni. “Lo ricordo ancora oggi quel momento. Fu bellissimo, segnare nel nostro stadio, davanti a tutta quella gente, fu una grandissima emozione”. Dopo Napoli, poi passa al Parma (il tempo di portare in bacheca un’altra Coppa Uefa e una Supercoppa Europea), e chiude il cerchio tornando al Torino. Contribuisce a riportare i granata in Serie A, con la sua esperienza e la tenacia che ne hanno contraddistinto da sempre la carriera. Un moto perpetuo al servizio della squadra, dei tecnici e dei compagni, “Con Napoli e Torino nel cuore”.

?Come avvenne il passaggio al Napoli?

“All’inizio non fu semplice. Per me, dopo un solo anno in Serie A, essere cercato dal Napoli di Maradona che lottava sempre per lo scudetto, fu il massimo. La società si impuntò e sembrava non volesse cedermi. Poi arrivò Moggi e chiuse l’operazione”.

Che vuol dire per un giovane giocare con Maradona?

“Il massimo. Anche lì ho trovato una situazione di rinnovamento. Erano andati via Giordano, Garella, Bruscolotti, Ferrario. Tutti calciatori che avevano contribuito a vincere il primo scudetto e la Coppa Italia. Arrivai insieme a Fusi, Alemao e costruimmo da zero un nuovo centrocampo. Siamo ripartiti e in cinque anni abbiamo fatto il massimo. Si giocava sempre per vincere, e abbiamo portato a casa una Coppa Uefa, uno scudetto, una Supercoppa Italiana, ma soprattutto abbiamo trascinato tutta la tifoseria. Segnai un gol a Tacconi a cui mando un forte abbraccio e gli auguro una pronta guarigione”.

Che ricordi ha del San Paolo?

“Noi giocavamo sempre in casa. Sia che scendessimo in campo a Napoli, che quando andavamo in trasferta. C’erano sempre migliaia di tifosi che ci seguivano. Ricordo la finale di Coppa Uefa di ritorno a Stoccarda. C’erano più tifosi nostri che tedeschi: sbucavano napoletani dappertutto. Un ambiente fantastico”.

A proposito della finale di ritorno...?

”Fui ammonito nella gara d’andata e saltai il ritorno in Germania. Da una parte fu un grande dispiacere, dall’altra non cambiò nulla in termini di soddisfazione e gioia. Fu emozionante partecipare e vedere quello spettacolo. Un’intera tifoseria che ci seguiva e ci incoraggiava”.

Com’è stato giocare al fianco di Maradona??

“Una cosa che non dimenticherò mai per tutta la mia vita. Credo ancora oggi che nessuno sia al suo livello. Il migliore del mondo. Mi dispiace per chi non lo ha conosciuto e chi non lo ha visto anche negli allenamenti durante la settimana. Faceva delle cose impressionanti con la palla. Era un piacere passare tutta la settimana con lui”.

Un ricordo dell’anno dello scudetto??

“Facemmo un girone d’andata stupendo e tutti avevamo la sensazione che la squadra potesse arrivare fino alla fine”.

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