Bologna-Inter: i ricordi del doppio ex Gianluca Pagliuca

Bologna-Inter: i ricordi del doppio ex Gianluca Pagliuca

L'ex numero 1 della Nazionale ci ha concesso una lunga intervista in diretta sul nostro profilo Instagram: "Da Genova non me ne andai volentieri, ma in nerazzurro è stato come trovare una seconda famiglia"

Massimiliano Lucchetti/Edipress

27 aprile

  • Link copiato

Tramite il canale Instagram de “Il cuoio”, Gianluca Pagliuca ci ha concesso in diretta un’intervista esclusiva (puoi guardarla integralmente cliccando qui). Una chiacchierata che, partendo dal recupero della gara Bologna–Inter, ha toccato due tappe fondamentali della sua carriera. “Il gatto di Casalecchio” ha vestito 234 volte la casacca dell’Inter e 270 quella del Bologna. In entrambe le esperienze ha indossato la fascia di capitano. Prima dell’inizio della chiacchierata Gianluca ha voluto recapitare un augurio di pronta guarigione a Stefano Tacconi e a Sinisa Mihajlovic.

L’Inter con una vittoria sul Bologna potrebbe tornare in testa alla classifica. Credi che sia la favorita nello sprint finale?

“È un campionato avvincente e si deciderà tutto nelle battute finali, è ovvio che se l’Inter vincerà nel recupero, avrà il destino nelle sue mani”.

Un Bologna che, invece, proprio da quando Sinisa è nuovamente alle prese con la sua malattia, sembra rigenerato. In generale ti aspettavi di più dal loro campionato?

“Penso che il Bologna possa avere un finale di campionato in crescendo, questo lo potrebbe portare a terminare nella parte sinistra della classifica”.

Riuscirà il Bologna, nel giro di qualche anno, a riconquistare un posto in Europa, da dove manca da troppo tempo?

“Bologna è una piazza importante, con una società seria alle spalle, con qualche innesto di valore nei prossimi anni potrà lottare sempre dietro ai top club”.

Veniamo un po’a te adesso. È vero che sei approdato a Bologna grazie ad una segnalazione del grande Pietro Battara?

“Battara è stata la prima persona che ha creduto nelle mie capacità. Dopo Bologna, è stato fondamentale anche alla Sampdoria”.

Dopo i favolosi anni nella squadra blucerchiata, nel 1994 arrivi all’Inter… Il tuo primo pensiero quando mettesti piedi e mani ad Appiano?

“Da Genova non me ne andai volentieri, ma con la società del presidente Moratti è stato come trovare una seconda famiglia”.

All’Inter hai vinto solo una Coppa Uefa, quanti rimpianti hai per non aver raccolto più trofei in una squadra di grandissimi giocatori?

“I primi due anni non avevamo una squadra attrezzata per competere ai massimi livelli. Quando è arrivato Ronaldo “il Fenomeno” ci sono state circostanze che tutti conosciamo, che non ci hanno permesso di conquistare il Tricolore”.

Tornando a quella Coppa. Hai alzato quel trofeo da capitano. È stata l’emozione più grande che hai provato da calciatore?

“L’emozione più grande è stata sicuramente lo scudetto con la Sampdoria, ma alzare un trofeo da capitano, è comunque qualcosa che ti rimane per sempre”.

Con l’entrata in scena di mister Lippi, arriva Angelo Peruzzi e tu sei costretto a fare le valigie. Sei ancora al “top” in quel momento, ma decidi di tornare a casa, a Bologna. Scelta tua?

“C’erano molte squadre che mi volevano, soprattutto all’estero (Real Madrid, Deportivo de La Coruña, Aston Villa…), ma ho voluto fortemente tornare dove tutto era cominciato”.

Primo anno di Bologna e subito 559 minuti di imbattibilità. Hai voluto dimostrare che Pagliuca non era per niente bollito?

“Essere profeta in patria non è mai facile e quindi dovevo impegnarmi ancora di più rispetto agli anni precedenti e i risultati mi hanno dato ragione”.

Nella stagione 2003-04 hai raggiunto le 500 partite in A. Per quanto riguarda i numeri uno, in quel momento, dietro solo a Zoff e Albertosi, che sensazione hai provato?

“Una delle emozioni più forti della mia carriera, peccato essermi poi fermato a 592 (+4 spareggi di Serie A ndr.)e non aver toccato le 600….”.

In quella stagione, il tuo rendimento è salito nuovamente di livello, merito dell’arrivo di Carletto Mazzone?

“Carlo insieme a Vujadin Boskov e Gigi Simoni, è stato un maestro di vita, oltre che un allenatore. Li ringrazierò sempre per i loro insegnamenti e anche per i “cazziatoni” (scoppia in una grande risata ndr.)”.

Il 2004-05 fu un anno maledetto. Prima parte di stagione da zona Uefa, poi un improvviso calo, che vi portò a disputare lo spareggio per non retrocedere contro il Parma, ahimè perso. Tra l’altro tu ricevesti il Guerin d’oro (secondo nella carriera dopo quello della stagione 1996-97), che ricordi hai di quell’amarissima stagione?

“Ancora oggi non mi so dare una spiegazione. Abbiamo chiuso il campionato a 42 punti, mica pochi, eppure nel girone di ritorno, tutte le squadre che erano dietro di noi si sono messe a correre, ed è finita come non avrebbe dovuto”.

Dopo un anno di B, il primo e unico della tua carriera, lasciasti Bologna. Anche qui decisione tua, oppure della società?

“Io avrei chiuso la carriera a Bologna e infatti prima di accettare l’Ascoli ci ho pensato molto, ma la società aveva deciso di prendere Francesco Antonioli, evento che, non ti nego,  è stato duro da digerire”.

Gianluca sei stato, come sempre, gentilissimo, ma prima di lasciarti, non posso non chiederti una previsione sulla gara di mercoledì?

“Non faccio previsioni, però ti dico che vorrei che l’Inter vincesse lo scudetto e il Bologna chiudesse nella parte sinistra della classifica. Così non faccio torto a nessuno”.

 

 

 

 

 

Condividi

  • Link copiato

Commenti