Giuseppe Favalli e la Lazio, un amore lungo ben 12 stagioni

Giuseppe Favalli e la Lazio, un amore lungo ben 12 stagioni

A lungo recordman di presenze nella storia del club, ha vissuto tutta l’era Cragnotti da grande protagonista vincendo otto trofei

Redazione Edipress

8 gennaio

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Giuseppe Favalli ha scritto pagine memorabili di storia biancoceleste. Tutto nacque nell’estate 1992 quando, il ragazzo di Orzinuovi, a soli vent’anni e assieme ai suoi compagni della Cremonese Mauro Bonomi e Dario Marcolin, venne catapultato nella prestigiosa realtà della Lazio di Cragnotti, grazie a una poderosa operazione di mercato condotta dall’allora Ds Carlo Regalia. Quel trasferimento (il calciatore venne valutato 5 miliardi di lire), cambiò la carriera di Favalli. Capitano della squadra per tanti anni dopo l’addio di Alessandro Nesta, Favalli è il secondo giocatore con più presenze nella storia biancoceleste (superato solo di recente in testa alla graduatoria da Stefan Radu), 401 gettoni in dodici anni di grandi successi. E così, mentre i suoi “gemelli” Bonomi e Marcolin faticano a trovare un posto in squadra, lui entra subito tra i titolari, guadagnandosi la fiducia incondizionata di Dino Zoff. Il tecnico friulano, infatti, gli affida la fascia sinistra.

Già veterano con Zoff

Il ragazzo, sempre attento e diligente, lo ripaga con un atteggiamento in campo degno del miglior veterano. La prima stagione con l’aquila sul petto sarà, per Favalli, davvero speciale: 32 presenze e anche il suo primo gol in Serie A, quello del vantaggio nel 2-1 al Pescara. È il 25 aprile del 1993 e sembra nata una stella sulla fascia sinistra del firmamento laziale. Nella seconda stagione, complice anche qualche infortunio di troppo, collezionerà solo 23 presenze in campionato, evidenziando una certa fragilità che contribuì a fargli calzare a pennello quell’appellativo di “Swarovski” che lo accompagnerà per gran parte della sua pur prestigiosa carriera. All’avvicendarsi di allenatori quali Dino Zoff, Zden?k Zeman, Sven-Göran Eriksson e infine Roberto Mancini, Beppe Favalli ha sempre saputo ritagliarsi un posto da protagonista.

Lo scudetto e gli altri trionfi

E così, dopo le tante battaglie in biancoceleste, ecco finalmente il meritato riconoscimento. Nella stagione 1999-2000 arriva il tanto sospirato scudetto, che Favalli vive da protagonista, nonostante le sole 18 presenze che gli regala Eriksson, con il suo turnover tanto esasperato quanto vincente. Un successo che orbita Favalli nel panorama dei migliori terzini d’Europa. In campo è elegante e raffinato, abile sia nell’interdizione che nelle fughe in fase offensiva sulla fascia, retaggio, quest’ultimo, degli insegnamenti del maestro boemo Zeman, che ha completato Favalli come calciatore, facendolo diventare un terzino più offensivo e perfettamente a suo agio nel 4-3-3, tradizionale marchio di fabbrica del tecnico di Praga. Alla Lazio, saranno annate ricche di trionfi: Favalli conquisterà infatti uno scudetto, tre Coppe Italia (contro Inter, Milan e Juventus), due Supercoppe italiane (contro Juventus e Inter), una Coppa delle Coppe (ai danni del Maiorca) e una Supercoppa UEFA (battendo 1-0 il Manchester United). Celebre anche l’immagine che lo vide partecipare alla festa, nella finale di Coppa Italia contro l’Inter, con un look per lui inusuale, con i capelli biondo platino. La sua avventura romana finì nel 2004, quando, svincolato e a parametro zero, passerà all’Inter e poi al Milan, dove ritroverà il suo grande amico Nesta. Giocando, quindi, con un’altra maglia: ma sempre con la Lazio nel cuore.

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