I 70 anni di Mastropasqua tra Juve, Ternana, Atalanta e Lazio

I 70 anni di Mastropasqua tra Juve, Ternana, Atalanta e Lazio

Verso la fine dei Settanta e durante il corso degli Ottanta l'ex difensore cambiò il modo di fare il libero 

Alessio Abbruzzese/Edipress

13 luglio

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C’era una volta il libero. L’imperfetto in questo caso è d’obbligo visto che il calcio, nel corso della sua lunga storia tra evoluzioni e rivoluzioni, ha lasciato per strada regole, tradizioni e anche qualche ruolo. Il libero è uno di questi: difensore roccioso posizionato leggermente dietro i compagni di reparto, rappresentava l’estrema ratio, l’ultimo uomo a interporsi tra l’avversario e la porta. Di solito era un vero e proprio picchiatore, con tanta corsa e piedi non proprio delicati. Giorgio Mastropasqua in carriera ha sempre fatto il libero, ma l’ha fatto a modo suo, interpretando il ruolo in maniera completamente diversa da come si era sempre fatto fino ad allora e, probabilmente, contribuendo a farlo con il tempo sparire. Giocatore dotato di una buona tecnica, non si limitava a distruggere la manovra avversaria, era tranquillamente in grado di impostare l’azione da dietro, spostandosi qualche metro davanti alla difesa e diventando una sorta di centrocampista aggiunto.

Le giovanili con la Juve e l’esordio tra i grandi

Calcisticamente nasce nelle giovanili della Juventus, dove viene aggregato tra i grandi nel 1969. Come capita spesso, viene girato in prestito a “farsi le ossa” in Serie B, finendo prima a Perugia e poi a Terni. Qui nel 1972 contribuisce ad una storica promozione nella massima divisione, dove esordisce nella stagione successiva. L’impatto con il calcio dei “grandi” non è dei migliori, la Ternana retrocede, facendo finire sotto accusa un reparto difensivo forse non all’altezza. Mastropasqua viene richiamato a Torino, dove rimane però solamente una stagione in cui racimola a malapena 8 presenze.

La consacrazione con l’Atalanta e gli anni in giro per l’Italia

Nell’estate del 1974 finisce all’Atalanta come contropartita tecnica del trasferimento di Gaetano Scirea in bianconero. A Bergamo trova la sua dimensione: dopo le prime stagioni in serie cadetta riesce ad ottenere il ritorno in A nel 1977. Con la maglia della Dea, tra il 1974 e il 1979, conta più di 130 presenze e anche una decina di reti. Da qui in avanti non si tratterrà mai per più di due stagioni nella stessa città: giocherà con Bologna, Lazio, Catania, Piacenza e Pavia prima di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo e intraprendere la carriera di allenatore tra i dilettanti tra Bergamo e Rivoli, la cittadina che gli diede i natali il 13 luglio di 70 anni fa.

 

 

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