Corrado Ferlaino, il presidente che fece grande il Napoli compie 90 anni

Corrado Ferlaino, il presidente che fece grande il Napoli compie 90 anni

Amante di donne e motori, comprò Maradona e fu artefice dei grandi successi azzurri in Italia e in Europa

Redazione Edipress

17 maggio

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In 33 anni ha cambiato il Napoli. Corrado Ferlaino, entrato in società nel 1967, presidente dal 1969 al 2000 salvo brevi intervalli, ha portato in Italia Maradona, che ha coperto più volte nei momenti di buio personale, come confessò al Mattino nel 2003. Ha costruito i due scudetti e la Coppa Uefa, ha voluto Antonio Juliano come direttore generale e ingaggiato due grandi manager come Italo Allodi e Pier Paolo Marino. Il Napoli, diceva, è come una Formula 1: o la sai guidare o rischi di farti male. E Ferlaino, campione italiano di gran turismo nel 1963, quattro partecipazioni alla Mille Miglia alle spalle, parla per esperienza diretta. 

La vita prima del calcio e gli inizi 

Ingegnere, inizia a lavorare con l’impresa di papà Modesto poi si mette in proprio ma continua a progettare per lui. Costruisce 10-12mila appartamenti fra i Colli Aminei e il Rione Alto. Realizza dodici ville ad Anacapri e palazzi al Centro Direzionale, a Milano. Diventa presidente del Napoli il 18 gennaio del 1969, alla morte di Antonio Corcione, uno degli azionisti di maggioranza. Sale di corsa le scale di un palazzo nobile mentre i concorrenti aspettano l’ascensore, e convince la vedova a vendergli le quote del marito. Irrequieto, si fa squalificare da giovane quando giocava nel campionato Intersociale per un pugno all’arbitro, si sposa a vent’anni con una ragazza di sedici, ma si separa dopo una decina d’anni. Si considera l’ultimo Borbone, lo scomparso Guido Passalacqua gli dà del buffone dopo il mancato passaggio di Juliano al Milan. Imprenditore scaltro, promette che prima o poi riuscirà a portare lo scudetto a Napoli. E quasi ci riesce al terzo anno, ma l’arbitraggio contestatissimo di Gonella, che sarà l’arbitro della finale del Mondiale 1978, nello scontro diretto a San Siro contro l’Inter rimanda il sogno. 

Mister due miliardi e gli anni ‘80

Il primo grande colpo matura nel 1975, un anno triste per l’Italia, il peggiore del dopoguerra per il ministro del lavoro Carlo Donat-Cattin. Il PIL crolla quasi del 3%, le ore di cassa integrazione salgono del 133%, nessuno dei 44 contratti nazionali viene rinnovato. Il Napoli, però, spende due miliardi (1,4 in contanti più Clerici e la comproprietà di Rampanti valutati 600 milioni) per Beppe Savoldi. Della cifra si parla, con facile moralismo d’accatto, in mezza Europa. Savoldi però segna 14 gol e aiuta gli azzurri a vincere la seconda Coppa Italia della loro storia.

Con gli anni Ottanta si apre un nuovo ciclo. Ferlaino richiama Antonio Juliano, che aveva lasciato Napoli da calciatore per questioni tecniche e di ingaggio. Vorrebbe più autonomia nella scelta del tecnico, anche se Ferlaino lo scavalca (e non sarà la prima volta) perché già in parola con Rino Marchesi. È tutto di “Totonno”, però, il blitz a Vancouver che fa atterrare a Capodichino, accolto da migliaia di tifosi festanti, Ruud Krol. Con lui il Napoli assapora il tricolore, sfumato solo all’ultima giornata per l’autorete di Ferrario contro il Perugia già in B. 

Il colpo del secolo

Il colpo del secolo nasce come una boutade, nell’intervallo di un’amichevole Italia-Germania a Zurigo. Il presidente federale Sordillo gli chiede chi sarà il suo prossimo colpo, Ferlaino annuncia con quella che dovrebbe essere solo una battuta: prendo Maradona. Trentanove giorni dopo, il 30 giugno 1984, il dio del calcio scende davvero a Napoli. Il Pibe de Oro è in rotta con il Barcellona, che chiede 13 miliardi. Gli azzurri non li hanno ma il sindaco Enzo Scotti, notabile Dc, mette Ferlaino in contatto con Ferdinando Ventriglia, il presidente del Banco di Napoli. La trattativa è estenuante, ma i fondi si trovano. L’ultimo giorno utile prima della chiusura del mercato, Ferlaino prende l’aereo per Milano, consegna una busta vuota, poi parte per Barcellona, fa firmare Maradona, torna di notte in Lega e, con l’aiuto di una guardia giurata, sale negli uffici dove sostituisce le buste. Il segreto dura per poco, i giornali lo scoprono ma il calcio italiano chiude un occhio. È l’epoca migliore di sempre del Napoli. Ferlaino protegge Maradona dai controlli antidoping, si commuove quando gli azzurri alzano la Coppa Uefa 1988-89 al Neckarstadion di Stoccarda davanti a tanti emigrati napoletani, tesse buoni rapporti con il designatore Gussoni che manda un meridionalista come Concetto Lo Bello per Verona-Milan del 22 aprile 1990: i rossoneri perdono testa, partita e scudetto. È anche l’anno della monetina che colpisce Alemao, con effetti, lo confessa, ingigantiti. Lascia dopo 33 anni, all’alba del terzo millennio, con i conti in ordine. Ma il miracolo non si ripeterà.

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