Maniche, un grande equivoco

Maniche, un grande equivoco

Il portoghese è stato uno dei peggiori affari dell'Inter nel mercato di gennaio: per fortuna che arrivò solo in prestito

Redazione Edipress

21 gennaio

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Come un bicchiere di vinho verde, che passa e se ne va, il tempo di mezza stagione; così Maniche all'Inter è durato sei mesi, un fantasma in una squadra che forse non aveva bisogno di lui.

Tra i tanti colpi mancati del mercato di gennaio abbiamo preso il portoghese come simbolo di quegli affari che gasano all'inizio ma che poi lasciano solo l'amaro in bocca.

 

Maniche top con Mourinho

 

Che forte il centrocampo del Porto campione d'Europa del 2004 e già prima vincitore della Coppa Uefa: forte e completo, con un mix di quantità e qualità davvero ben congegnato. Certo, prima di quelle stagioni nessuno conosceva Maniche, oppure Costinha e Deco, se non gli appassionati e i tifosi dei Dragoni, naturalmente.

Invece arriva la Champions 2003-04, il Porto vola fino alla finale, la vince contro il Monaco e mette in mostra tra le altre cose una difesa d'acciaio con Ricardo Carvalho leader e pezzo pregiato del mercato, ma soprattutto un centrocampo che pare un Cubo di Rubik, tanto si incastra bene: il “mazzuolatore” Costinha, il geniale Deco e il frizzante Maniche, l'uomo-ovunque plasmato dall'allenatore di quella squadra, un certo José Mourinho.

Maniche è un incursore tostissimo capace di segnare anche gol importanti, come col Portogallo all'Europeo 2004 in semifinale contro l'Olanda, un destro a giro all'incrocio dei pali buono per arrivare alla finale poi persa malamente con la Grecia, in casa.

Anche lui diventa uomo-mercato come tanti altri di quel Porto, ma curiosamente è quello che avrà meno fortuna di tutti, anche se al Chelsea, quando ci va Mourinho, torna ad essere intoccabile.

 

 

A un certo punto della sua carriera, però, Maniche finisce in un vicolo cieco. È all'Atletico Madrid, titolare, ma in una polveriera. Vorrebbe cambiare aria, anche solo in prestito, ed è qui che arriva l'Inter, è il gennaio del 2008: Mancini lo chiede e lo ottiene per dare un'opzione in più al suo centrocampo.

I tifosi interisti si sfregano le mani, perché Maniche è un signor giocatore, con grande esperienza internazionale. Invece il portoghese non ingrana, non lega, è un corpo estraneo alla squadra. Almeno è arrivato gratis, ma la delusione è enorme. Otto spezzoni di partita e un gol, quello sì contro una big, la Juventus, in una delle poche sconfitte nerazzurre di quella stagione almeno in Serie A, 1-2 a San Siro. Magrissima consolazione, la conquista dello scudetto assolutamente da comprimario.

Curiosamente il portoghese se ne andrà poco prima dell'arrivo sulla panchina dell'Inter del suo mentore, José Mourinho, che l'aveva avuto sia al Porto che al Chelsea.

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