Calciomercato, dal Gallia all’Hilton: le sedi che hanno fatto la storia

Calciomercato, dal Gallia all’Hilton: le sedi che hanno fatto la storia

Dagli anni Cinquanta gli alberghi di Milano ospitano proprietari, dirigenti e procuratori. Oggi le trattative si svolgono anche a Roma nei pressi dell’aeroporto di Fiumicino  

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Chi prende l’Inter? Se lo chiedeva qualche anno fa, tra il sacro e il profano, Luciano Ligabue scrivendo Hai un momento, Dio? traccia del vendutissimo album Buon compleanno Elvis, che spianava definitivamente la strada del successo al cantautore di Correggio. La domanda che si poneva Ligabue è quella che, mutate le maglie, si fanno i tifosi di qualsiasi squadra nei mesi estivi, quando il calcio giocato spesso latita e per poterne parlare non rimane che ripiegarsi su qualche episodio della stagione appena conclusa o provare a immaginare come sarà quella ventura. Qui subentra il calciomercato con le sue promesse e le sue illusioni, le aspettative e le scommesse, le voci che si rincorrono scappate da un pertugio che trafigge i muri della riservatezza o messe in giro per sviare l’attenzione da trattative che hanno bisogno dell’ombra per andare a buon fine. Una rappresentazione sempre in scena che riempie di contenuti spesso effimeri i media tradizionali e quelli social, salvando dal blocco dello scrittore giornalisti un tempo costretti a inventare i pezzi dal nulla per spargere un po’ di inchiostro sulle pagine sportive dei quotidiani. ?

La prima sede del calciomercato

Diversamente dalle liturgie celebrate negli stadi, il mercato dei calciatori non è nato col gioco. Almeno fino alla prima metà del secolo scorso, i cambi di squadra dei giocatori avvenivano con incontri tra rappresentanti delle società nei luoghi più disparati: tribune, spogliatoi, ristoranti. Le cifre che ruotavano intorno ai giocatori erano importanti ma non si avvicinavano in alcun modo a quelle stratosferiche che caratterizzano i cambi di casacca odierni. Forse anche per questo non si sentiva il bisogno di trovare un luogo deputato ad accogliere gli operatori che gestivano le trattative. Il primo a sentire la necessità di avere un posto che, a mo’ di ufficio, desse adeguato contorno allo svolgimento delle negoziazioni finalizzate alla compravendita dei calciatori fu il nobile Raimondo Lanza Branciforte di Trabia, presidente del Palermo dal gennaio 1951 al giugno 1952, che dette inizio all’uso di ricevere in albergo proprietari di club e dirigenti per preparare e chiudere accordi. Ci voleva una figura eclettica ed esuberante come la sua per dare inizio a una consuetudine poi radicatasi negli anni. Combattente e medagliato sia nella guerra civile spagnola che nella Seconda guerra mondiale, amante del calcio, dell’automobilismo (corse alla Targa Florio) e della pallanuoto, Lanza di Trabia amava ospitare in una suite dell’hotel Gallia a Milano i suoi interlocutori, facendo spesso sfoggio di stratagemmi negoziali di rara astuzia per portare a compimento le sue operazioni. Si narra, ad esempio, che molte trattative le conduceva mentre faceva il bagno, senza curarsi di emergere nudo dalla vasca non appena terminate le abluzioni: un modo efficace per mettere in imbarazzo gli astanti e spingerli a concludere i contratti. Il Gallia diventò così la prima sede storica del calciomercato italiano, albergo di lusso nel quale, nel corso degli anni, trovarono modo di esprimere il loro genio negoziale dirigenti del calibro di Gipo Viani, Paolo Mazza e Italo Allodi. In assenza di amichevoli e tornei internazionali ideati dal marketing del nuovo calcio, l’hotel Gallia suggeriva a giornalisti assetati di notizie quelle poche informazioni sulle quali costruire i pezzi per i giornali. ?

Calciomercato, via dal Gallia

Andò così fino al 1969 quando qualcuno, nel celebre albergo milanese, non riuscì più a sopportare la confusione che regnava in hotel durante le settimane di contrattazione estiva. Già, perché oltre all’andirivieni sempre più frenetico e meno principesco nei modi degli addetti ai lavori, davanti alla sede di quella che era ormai diventata una fiera dei sogni si accalcavano i tifosi in attesa di qualche notizia che potesse cambiare le sorti della loro squadra nella stagione successiva: troppo per una location che non limitava la sua clientela a presidenti di squadre di calcio e direttori sportivi. Così, il 28 aprile del 1969, la direzione del Gallia inviò una comunicazione ai presidenti: “Nell’approssimarsi del periodo in cui qui a Milano si svolgono quegli annuali incontri che corrono sotto la denominazione di mercato del calcio, ed allo scopo di evitare gli incresciosi e poco edificanti affollamenti di estranei e curiosi, purtroppo creatosi in passato nelle sale del nostro albergo, questa direzione è venuta nella determinazione di non consentire in tale periodo l’accesso ai locali dell’albergo alle persone che non vi soggiornano”. Parole accompagnate dai fatti: l’aria condizionata venne spenta e i lussuosi tappeti rimossi. Era necessario trovare un’altra sede. ?Fu l’Hilton, sempre a Milano, a proporsi come erede del Gallia, dando un impulso nuovo alla struttura approntando una sala stampa, linee telefoniche e telex: il calciomercato si avviava ad essere sempre più cool.

Le altre sedi del calciomercato italiano

Gli anni Settanta assistettero al lievitare esponenziale delle cifre che caratterizzavano i trasferimenti: da quello clamoroso del 1975 di Giuseppe Savoldi dal Bologna al Napoli per un importo complessivo di due miliardi di lire allo scioglimento della comproprietà di Paolo Rossi tra Juventus e Lanerossi Vicenza (Pablito venne valutato dal presidente Farina più di cinque miliardi), il valzer dei bonifici diventò sempre più vorticoso e anche le sedi dove si definivano gli accordi sembrarono volerne seguire il ritmo. Dall’Hotel Leonardo da Vinci a Milanofiori, dall’Ata Executive fino ad arrivare allo Starhotels Business Palace, negli anni le squadre si sono costruite negli alberghi tra i più glamour della capitale economica del Paese. Oggi i riferimenti si sono ulteriormente allargati: oltre a ritornare al Gallia, le trattative di quest’estate troveranno sede anche presso lo Sheraton milanese mentre l’Hilton Rome Airport, situato nei pressi dell’aeroporto internazionale di Fiumicino, allargherà alla Città Eterna il perimetro di azione di avvocati, dirigenti e procuratori, abili maghi nell’arricchire se stessi e i propri assistiti alimentando i sogni di milioni di tifosi.

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