Calciomercato Story

Calciomercato story anni '90: la Serie A delle Sette Sorelle

Dai miliardi spesi dalla Juve per Baggio fino a quelli sborsati dall'Inter per Vieri, passando per le intuizioni dei grandi dirigenti finanziati dai presidenti paperoni: quando lo scudetto era un affare per molti

Se gli anni Ottanta, come abbiamo raccontato nella puntata precedente, furono il regno di Bengodi per quanto riguarda il calciomercato in Italia, il decennio che va dal Novanta al Duemila segna l'inizio di una fase di passaggio: i soldi sono ancora tanti, le squadre italiane più importanti li spendono per assicurarsi le prestazioni di grandi fuoriclasse ma…c'è un ma: la nostra Serie A comincia ad avvertire la concorrenza di altri campionati, segnatamente la Premier League e la Liga spagnola, con una Bundesliga che segna una crescita meno rapida ma inesorabile, anche per l'oculata gestione e la corretta ripartizione dei proventi dei diritti televisivi. Ecco perché oltre a continuare ad arrivare, i fuoriclasse cominciavano anche a partire, a un certo punto, o quantomeno a far percepire l'ipotesi. Questa è la premessa di ciò che, sistematicamente, accadrà nel decennio successivo.

Le "Sette Sorelle"

Quali erano, negli anni Novanta, le cosiddette "Sette Sorelle" del calcio italiano? L'espressione farebbe pensare a un vero e proprio sodalizio, in realtà si trattava più che altro di un club d'élite caratterizzato da convergenza di vedute e di interessi, oltre che da elevate possibilità economiche, composto da Juventus, Milan, Inter, Roma, Lazio, Parma e Fiorentina. Il bello è che non mancavano, all'interno, inimicizie tra dirigenti e polemiche per come si risolvevano i campionati.

I grandi dirigenti

Se, come abbiamo premesso, vi parliamo di tanti fuoriclasse, dobbiamo specificare che non tutti avevano gli scarpini ai piedi: se sono arrivati grandi calciatori e, cosa ancora più importante, se sono state costruite squadre protagoniste di cicli vincenti, è stato merito in primis di dirigenti geniali e straordinariamente competenti, che vi raccontiamo fin dall'inizio delle loro carriere: dirigenti come Adriano Galliani e Ariedo Braida per il Milan che dominava in Europa; Pietro Borea, capace di mettere insieme la Sampdoria più bella di sempre: soltanto due esempi tra i tanti che troverete nelle nostre pagine.
Ovviamente, parlando di dirigenti, c'è una "storia nella storia", per così dire, che vi raccontiamo sin dalla sua genesi…ferroviaria, ossia quella di Luciano Moggi: per alcuni un genio in grado di spuntarla in ogni trattativa; per altri un personaggio sulfureo, quasi luciferino, in grado di manipolare ogni componente del calcio italiano, dagli arbitri ai giornalisti, passando per una serie di dirigenti avversari ma "addomesticati" ad arte.

Campioni e bidoni

Campioni a volte fa rima con bidoni, e noi vi raccontiamo sia i grandi fuoriclasse che si sono confermati tali anche in Italia, come Ronaldo il Fenomeno, Zinedine Zidane o George Weah, sia quelli annunciati come tali ma smarritisi nelle nebbie della loro totale mancanza di adattabilità al nostro calcio; un esempio su tutti: l'interista Pancev.
Un'altra rima con la parola campioni: istrioni, termine che sembra coniato apposta per un personaggio, oltre che grande calciatore, come Paul "Gazza" Gascoigne, delizia per i tifosi della Lazio, croce più che altro per se stesso, come dimostrano i rovesci della sua esistenza; certamente però un segno indelebile, il suo, lasciato nel campionato italiano e in una tifoseria che non ha mai smesso di idolatrarlo.

Grandi giocate, prestazioni epiche o epocali, in qualche caso; tifoserie innamorate che si sono sentite a un certo punto tradite e città intere che si sono mobilitate per mettersi di traverso al compimento di una trattativa: la sintesi di questi discorso è nel nome di Roberto Baggio, soprattutto per il controverso, discusso ed eclatante passaggio dalla Fiorentina alla Juventus, nell'estate del 1990. Vi raccontiamo amori traditi e umori fischi, lacrime e lacrimogeni, maglie amate e maglie indossate per contratto. Vi raccontiamo, ancora una volta, quel grande romanzo che è stata la Serie A nei suoi anni d'oro, attraverso la lente d'ingrandimento, a volte specchio deformante, delle vicende del calciomercato, in un'epoca in cui ogni tifoso d'Italia, si sentiva legittimato a poter sognare, ogni mattina in cui apriva il giornale.