José Froilan Gonzalez, il primo pilota a vincere con la Ferrari

José Froilan Gonzalez, il primo pilota a vincere con la Ferrari

Nato il 5 ottobre del 1922 ad Arrecifes, in Argentina, "El Toro della Pampa" portò per la prima volta il Cavallino a nitrire solitario al traguardo il 14 luglio del 1951 a Silverstone

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I piloti di Formula Uno degli anni cinquanta erano come ostetrici che avevano sotto il sedere le vibrazioni dei primi vagiti che esalavano benzina e scuotevano l’asfalto, cullati da sospensioni esili da equilibristi e pneumatici stretti quasi come quelli delle moto. Siluri senza appendici aerodinamiche, come pesci senza pinne che invece di essere circondati dall’acqua rischiavano a ogni carambola di essere soffocati dalle fiamme.
I piloti di Formula Uno degli anni cinquanta avevano in testa una specie di scodella fermata da una cinghia sotto il mento e occhialoni con l’elastico, simili a quelli degli aviatori. Un abitacolo che scopriva i fianchi, un volante grande più o meno come una ruota di bicicletta, da trattare con guanti traforati in pelle. La tuta? Una maglia pesante a collo alto, contro il muro d’aria raffreddata da lancette che già ruotavano ben oltre i duecento orari.

I piloti di Formula Uno a quel tempo avevano una sola certezza, tra l’instabilità di un’ammortizzazione da equilibristi e l’urto dei pistoni che dai timpani si trasferiva alla memoria: se fossero diventati anziani, sarebbero stati dei sopravvissuti. Null’altro che quello; ogni vocabolo differente non renderebbe del tutto l’idea del margine di possibilità che aveva uno sgambetto del destino tra lo stacco della frizione al via e la bandiera a scacchi. E più che piloti, bisognava chiamarli corridori.

Una passione di famiglia

Sopravvissuto è stato José Froilán González, che il 5 ottobre di cento anni fa vedeva la luce ad Arrecifes, in Argentina, dove suo padre faceva un mestiere che sembrava venire dal futuro: concessionario d’automobili, ovviamente d’importazione, Chevrolet il marchio commercializzato. Un ragazzo dal fisico che è corpulento oltre la soglia della robustezza, un testone che gli cuce addosso il più inevitabile dei soprannomi, quando in Sud America si ha il cranio voluminoso: “El Cabezón”. Grassottello ma sportivo, sin da ragazzino, bravo tanto sul campo palla al piede quanto sui pedali in salita. Studente in un seminario dalle parti di Santa Fe, i religiosi non si preoccupavano di affidare il camioncino per le consegne al ragazzino, anche perché le effettuava sempre più rapidamente. Aveva cominciato così, sia in un senso che nell’altro: dopo il diploma, con i soldi di famiglia mette su una piccola compagnia di trasporti e con i proventi dell’attività si autofinanzia la passione per le corse, motociclette comprese, ma il meglio di sé lo tira fuori da una Ford V8, in giro per le carreteras del paese.

L'arrivo in Maserati e l'impresa con la Ferrari

Il nastro del destino si velocizza grazie al Vecchio Continente e al governo di Perón, che crede nello sviluppo del mercato automobilistico in Argentina attraverso le corse e mette a disposizione fondi per i corridori del paese affinché gareggino anche in Europa. Le vetture sono delle Maserati, uno dei due conduttori di punta è proprio González. L’altro, si chiama Juan Manuel Fangio. Nel 1950, anno primo della massima formula a ruote scoperte, con la Maserati mette in mostra quello che sarà il marchio di fabbrica del suo stile: l’irruenza, che lo porta a convivere con il limite, più incline a oltrepassarlo che a rispettarlo, come dimostra un testacoda spettacolare alla Curva del Tabaccaio, al Gran Premio di Monaco del 1950. Tra i tanti che cominciano ad apprezzare le sue gesta, c’è un signore che le segue con attenzione, al punto da inviargli un telegramma di congratulazioni: si chiama Enzo Ferrari. Quando alla Mille Miglia del 1951 un grave incidente interrompe la parabola automobilistica di Dorino Serafini, che resta vivo per miracolo, al Cavallino hanno già pronto il nome del sostituto ideale. González debutta al Gran Premio di Francia, inanellando giri spettacolari prima di essere costretto a cedere il volante al caposquadra Alberto Ascari. La corsa successiva è il Gran Premio d’Inghilterra a Silverstone. Braccia larghe e gomiti a spigoli con le mani che quasi spezzano il volante, il 14 luglio del 1951 l’argentino porta la Ferrari per la prima volta sotto la bandiera a scacchi senza gli scarichi di nessun altro concorrente davanti. Forse non si rende conto di aver già scritto la storia, oltre alla cronaca sportiva; il trattamento che gli riserva il Drake a Maranello, con tanto di orologio d’oro con il simbolo del Cavallino, lo aiuta a comprendere. Per la stampa argentina sarà subito “El Toro della Pampa”, tanto per l’aggressività esibita in pista quanto per il fisico tarchiato.



Facendo la spola tra Ferrari e Maserati, González correrà fino al 1960, chiudendo con il Gran Premio di Buenos Aires. Nel frattempo, vince un’altra volta a Silverstone nel 1954.

“El Toro della Pampa” resta uno dei cosiddetti “re senza corona”, ossia quei piloti talentuosi che non hanno mai vinto il Campionato del Mondo. Quella gara di Silverstone del 1951, però, è scolpita nella storia delle corse come e più di un alloro iridato. E quando ha salutato la vita a novant’anni di età, da sopravvissuto a una Formula Uno pionieristica e spietata, nel 2013, Froilán González è stato ricordato da tutto il mondo dell’automobilismo come il primo uomo ad aver fatto nitrire il Cavallino sotto il traguardo.

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