Carlos Monzón, il pugile indio che non riuscì a sfuggire ai suoi demoni

Carlos Monzón, il pugile indio che non riuscì a sfuggire ai suoi demoni

Nato e cresciuto in estrema povertà a Santa Fe, era soprannominato "Escopeta", il fucile, per la potenza dei suoi colpi 

Redazione Edipress

7 agosto

  • Link copiato

La retorica è sempre in agguato, quando si tratta di boxe e di vita. Perché quello - sport al quale tutti gli altri vorrebbero assomigliare - per dirla con George Foreman, non riesce mai a farsi raccontare senza che si chiami in causa un retroterra di violenza, miseria, vita difficile e altri cliché che hanno alimentato, non a caso, il cinema o la letteratura. Il problema è che dietro la retorica si cela quasi sempre la verità, come una corda improvvisamente floscia nella quale il pugile inciampa quando i suoi saltelli non sono più illuminati dalla luce dei riflettori. 

L’infanzia e la povertà

Perché spesso nella boxe quando arriva la gloria, seguita dalla ricchezza, tutt

Abbonati per continuare a leggere

Questo è un contenuto riservato agli abbonati. Hai letto tutti gli articoli gratis del mese, non smettere di leggere e attiva l’offerta, tanti contenuti con un unico abbonamento.

Abbonati a € 0,99 € 2,99 al mese

Abbonati ora

Commenti