F1, GP Australia: quando Berger e Alboreto portarono la Ferrari al trionfo

F1, GP Australia: quando Berger e Alboreto portarono la Ferrari al trionfo

Ad Adelaide, il 15 novembre 1987, l’austriaco ottenne la sua vittoria più bella nel Circus: subito dietro di lui, il pilota milanese

Paolo Marcacci/Edipress

9 aprile

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Il 15 novembre 1987 Gerhard Berger vince ad Adelaide il Gran Premio d’Australia, ultima gara della stagione. La Formula 1 approda nel quinto continente con i titoli iridati già assegnati, ma il pubblico si gode la performance della Ferrari F1/87 dell’austriaco, famelico nel rifilare sette decimi in qualifica al secondo, Alain Prost su McLaren, e più di un secondo al compagno di squadra Michele Alboreto. Alla partenza il neocampione del mondo Nelson Piquet beffa Berger, ma il ferrarista è molto rapido nel riappropriarsi del comando già alla terza tornata. L’austriaco da quel momento resta in testa fino alla fine e, come sovrappiù di una giornata tecnicamente perfetta, porta a Maranello anche il giro più veloce della corsa. Il doppio successo nelle ultime due corse della stagione sembra rendere lecita la speranza di avere finalmente una Ferrari in lotta per il titolo l’anno successivo.

Gerhard Berger: uno spettacolo per la Ferrari

Nel corso della sua lunga carriera in Formula 1, Gerhard Berger non ha mai vinto un titolo iridato, ma resta uno dei piloti più veloci e spettacolari degli anni ’80 e ’90 nel Circus. L’austriaco ha corso e vinto GP per Benetton, McLaren e Ferrari, tra gli altri, correndo per la scuderia di Maranello in due periodi distinti. Nel corso della sua avventura a Woking, con la scuderia inglese, invece, il pilota di Wörgl instaura una solida amicizia con colui che diviene in quelle stagioni il suo compagno ai box: Ayrton Senna. Al fuoriclasse brasiliano è legata anche, per Berger, la memoria della sua vittoria più bella in Formula Uno, almeno secondo il diretto interessato, ossia proprio quella ottenuta nel GP d’Australia del 1987. Diciamo che Senna in quel caso è indirettamente protagonista.

La profezia di John Barnard

Facendo un passo indietro, era stato buon profeta John Barnard: “Vinceremo almeno due gare prima della fine della stagione", aveva detto nel corso del 1987. Nell'ultima gara del Mondiale, ad Adelaide, Gerhard Berger consegue per l’appunto il secondo alloro consecutivo; porta la Ferrari per la prima volta davanti a tutti in Australia e consente al guru britannico di azzeccare un pronostico che in pochi avrebbero condiviso. Barnard - che era stato l’ideatore della McLaren MP4/2, base della MP4/4 che poi dominerà tutta la stagione 1988, primo anno della rivalità Senna-Prost e delle 15 vittorie su 16 interrotte solamente proprio da Berger con la storica doppietta di Monza alla prima gara dopo la morte di Enzo Ferrari - una volta approdato al Cavallino aveva ottenuto una libertà fino a quel momento mai consentita in Ferrari, ossia quella di continuare a lavorare in Inghilterra. Da lì chiede ai meccanici un approccio più professionale, ma i tecnici inizialmente si mostrano refrattari alle richieste di questo inglese che percepisce un ingaggio da star e che ottiene anche di non essere sottoposto ad alcun controllo interno. In ogni caso, per dirla con le parole dell'allora DS Marco Piccinini, “meglio vincere parlando inglese che perdere parlando modenese”. La F1/87 che Barnard disegna è una monoposto con motore a sei cilindri a V con angolo di 90° tra le bancate, una macchina potente ma nel complesso non del tutto affidabile, che racimola 53 punti e una sequela di ritiri.

GP Australia 1987: la gara

Berger, che due settimane prima ha trionfato per la prima volta in rosso, a Suzuka, parte per la terza occasione stagionale in pole position, nonostante sia vittima di un attacco influenzale. Al verde del semaforo, Nelson Piquet, all'ultima gara con la Williams prima di passare alla Lotus, risponde con un’accelerazione poderosa che gli consente di infilare Berger alla prima chicane. L'austriaco si insinua però, letteralmente, alla terza curva e inizia un'avvincente battaglia che coinvolge anche la McLaren di Prost, l'altra Ferrari di Michele Alboreto e la Lotus di Senna, che riesce a sua volta a sfilare davanti al Professore e all’ultimo in ordine cronologico fra i piloti più amati dal Drake, bloccati nel doppiaggio, più duro del previsto, di Philippe Alliot sulla Larrousse. Nel finale, prima Piquet, poi Prost devono abbandonare la contesa; Berger mantiene il vantaggio nonostante le scintille sempre più visibili dal fondo della monoposto e firma il successo numero 93 nella storia della scuderia di Maranello. Senna chiude secondo, ma verrà squalificato perché ha montato dischi dei freni dal diametro più ampio del consentito. Alboreto viene così promosso al secondo posto e la Ferrari festeggia la prima doppietta dal GP del Canada del 1985 (Alboreto-Johansson), in quello che era stato l'anno del Mondiale perso per le turbine cambiate a cinque gare dalla fine, perché Enzo Ferrari si era convinto che i tedeschi della KKK avrebbero favorito i rivali motorizzati Porsche ed era passato alle americane Garrett. Alboreto è l'unico degli altri piloti al traguardo a essere rimasto a pieni giri. Terzo arriva Thierry Boutsen su Benetton, quarto Jonathan Palmer sulla Tyrrell, la prima delle vetture senza motore turbo, quinto Yannick Dalmas su Larrousse, sesto Roberto Moreno, che in Australia aveva vinto tre volte (1981, 1983 e 1984) all'epoca della Formula Pacific, a punti al suo debutto in Formula 1 con la AGS. “Il tramonto di questo campionato” conclude Piccinini, “si è tinto un po' di rosso e questo ci fa piacere. Ora ci immergeremo nel nostro mare di Maranello per una lunga apnea dalla quale usciremo per provare le nostre novità del 1988”. Il 1988 ha poi detto, purtroppo, che la stagione seguente si è rivelata molto avara di soddisfazioni per la Ferrari e i ferraristi. Ma questa è un'altra storia.

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