Basket, Coppa Campioni 1981-82: lo storico trionfo della Squibb Cantù

Basket, Coppa Campioni 1981-82: lo storico trionfo della Squibb Cantù

Il 25 marzo 1982, i brianzoli battono il Maccabi Tel Aviv e si aggiudicano il trofeo europeo più importante: una grande impresa che parte da lontano

Fabrizio Fabbri/Edipress

25 marzo

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Che ci fanno quei ragazzi di un tempo che fu al centro del Pianella, l’ormai vetusta arena di Cantù, nell’intervallo della sfida del campionato di basket di A2, giocata mercoledì scorso, tra la locale Acqua San Bernardo e l’Assigeco Piacenza? Sono riuniti attorno a una grande coppa al centro del parquet e la gente del posto si alza in piedi per applaudirli a quaranta anni di distanza da un’epica impresa di sport. Hanno gli occhi lucidi in tribuna, hanno gli occhi lucidi i ragazzoni dai capelli imbiancati quando va bene, se no c’è una pelata a incorniciare il viso, e abbracciano uno che alla loro altezza non è mai potuto arrivare. È coach Valerio Bianchini, il Vate per tutto il mondo dalla pallacanestro, colui che era alla chiglia di comando della nave canturina la sera del 25 marzo 1982 a Colonia quando la Squibb, questo era lo sponsor, portò sul tetto d’Europa il piccolo centro brianzolo. 86-80 sulla corazzata Maccabi Tel Aviv per far salire la Coppa dei Campioni sull’aereo che avrebbe riportato la squadra del presidente Allievi in Italia.

L'impresa della Squibb Cantù nella Coppa Campioni 1981-82 

Tremila cuori palpitanti erano partiti da Cantù per fronteggiare il muro di tifosi di una squadra, il Maccabi, che non difendeva solo i colori cittadini ma quelli, come racconta la storia, dell’intero stato d’Israele. Insomma non un club ma una sorta di Nazionale. Serviva un’impresa e impresa fu. Costruita su regole di un basket ormai lasciato ai libri di storia, quello che Aldo Giordani, indimenticabile voce che raccontava sulla Rai la palla a spicchi, faceva entrare nelle case di moltitudini di italiani. Due soli stranieri per squadra e per il resto tutti indigeni. Ma la Squibb Cantù fece di più mostrando il suo volto autarchico. Perché portò sul parquet teutonico la bellezza di sette giocatori cresciuti nel proprio vivaio, quello che Lello Morbelli (romano di Montesacro trapiantato in Lombardia che con il succitato Giordani nei tempi della giovinezza aveva diviso partite epiche della pallacanestro delle origini vestendo la casacca della Ex Gil di Viale Adriatico) coltivava come la più preziosa delle orchidee mostrandosi dirigente geniale e già proiettato nel futuro. Eccoli allora i magnifici 7: Marzorati, Riva, Innocentin, Cattini, Bargna, Bosa, Cappelletti a cui si aggiungeva l’anziano Bariviera, che era al suo quarto anno alla Squibb. Con i due americani Bruce Flowers e C. J. Kupec componevano un cocktail perfetto che mescolato alla perfezione regalò la Coppa dei Campioni.

Cantù-Maccabi Tel Aviv 1982 

Gara sempre in equilibrio, 44-39 al 20’ e poi il trionfo finale per 86-80. I due stranieri migliori marcatori, Kupec 23 e Flowers 21, ma a ruota il grande contributo della pattuglia italiana. Marzorati, playmaker prestato al basket dall’ingegneria, ne scrisse a referto 18 e poi ecco i 16 dell’astro nascente, Antonello Riva, svezzato da Bianchini e pronto a recitare quel ruolo da Nembo Kid che poi la storia cestistica gli ha riservato. L’anno dopo i brianzoli avrebbero alzato ancora una volta la Coppa dei Campioni, battendo a Grenoble in uno storico derby lombardo la Milano di Dan Peterson. A guidarla in panchina non ci sarebbe più stato Bianchini, che aveva accettato l’allettante proposta della Virtus Roma, sostituito da Giancarlo Primo. Ma la storia era già stata scritta. Sul legno di Colonia, la sera del 25 marzo 1982, quando sul tetto d’Europa era volata la Squibb Cantù.

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