Freddie Spencer, quel campione misterioso che si ritirò troppo presto

Freddie Spencer, quel campione misterioso che si ritirò troppo presto

Nato il 20 dicembre 1961, il pilota americano è stato un innovatore dello stile di guida motociclistico. Un'autentica leggenda del motorsport

Alessio Abbruzzese/Edipress

20 dicembre

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Nel corso della storia si incontrano di tanto in tanto personaggi rivoluzionari, la cui vita o carriera rappresenta una ben demarcata linea netta che determina categoricamente un prima e un dopo. Freddie Spencer, nato Frederick Burdette Spencer il 20 dicembre del 1961 nel profondo sud degli States, in Louisiana per l'esattezza, è stato il pilota che più di tutti ha trasformato il motociclismo in ciò che è oggi.

Il ragazzo prodigio di Shavenport

Freddie Spencer verrà ricordato per sempre come l'uomo che ha rivoluzionato lo stile di guida motociclistico della classe regina: prima in curva si utilizzavano traiettorie rotonde, lui ha letteralmente introdotto le linee attuali, con cui si fa meno strada possibile, si inclina fino all'inverosimile la moto con il gas aperto. Soprannominato dalla stampa Fast Freddie, ha avuto una carriera costellata di vittorie ma insolitamente breve, probabilmente anche per via del suo carattere particolare. Spencer si fa notare giovanissimo verso la fine degli anni '70 dominando nelle serie inferiori, prima di passare tra i grandi e dimostrare anche lì il suo talento cristallino.

Spencer al Motomondiale

Nel 1983 Fast Freddie si aggiudica il suo primo titolo mondiale. Tutta la stagione è all'insegna di un serratissimo duello con il veterano Kenny Roberts, arrivato all'ultimo anno di attività che alla fine vedrà Spencer vincitore per soli due punti (144 a 142). La stagione successiva, fatta di alti e bassi che lo portarono a vincere ben cinque Gran Premi ma a cadere dalla moto in altri cinque, lo vede finire solamente quarto. Nel 1985 Fast Freddie, nel frattempo diventato una vera e propria leggenda all'interno del paddock, prende una decisione folle, mai sentita prima. Giovane talentuosissimo che stimava fino all'inverosimile le sue doti (diceva di possedere una super vista che gli permetteva di vedere distintamente i volti dei passeggeri di un treno in corsa), sceglie di correre contemporaneamente in 250 e in 500. Mai nessuno prima di lui aveva tentato un'impresa simile, lui non solo ci riesce, ma vince entrambi i Mondiali, surclassando gli avversari.
Da lì inizia però purtroppo la sua parabola discendente. In molti si sono chiesti il motivo per cui un talento così puro si sia spento così in fretta, trovando risposte discordanti. Molto probabilmente soffriva della sindrome del tunnel carpale, malattia ancora sconosciuta che oggi si cura con un normale intervento e che ha funestato l'ultima parte della sua carriera. Altri hanno parlato di limiti caratteriali, altri ancora di una cocente delusione d'amore. Nessuno lo saprà mai con certezza, di sicuro sappiamo solo che si ritira dal Motomondiale nel 1988, ad appena 27 anni. Ritornerà saltuariamente nel 1989 e nel 1993, quando è ormai solamente la copia sbiadita del Fast Freddie che imperversava in pista con le sue traiettorie in curva, dominando in sella alla sua moto.

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