Hamilton e Verstappen come Regazzoni e Fittipaldi nel 1974

Hamilton e Verstappen come Regazzoni e Fittipaldi nel 1974

Il pilota svizzero e quello brasiliano si presentarono appaiati in classifica alla vigilia dell’ultimo Gran Premio. Ecco come andò a finire

Paolo Marcacci/Edipress

11 dicembre

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Così lontano, così vicino: prendiamo in prestito un titolo cinematografico dell’immenso Wim Wenders per tentare di comprendere come ci si debba sentire quando si è primi in graduatoria a un solo gran premio dalla fine, ma con un rivale, acerrimo, appaiato a livello di punteggio. E di chance. Di avversione. Di rancore, per giunta. Quello che può giocare brutti scherzi a livello di compromissione della lucidità, tanto per Max Verstappen quanto per Lewis Hamilton. E ci resta il dubbio che ognuno dei due gioirebbe più per la sconfitta del rivale che per la propria vittoria. Elucubrazioni? Non solo; se non altro perché lo ha detto qualche giorno fa Emerson Fittipaldi, che la tensione può giocare brutti scherzi quando all’ultimo atto ci si presenta con le medesime credenziali del nemico, perché dopo quello che abbiamo visto non sono più soltanto avversari, Max e Lewis. Fittipaldi, non uno qualsiasi; non tanto per i suoi due titoli mondiali conquistati in un’epoca in cui la Formula Uno era abitata dagli dei del volante, quanto perché il secondo, quello del 1974, anche lui se lo era giocato all’ultima gara, presentandosi a quell’epilogo con gli stessi 52 punti del ferrarista Clay Regazzoni, quello svizzero guascone e inimitabile, del quale Enzo Ferrari aveva detto che fosse “Viveur, danseur, calciatore, tennista e, a tempo perso, pilota.”

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A Yas Marina domenica si presenteranno con 369,50 punti a testa, o a casco, Hamilton e Verstappen, perché nel frattempo è cambiato tutto, il numero delle gare come i sistemi di punteggio, ma non quel margine così sottile tra la riuscita e la disfatta, tra l’iride del titolo e l’anonimato del secondo posto, che ha la lucentezza dell’ottone. Quel giorno, il 6 ottobre del 1974, al titolo poteva ambire anche un terzo incomodo, con i suoi 45 punti: Jody Scheckter, il sudafricano della Tyrrell. Le qualifiche ufficiali vedono i tre aspiranti campioni del mondo partire attardati: Scheckter (Tyrrell 007 Cosworth DFV, Elf Team Tyrrell) segna il  6° tempo, Fittipaldi (McLaren M23-Cosworth DFV, Marlboro Team Texaco) l’8°, Regazzoni (Ferrari 312B3-74, Scuderia Ferrari SpA SEFAC) il 9°. Il tracciato del Gran Premio degli USA sempre favorevole alla Ferrari, ma la gara sin dalle prime tornate sembra essere un calvario per Regazzoni: lo svizzero baffuto come un rivoluzionario gira su tempi che non corrispondono alle sue giornate migliori; viene risucchiato nelle retrovie; accusa un consumo anomalo del battistrada degli pneumatici, forse a causa di una errata regolazione delle sospensioni. Soprattutto, Regazzoni dà l’impressione di smettere di crederci abbastanza presto, tanto che alla fine conclude undicesimo, a quattro giri dal vincitore Carlos Reutemann, mattatore del week end sulla sua Brabham Cosworth. Scheckter, nel frattempo, deve arrendersi a quindici giri dalla fine. E Fittipaldi, quello con i basettoni da rockstar? Beh, lui è autore di una corsa accorta e lontana da inutili rischi. Veleggia come un navigatore esperto verso un approdo iridato. Termina la gara al quarto posto, racimolando tre punti: numero perfetto, perché sono quelli sufficienti a laurearlo nuovamente campione del mondo. E ogni particolare, alla fine, ha giocato a suo favore. Comunque vada, domenica non sarà diverso, a Yas Marina, come ogni volta in cui due uomini si contendono il punto più luminoso dell’orizzonte. 

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