Spagna '82: Italia-Germania Ovest, a Madrid rinasce l'orgoglio di una nazione

Spagna '82: Italia-Germania Ovest, a Madrid rinasce l'orgoglio di una nazione

11 luglio 1982, la Nazionale di Bearzot si laurea campione del mondo al termine di una cavalcata inaspettata e irripetibile. Parte la festa degli azzurri, di Pertini e di un Paese intero

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Quella mattina le bandiere campeggiavano ovunque: quelle che s’appoggiavano placide sui balconi rallegrandone l’estetica e le altre che sventolavano sulle aste a inseguire i più flebili aliti di vento. Quelle stese sui posteriori delle macchine in città o abbarbicate in qualche modo alle scogliere del mare. Il 12 luglio 1982 l’Italia era un salone immenso che portava i segni di un gran ballo che voleva continuare nelle anime felici di milioni di persone. Già prima delle dieci le copie dei quotidiani sportivi erano scomparse dalle edicole: nell’impossibilità di saziare la voglia di partecipazione di un pubblico di lettori dilatato all’eccesso, avevano trainato anche la vendita dei giornali politici. I titoli di apertura danzavano tutti intorno alla notte di Madrid: Campioni del mondo, Italia Mundial, Eroici. Celebravano, insieme agli articoli nei quali giornalisti posseduti dalla stessa estasi che aveva contagiato l’intero Paese decantavano con toni epici le virtù della Nazionale, la vittoria più importante mai ottenuta dall’Italia: un titolo Mondiale dal peso specifico superiore a quello dei primi due conquistati negli anni Trenta, offuscati dalle nebbie di una storia remota e discutibile, quando il calcio non aveva ancora l’importanza dei nostri giorni. Un regalo che gli azzurri fecero a se stessi e ai loro concittadini che compensava le amarezze di migliaia di giorni, le paure e le divisioni degli anni di piombo, l’inflazione a due cifre e i governi balneari e ballerini. Quell’Italia che aveva battuto la Germania Ovest era un’iniezione di fiducia che rinvigoriva un orgoglio nazionale avvilito nel tempo, che spingeva Giorgio Tosatti, nel suo editoriale sul Corriere dello Sport, a scrivere: ”Oggi è bello essere italiani. Alza quella coppa, Dino, alzala perché il mondo la veda… Milioni di nostri emigrati non han mai visto nulla di così splendido”.

L’avversario

Tutto si era compiuto il giorno precedente. Dopo la vittoria contro la Polonia, la strada verso la conquista del mondiale correva su un piano sempre più inclinato. La sensazione che la mano che scrive la storia avesse ormai deciso come sarebbero dovute andare le cose era netta, a prescindere da chi sarebbe stato chiamato a recitare la parte da comprimario nell’ultimo atto della rappresentazione. Poteva essere la Francia di Michel Platini, condottiero di una rappresentativa brillante che di lì a due anni sarebbe diventata campione d’Europa; o la Germania Ovest di Kalle Rummenigge, quasi sempre presente quando si tratta di vincere un trofeo. L’equivalenza delle due aspiranti finaliste venne confermata dall’incontro pirotecnico che ebbe luogo a Siviglia poche ore dopo la conclusione di Italia-Polonia, nel quale i tedeschi recuperarono l’1-3 col quale si trovavano in svantaggio a metà del primo tempo supplementare fino ad arrivare a eliminare i Bleuscol primo rigore ad oltranza. Una vittoria incredibile, dai connotati altamente spettacolari e dai forti contenuti emozionali, diametralmente opposti al tenore tranquillo, quasi senza sussulti che aveva caratterizzato la nostra semifinale coi polacchi.

Il pronostico di Mick Jagger

Fu così che toccò alla Germania Ovest provare ad opporsi alla cavalcata trionfale che gli uomini di Bearzot avevano intrapreso. Alla vigilia l’atmosfera che si respirava nel ritiro dell’Italia non lasciava trapelare forme di insicurezza. Impazienti di scendere nuovamente in campo, alcuni giocatori avevano cominciato ad allentare le maglie del silenzio stampa, lasciandosi sfuggire previsioni ottimistiche. “Vinceremo!”, aveva assicurato Collovati a chi gli chiedeva un pronostico mentre Oriali garantiva che: “Sul piano dell’impegno ripeteremo la partita contro il Brasile”. Solo Zoff, come di consueto, provava a frenare gli entusiasmi di compagni che si sentivano predestinati: ”Aspettiamo, aspettiamo”, ammoniva come un vecchio saggio. Ma il clima dentro la squadra era frizzante come quello che si percepiva in Italia, dove anche i Rolling Stones, da consumati leoni da palcoscenico, auspicavano la vittoria degli azzurri: ”Vincerete 3-1” aveva detto Mick Jagger a Torino poche ore prima della finale, indossando la maglia della nostra nazionale durante un concerto appositamente anticipato per consentire a tutti di vedere in serata Italia-Germania Ovest. Che, come da calendario, alla fine arrivò.

La finale del Mondiale 1982

Erano le venti dell’11 luglio 1982 a Madrid quando l’arbitro Coelho dette inizio al match. Il Santiago Bernabeu ribolliva di italiani, accorsi a migliaia da ogni parte della penisola per sostenere le proiezioni di se stessi su quel prato verde: bandiere tricolori e striscioni delle squadre di club si mescolavano disordinatamente in un atto di presenza che dava gloria al senso di appartenenza. Nella formazione iniziale c’è un cambio rispetto all’undici previsto alla vigilia perché Antognoni non è riuscito a recuperare dall’infortunio subito in semifinale. Bearzot decide così di rinforzare la difesa inserendo Bergomi e chiedendo a Oriali e Tardelli di assumere qualche responsabilità aggiuntiva in fase di costruzione del gioco. Anche la Germania propone una difesa a cinque, nella quale il sostegno alla manovra si appoggia su Stielike in mezzo e su Kaltz e Briegel sulle fasce. A centrocampo si sistemano Littbarski, Breitner e Dremmler, in attacco Fischer e Rummenigge (quest’ultimo in precarie condizioni fisiche).

Il primo tempo non sembra essere di buon auspicio per gli azzurri. Dopo soli 7’ Graziani è costretto ad uscire per un infortunio: lo rileva Altobelli. I minuti vanno via senza sussulti particolari, condizionati dal rispetto reciproco e dalla fatica accumulata in un mese di campionato giocato spesso a temperature elevate. Il momento della svolta potrebbe arrivare al 25’, quando Cabrini va sul dischetto per calciare un rigore concesso per un intervento di Briegel su Conti, affossato da un fallo del tedesco a pochi metri dalla porta. Il Bell’Antonio, però, calcia a lato. Un errore che potrebbe risultare fatale per il morale della squadra, incrinarne le certezze, dare convinzione agli avversari. Ma due episodi negativi non possono cancellare la magia che contorna gli azzurri in questo Mondiale, che vanno al riposo con la convinzione di poter domare una Germania fino a quel momento alla pari con l’Italia.
Al rientro in campo bisogna spingere sull’acceleratore: è quello che fanno i nostri ragazzi quando al 57’, su cross dalla destra di Gentile, Paolo Rossi anticipa compagni e avversari segnando di testa, quasi in tuffo, il gol del vantaggio. Il Bernabeu esplode, gli azzurri ci credono sempre di più minando progressivamente le resistenze teutoniche. Al 69’ Bergomi e Scirea duettano in area avversaria prima di scaricare palla all’accorrente Tardelli che con un missile sparato in scivolata inchioda il pallone alla sinistra di Schumacher. E’ un’esplosione di gioia incontenibile, una scossa di energia purissima che dal corpo del numero quattordici si irradia ai milioni di italiani che stanno assistendo al match. Che saltano in aria, urlano senza controllo, vorrebbero volare e liberarsi del limite dei loro corpi, incapaci di contenere quell’assaggio di felicità eterna che nella corsa esultante del centrocampista azzurro si trasforma un’icona pop della seconda metà del ventesimo secolo.

La Germania Ovest è ormai un pugile all’angolo che mulina le braccia a vuoto. A una decina di minuti dalla fine è Bruno Conti a filare via per cinquanta metri con un’azione di contropiede al termine della quale serve ad Altobelli il pallone del 3-0. Pochi secondi più tardi Breitner regala ai suoi il gol della bandiera. Ma la partita ormai è finita, i tedeschi sono scappati, vinti, battuti. Dopo quarantaquattro anni l’Italia è campione del mondo, come recita in estasi televisiva un emozionatissimo Nando Martellini ad un Paese impazzito di gioia.    

  

Italia-Germania Ovest 3-1 dell’11 luglio 1982: il tabellino

ITALIA: Zoff (C); Gentile, Bergomi, Scirea, Collovati, Cabrini; Conti, Tardelli, Oriali; Graziani (7’ pt Altobelli, 44’ st Causio), Rossi. A DISP.: Bordon, Galli, Baresi, Vierchowod, Dossena, Marini, Massaro, Selvaggi. CT: Enzo Bearzot

GERMANIA OVEST: Schumacher; Kaltz, K. Förster, Stielike, B.Förster, Briegel; Littbarski, Breitner, Dremmler (17’ st Hrubesch); Fischer, Rummenigge (C) (25’ st Müller). A DISP.: Hannes, Immel, Magath, Reinders, Allofs, Engels, Matthaus, Hieronymus, Franke. CT: Jupp Derwall.

ARBITRO: Coelho (Brasile). MARCATORI: 12’ st Rossi (I), 24’ st Tardelli (I), 36’ st Altobelli (I), 38’ st Breitner (G).

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