Pro Evolution Soccer: il videogioco cult di una generazione

Pro Evolution Soccer: il videogioco cult di una generazione

Il 23 novembre del 2001 usciva sul mercato europeo lo storico simulatore calcistico della casa videoludica giapponese Konami

Alessio Abbruzzese/Edipress

23 novembre

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Ivarov, Valeny, Jaric, Stremer, Espimas, Dodo, Louga, Minanda, Ximelez, Ordaz, Castolo. Per migliaia di ragazzi nati tra gli anni ’80 e ’90 questa formazione riporta alla memoria ricordi lontani di quando, bambini o adolescenti, si passavano pomeriggi interi con un joypad tra le mani provando ad andare avanti nella celebre Master League. E ovviamente, anche genitori furibondi che avrebbero senza dubbio preferito vedere i propri pargoli fare i compiti. Il bello di questa formazione, lo diciamo per dovere di cronaca ai nostri lettori un pochino più attempati, è che è completamente fittizia: nessuno dei giocatori sopra citati è mai veramente esistito, se non nella mente di alcuni sviluppatori di videogiochi giapponesi.  

PES, l’inizio del mito

Stiamo parlando infatti di Pro Evolution Soccer, il primo capitolo della celebre saga videoludica della Konami, uscito sul mercato europeo per PlayStation e PlayStation 2 il 23 novembre del 2001, e in particolare modo della sua leggendaria modalità Master League. Scegliendo questa opzione infatti, con qualsiasi squadre si iniziasse, il gioco partiva con questi giocatori inventati – e anche abbastanza scarsi a dirla tutta –  prima di ingranare e riuscire ad acquistare i beniamini reali. In barba ai moderni videogiochi di simulazione calcistica, trasformati in gran parte in dei veri “Pay to play”, che grazie all’esborso di denaro extra permettono a tutti di avere ottimi giocatori sin dall’inizio, la vecchia Master di PES è stata per tutti noi una piccola lezione di meritocrazia. Non importa che tu scelga importanti squadre blasonate, dovrai sempre iniziare con quei leggendari, sgangherati 11 giocatori dai nomi bislacchi.

Il gioco, i nomi e le dinamiche dei diritti 

PES ha rappresentato una vera e propria svolta nel modo di intendere i videogiochi calcistici. Sebbene fosse ancora una versione molto “arcade” rispetto a quelli attuali, possedeva una fluidità e una giocabilità che ha fatto innamorare sin da subito un grandissimo numero di videogiocatori. Altra particolarità del gioco erano gli esilaranti stratagemmi utilizzati da Konami per svicolare dalle questioni dei diritti sull’utilizzo dei nomi di stadi, squadre o calciatori, appannaggio esclusivo dei rivali della EA Sports con il loro FIFA. È così che il terzino di Brasile e Real Madrid diventa Roberto Larcos, la Juventus diventa Piemonte, San Siro il Lombardi Colosseum. Nel gioco erano disponibili ben 85 squadre, 53 nazionali e 32 club, numerose modalità e ovviamente la possibilità di giocare contro l’intelligenza artificiale o contro un amico, utilizzando due joypad, altra cosa che con l’avvento delle console connesse a internet è andata scemando. In ogni caso Pro Evolution Soccer rappresenterà per sempre una parte dell’infanzia di milioni di ragazzi, un’infanzia passata a sognare con i dribbling di Espimas, gli assist di Minanda, i gol di Castolo e le (poche) parate di Ivarov.

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