Trent'anni fa l’esordio di Arrigo Sacchi sulla panchina dell'Italia

Trent'anni fa l’esordio di Arrigo Sacchi sulla panchina dell'Italia

Arrivato per sostituire Vicini e risollevare gli azzurri dopo la delusione del Mondiale casalingo, non riuscì a ripetere in Nazionale i trionfi ottenuti con il Milan

 

Redazione Edipress

13 novembre

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Non godette mai di una particolare simpatia da parte della stampa Arrigo Sacchi, nemmeno dopo i risultati ottenuti con il Milan dal 1987 al 1991 (uno scudetto, una Supercoppa Italiana, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali). Non vi è da stupirsi dunque se non ne godette neanche all’esordio sulla panchina azzurra, Italia-Norvegia, disputata al Ferraris di Genova il 13 novembre 1991 e valida per le qualificazioni a Euro ‘92, terminata 1-1 con le marcature di Jakobsen e Rizzitelli. Eppure, la partita valeva poco più di un’amichevole: gli azzurri erano già fuori dal torneo, cui all’epoca prendevano parte otto squadre (sette prime classificate nei gironi di qualificazione più la compagine ospitante, la Svezia), e terminarono il gruppo 3 a dieci punti, tre in meno dell’Unione Sovietica capolista. Un Europeo particolare, quello del 1992, con la Jugoslavia qualificata, ma estromessa a causa della guerra, al cui posto subentrò la Danimarca, poi vincitrice a sorpresa. La stessa URSS, qualificatasi nel gruppo 3 dell’Italia con tredici punti (contro i dieci degli azzurri), si sciolse nel dicembre del 1991 e disputò la competizione sotto il nome di “Comunità degli Stati Indipendenti”, con risultati scarsi (ultima a due punti nel gruppo) quanto quelli della neonata organizzazione internazionale in campo geopolitico.

Con Sacchi aria di cambiamento

Sacchi fu ingaggiato dall’allora presidente della FIGC Matarrese al posto di Azeglio Vicini, artefice del terzo posto a Italia '90 (vissuto come un fallimento), poi caduto in disgrazia proprio per la mancata qualificazione a Euro '92. L’ex allenatore del Milan fu il primo a guidare la Nazionale dopo una fulgida esperienza in un club, senza aver mai fatto la trafila delle giovanili. Il suo 4-4-2 non era difensivista come quello del predecessore, ma basato su difesa alta e pressing. Grazie a tre quarti della difesa titolare precedentemente allenata al Milan (Baresi, Costacurta e Maldini) questo stile di gioco non fu di difficile applicazione e consentì all’Italia di accedere ai Mondiali USA ‘94 con soli sette gol subiti in dieci partite delle qualificazioni. Il resto poi è storia...

Italia-Norvegia del 13 novembre 1991

Contro la Norvegia gli azzurri scendono in campo con Pagliuca in porta a sostituire Zenga, Ferri a completare la difesa, Eranio e Baiano (una delle sue due sole presenze in Nazionale) esterni e la coppia d’attacco Vialli-Zola. Anche per il fantasista sardo si tratta dell'esordio assoluto con la Nazionale maggiore. Proprio il fantasista del Napoli si mette in mostra con due punizioni velenose, delle quali una scheggia la traversa. Vialli combina con i compagni, ma si fa trovare troppo defilato per rendersi pericoloso in fase di finalizzazione. Al 60’ la Norvegia trova il gol con una percussione dalla sinistra di Jakobsen, che dopo un fortunoso rimpallo con Ferri si ritrova il pallone sul mancino e lo scaraventa in rete. Sono proprio le sostituzioni di Sacchi a fare la differenza: all’82’ De Napoli, dopo aver ricevuto un pallone a rimorchio da Vialli, mette un cross a mezza altezza per la girata di Rizzitelli in area di rigore. È l’anonimo inizio di un viaggio da ricordare.

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