Massimo Oddo, un difensore diverso dagli altri

Terzino destro, rigorista, campione del mondo e... parrucchiere: storia di un giocatore sottovalutato

Massimo Oddo, un difensore diverso dagli altri

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 13 giugno 2026, 18:07

Come tutti i 23 campioni del mondo del 2006, Massimo Oddo non può che occupare un posto speciale nella storia del calcio italiano. Di quella spedizione si trovò ad essere un puro comprimario, ma senza mai lamentarsi. Del resto c'era nel suo stesso ruolo la miglior versione possibile di Zambrotta. Oddo però non era arrivato in nazionale per caso, difensore polivalente e decisamente diverso da molti altri, visto che era un terzino destro con il vizio del gol su rigore: 24 volte a segno su 27, roba davvero da specialista.

 

 

 

 

Rigori e punizioni

Figlio di un allenatore, Francesco, ma senza favoritismi. Pane duro per lui come per (quasi) tutti: dall'Abruzzo alle giovanili del Milan, prestiti in giro per l'Italia e finalmente, nel 1999, il trasferimento al Napoli. Massimo Oddo è un terzino destro di grande spinta, cosce robuste e polmoni inesauribili: va bene nel 4-4-2 ma forse ancora meglio nel 3-5-2, per sprigionare tutta la sua forza. Sulle palle da fermo in generale è un problema: anche qua, pur essendo un laterale tira le punizioni come un fantasista.

Piede educato, come dimostrato dalle stagioni che disputa a Verona con l'Hellas, in cui diventa il rigorista designato e realizza 9 gol in campionato nelle sue prime due annate in Serie A. A quel punto, quando il Verona retrocede, spunta la Lazio, con cui disputa quattro campionati e mezzo, e arrivando a segnare anche 7 gol nella stagione 2005-06.

 

 

 

 

Parrucchiere mondiale

Quello è il periodo della consacrazione per Oddo, che compie trent'anni e guadagna la convocazione al Mondiale in Germania. Il suo ruolo è chiaro, è la prima riserva per il ruolo di terzino destro, all'occorrenza potrebbe anche giocare centrale. Marcello Lippi ha cominciato a convocarlo con continuità fin da quando è diventato il commissario tecnico dell'Italia, nel 2004.

Gli Azzurri, come sappiamo, iniziano con Zaccardo titolare e poi con Zambrotta spostato a destra dopo aver cominciato a sinistra, con l'ingresso da quella parte di Grosso. Oddo non si scompone, fa gruppo, entra in campo a risultato acquisito con l'Ucraina nei quarti di finale.

Non ha il "momento-Barone" in quel Mondiale, l'attimo da meme tipo quello vissuto dal centrocampista contro la Repubblica Ceca, bellamente ignorato da Pippo Inzaghi che va a segnare da solo senza dargli la minima chance di fare gol; diventa protagonista invece dopo la vittoria in finale contro la Germania, quando sul prato dell'Olimpico di Berlino taglia i capelli a Camoranesi, suo ex compagno al Verona peraltro.

 

 

 

 

L'occasione della vita con il club però gli capita di lì a pochi mesi, quando il Milan lo prende dalla Lazio, dandogli la chance di disputare e vincere la Champions League. Stando così le cose, un palmarés notevole, che sarà arricchito nel 2011 dallo scudetto, sempre in rossonero, dopo una fugace esperienza al Bayern Monaco.

Dopo essersi ritirato ha iniziato una carriera da allenatore ricca di alti e bassi, soprattutto in categorie inferiori. Ma sarà per sempre nel cuore dei tifosi azzurri, da campione del mondo. 

 

 

 

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