David Platt, incursore di lusso tra Inghilterra e Italia

Esploso a Italia 90, l'inglese ha giocato in Italia quattro intense stagioni tra Bari, Juventus e Sampdoria

David Platt, incursore di lusso tra Inghilterra e Italia

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 10 giugno 2026, 08:27

Alla fine era diventato uno dei nostri, David Platt, l'eleganza in campo da grande centrocampista e un italiano fluente, nonostante l'accento british. E pensare che da noi è rimasto solamente quattro anni, cambiando tre squadre: Bari, Juventus e Sampdoria. Con i blucerchiati la parentesi migliore, soppesando i titoli e i minuti giocati.

 

 

 

 

L'exploit di Italia '90

Tutto nasce in realtà ai mondiali di Italia '90, quando l'Inghilterra si spinge fino alle semifinali, perdendo poi ai rigori contro la Germania e in seguito finendo sconfitta nella finalina per il terzo posto contro gli azzurri, a Bari.

Platt di quella squadra in cui i leader sono soprattutto Gascoigne e Lineker ricopre il ruolo di battitore libero. Più incursore che mediano, mezz'ala con uno spiccato senso del gol, uno "alla Lampard" se volessimo provare a fare un paragone.

Uno di questi centri al mondiale è semplicemente stupendo, uno dei più belli di quella manifestazione in realtà così povera di grandi gesti tecnici: una sforbiciata spalle alla porta che decide l'ottavo di finale con il Belgio al penultimo minuto dei supplementari.

 

 

 

 

Ne arriveranno altri due di gol in quel torneo, ai quarti con il Camerun e poi il momentaneo pareggio nella finalina contro l'Italia. E pensare che era entrato nel giro della nazionale solo dall'anno precedente, quando era esploso con l'Aston Villa.

Estate 1991, arriva il Bari, forse memore di quel gol contro gli azzurri e con 12 miliardi se lo porta al San Nicola sperando di replicare i discreti numeri dei suoi compatrioti, Rideout e Cowans, arrivati negli anni Ottanta. Non va granché bene, retrocessione in B e a quel punto diventa uomo-mercato.

 

 

 

 

Briciole a Torino, protagonista alla Samp

Solo quattro anni, David Platt, nel calcio italiano. Molto intensi, comunque. Dopo il Bari ecco la Juventus, infatti, ma tra la necessità di dover ruotare tra gli stranieri quando ancora se ne potevano schierare solo 3 e un feeling mai nato con l'allenatore Trapattoni racimola solo una ventina di presenze tutto compreso. In compenso vince la Coppa Uefa, segnando appena un gol ma decisivo, in casa del Panathinaikos al secondo turno.

 

 

 

 

Ci vuole un rimescolamento di carte e dopo un lungo corteggiamento si inserisce la Sampdoria. A Genova invece l'impatto è eccellente, perfetto interlocutore di Roberto Mancini in campo, giocatore cerebrale come preferisce un allenatore del calibro di Sven-Goran Eriksson. Centrocampo pazzesco quello blucerchiato, con Jugovic e Gullit pure a dare sostanza e classe: non a caso arrivano il terzo posto e la vittoria in Coppa Italia.

 

 

 

 

Risultati che non saranno bissati l'anno successivo dalla Sampdoria, nonostante i 10 gol di Platt. Beffarda l'eliminazione ai rigori in semifinale di Coppa delle Coppe contro l'Arsenal, che curiosamente è il club dove David andrà di lì a poche settimane.

Ritorno "a casa", dunque, nonostante in Italia l'inglese si sia ambientato alla grande. Un altro tecnico da gioco cerebrale come Wenger lo mette al centro del proscenio, e nel 1998 porta a casa il Double: Premier League ed FA Cup.

Allenatore in campo, comunque, Platt: allenatore anche dopo aver smesso, seppur con alterne fortune. Disastrosa infatti l'esperienza proprio alla Sampdoria, nella disgraziata stagione che porterà alla retrocessione nel 1999. Sei partite, tre pareggi e tre sconfitte prima di lasciare di nuovo spazio a Luciano Spalletti che comunque non riuscirà a salvare i blucerchiati.

 

 

 

 

 

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading

Massimo Oddo, un difensore diverso dagli altri

Terzino destro, rigorista, campione del mondo e... parrucchiere: storia di un giocatore sottovalutato

Haiti al Mondiale, l'unico precedente del 1974

Tre partite, tre sconfitte, una facendo soffrire l'Italia: 7 gol subiti dalla Polonia e Sanon protagonista con 2 reti