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Marco Nappi, 60 anni di calcio ribelle tra dribbling e appartenenza

Paolo Marcacci/Edipress
Pubblicato il 12 maggio 2026, 18:23
Quel palleggio di testa con la maglia della Fiorentina, contro il Werder Brema, Coppa UEFA 1989-90, fascia laterale, equilibrio circense, racchiude i suoi "frame" più celebri, divenuti iconici all'istante e stracelebrati da "Mai dire gol": proprio per questo, ci togliamo subito il dente della inevitabile citazione dell'episodio, perché sarebbe profondamente ingiusto, anzi iniquo dal punto di vista tecnico, parlare di un calciatore come lui facendo riferimento solo a quell'episodio.

Da Roma con furore
Marco Nappi da Primavalle, romano nato in una periferia che a metà anni sessanta era molto, molto più periferica di oggi: uno vero, al quale ogni tifoseria che lo abbia visto vestire i propri colori non ha potuto fare a meno di legarsi e dire che sono state tante, un vero e proprio giro d'Italia, spesso in prestito, apprezzato sempre per i fondamentali e per la tempra caratteriale; per la capacità di puntare l'uomo palla a terra e perché quando c'era da difendere un compagno era sempre il primo a infilarsi in mezzo agli spintoni. Lineamenti marcati, spigolosi, tipici di quei bambini di una volta che si sono divertiti, soprattutto divertiti a educare i rimbalzi irregolari di palloni a volte ancora più irregolari tra muretti e marciapiedi; le giovanili della Lazio, l'Urbetevere e da lì un giro cominciato a Cesena nell'estate del 1982 e terminato a Sestri Levante in quella del 2006. In mezzo, maglie importanti come quelle di Genoa, Brescia, Fiorentina, Udinese, Spal, Ternana, Como...puntini di sospensione disseminati per i tanti campionati che lo hanno visto agire da seconda punta sgusciante e rapidissima nel cercare il fondo, all'occorrenza anche da centravanti di quelli che un tempo si definivano "di manovra", in ogni caso facendo ammattire chi doveva limitarne l'azione: con i dribbling e spesso anche con la malizia di chi molla la gomitata per primo, per mettere le cose in chiaro, dote indispensabile agli attaccanti di qualche decennio fa.

La vita a Genova, sponda rossoblù
Una piazza, in particolare, come habitat ideale per il tipo di giocatore che era: Genova, sponda rossoblù; viscerale la spinta del tifo, proprio per questo naturale l'attaccamento della gradinata genoana a un lottatore nato come Marco Nappi. Un tecnico, su tutti: Franco Scoglio, avuto al Genoa e ritrovato a Udine; maestro di calcio prima pensato e poi applicato, motivatore con la profondità dei filosofi e la durezza dei sergenti, che dalla dedizione di calciatori come Nappi otteneva la massima realizzazione possibile del suo progetto di gioco. 672 presenze e 171 reti complessivamente tra A e B, oggi alla guida tecnica della Cairese dopo aver girato panchine e angoli di mondo, Cina compresa quando accettò di guidare le giovanili del Beijing BSU, quando si guarda indietro, capelli un po' più corti di quando giocava e barba generosamente spruzzata di grigio, Marco Nappi nel giorno del suo sessantesimo compleanno forse vede la stessa cosa che noi oggi celebriamo: una lunga, autentica storia di calcio.

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