Costacurta e il paradosso della grandezza: il meno celebrato tra i giganti

Accanto a Baresi e Maldini, Billy ha riscritto il ruolo di difensore senza prendersi la scena
Costacurta e il paradosso della grandezza: il meno celebrato tra i giganti

Andrea Romano/EdipressAndrea Romano/Edipress

Pubblicato il 24 aprile 2026, 15:54

Una vita intera con una maglia. Anzi, una vita intera per una maglia. Sì, perché Alessandro Costacurta da Jerago con Orago, comune di cinquemila anime in provincia di Varese, ha interpretato in maniera piuttosto personale l’idea di «bandiera». Fino a restare intrappolato all’interno di un paradosso. Uno dei difensori più forti della storia del calcio tricolore (che oggi, 24 aprile 2026, compie 60 anni) è stato infatti una delle colonne portanti di una delle squadre più forti del calcio tricolore. Ma è stato anche uno dei meno ricordati. Un rischio che chiunque potrebbe correre quando di mestiere compone una linea difensiva insieme a Tassotti, Baresi e Maldini. Forse anche perché Costacurta è stato un ponte fra due mondi diversi, fra due Idee opposte di calcio: l’Italia del catenaccio e la zona di Sacchi.

 

 

 

 

Un nuovo tipo di marcatore

Billy (nome che un suo allenatore gli diede per la sua fissazione per la squadra di pallacanestro di Milano) non è stato un difensore granitico, un francobollatore. È stato un marcatore con la testa da centrocampista, uno che sapeva difendere e impostare. Ma, soprattutto, che sapeva leggere l’azione, occupare lo spazio giusto. La sua iniziazione al mondo del calcio arriva all’oratorio di Gallarate. Ma si consuma anche in famiglia. Suo fratello più grande lo porta con sé al campetto. Lui aspetta fuori. Poi quando manca qualcuno gli viene permesso di giocare.

 

 

 

 

Da lì combatte la sua piccola guerra di indipendenza. Entra in una piccola squadra, si chiama Asso, veste di granata, è una succursale del Torino. Per lui è una sfida. Per sua madre una salvezza. Quando deve accompagnare il figlio più grande a giocare non sa mai dove lasciare Billy. Il problema è risolto. Alessandro chiede subito di giocare libero. Pensava che quel ruolo potesse dargli la libertà di muoversi a suo piacimento. Le cose cambiano in un pomeriggio. L’Asso sfida il Milan. Costacurta viene impiegato a centrocampo. E segna due reti. Sembra un segno del destino. Il ragazzo veste il rossonero dal 1979 al 1986. Poi passa in prestito al Monza. L’esilio dura un solo anno, ma il Milan è cambiato.

 

 

 

 

Una nuova era: Berlusconi

A febbraio Berlusconi è sceso con l’elicottero sul campo accompagnato dalla Cavalcata delle Valchirie. Alessandro torna a «casa» proprio quando sta per cominciare il kolossal rossonero. E non se ne andrà più. Dopo appena un anno scavalca Galli. La difesa più iconica nella storia del Diavolo è finalmente completa. Alla fine di quell’anno il Diavolo sfida la Steaua nella finale di Coppa dei Campioni. Billy gioca titolare. La partita non è a senso unico. Di più. Il Milan vince 4-0. Doppietta di Gullit. Doppietta di Van Basten. «Li avremmo battuti anche in undici contro ventidue» dirà qualche anno dopo. Costacurta inizia a giocare ovunque. Centrale, terzino destro, terzino sinistro. Sempre con una qualità fuori scala. Con la maglia rossonera Billy diventa un accumulatore di trofei: sette scudetti, cinque supercoppe, una Coppa Italia, cinque Coppe dei Campioni, quattro supercoppe Uefa, due coppe intercontinentali. Una storia di successi abbacinanti, ma anche di rovinose cadute.

 

 

 

 

Nel 1994 Diavolo perde l’Intercontinentale contro il Velez Sarsfield di Carlos Bianchi. Alessandro gioca male. E viene anche espulso. «Costacurta sbaglia tutto» titoleranno i giornali il giorno dopo. E un’annata difficile. Il Milan perde anche la finale di Champions contro l’Ajax di Van Gaal. All’alba del nuovo millennio Billy ha un calo. Terim lo mette inizialmente in panchina, poi l’arrivo prima di Nesta e poi di Stam limitano il suo minutaggio. Poco male. Costacurta si reinventa terzino. E con lui un campo dal primo minuto, a 37 anni, i rossoneri battono la Juventus nella finale all’Old Trafford. Ma al di là dei successi, il centrale è stato un calciatore che ha ridefinito un ruolo intero. Per Fabio Cannavaro Costacurta è stato il «miglior difensore con cui abbia mai giocato. Aveva classe, velocità, senso della posizione». Un maestro del giornalismo come Mario Sconcerti inserirà il varesino al settimo posto nella classifica dei difensori italiani più forti di tutti i tempi. Mentre il Telgraph lo incoronerà fra i 20 giocatori più sottovalutati della storia. «Baresi e Maldini sono diventate delle icone, ma Costacurta era davvero uno dei grandi – dice il giornale nel 2015 - All'Inghilterra servirebbe uno stopper della sua qualità». Un riconoscimento che ben oltre i trofei vinti.

 

 

 

 

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