Arrigo Sacchi dalla A alla Z

Per gli 80 anni dell'ex tecnico tra gli altri del Milan e della Nazionale abbiamo deciso di rivivere in questo modo originale la sua carriera
Arrigo Sacchi dalla A alla Z

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 1 aprile 2026, 16:10

Auguri Arrigo Sacchi, tanti auguri al "Vate di Fusignano": 80 anni e non sentirli, grandi ricordi lasciati in tutti gli appassionati di calcio e la rivoluzione applicata al nostro pallone. Tempo di festeggiamenti e di bilanci, di memoria. Per omaggiare l'ex allenatore, tra gli altri, di Milan e Nazionale siamo andati in ordine alfabetico.

 

A come Atletico Madrid

L'unica esperienza all'estero da allenatore di Arrigo Sacchi. Non andò benissimo, nella stagione 1998-99, con un addio prima del finale di stagione.

 

 

 

 

B come Berlusconi

Visionario per visionario. Ci voleva il Cavaliere per andare a prendere un allenatore da una squadra di B, il Parma, per metterlo sulla panchina del Milan.

 

C come Cesena

Da Fusignano a Cesena, quella Romagna così viscerale e che ha dato tanti allenatori al calcio italiano. Con le giovanili bianconere il primo germoglio dell'Arrigo allenatore: in porta, Sebastiano Rossi, poi ritrovato "adulto" al Milan.

 

D come Dino Baggio

L'autore del gol contro il Portogallo che consentì all'Italia di Sacchi di andare al Mondiale di Usa '94, in cui poi avrebbe segnato altre due volte, contro Norvegia e Spagna.

 

E come Espanyol

La squadra spagnola contro cui il Milan di Sacchi perse al secondo turno della Coppa Uefa 1987-88: fu lì il primo momento in cui rischiò l'esonero, scongiurato quasi subito.

 

 

 

 

F come fuorigioco

La trappola applicata in maniera feroce per mandare in tilt gli avversari: chiedere al Real Madrid in Coppa dei Campioni.

 

G come Graziano Mannari

L'esempio di come un calciatore qualsiasi, inserito in un sistema di squadra perfetto come quel Milan, potesse rendere come un (presunto) grande campione.

 

H come Heggem

Il giocatore del Rosenborg che segnò al Milan in Champions League nella prima partita di Sacchi al ritorno sulla panchina del Milan, nel novembre 1996: un 1-2 che eliminò i rossoneri dalla competizione.

 

I come Italia

La Nazionale, allenata dal 1991 al 1996. Una finale mondiale persa, un Europeo disastroso, sempre divisivo e mai banale.

 

 

 

 

L come Lo Bello

Rosario, l'arbitro che il giorno della seconda "Fatal Verona", penultima giornata della Serie A 1989-90, espulse Sacchi oltre a Van Basten, Rijkaard e Costacurta. Una sconfitta che costò lo scudetto al Milan a favore del Napoli.

 

M come Milan

Ovviamente, perché oggi viene ricordato come "il Milan di Sacchi". Due Coppe Campioni, uno scudetto, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe Europee: tutto in nemmeno 4 anni.

 

N come Napoli

Il rivale per eccellenza di quel Milan di Sacchi, rimontato alla grande vincendo al San Paolo l'1 maggio del 1988, un 3-2 memorabile che sancì il sorpasso in vetta dei rossoneri agli uomini di Maradona, antipasto dello scudetto.

 

O come Olanda

Il giovane Arrigo quando lavorava per la ditta di calzature del papà veniva inviato in giro per il mondo, Europa compresa. Vedendo l'Olanda negli anni Settanta ecco la scintilla d'amore per quel calcio, il calcio "totale".

 

 

 

 

P come Parma

La squadra della folgorazione, delle vittorie a San Siro contro "l'antiquato" Milan di Liedholm. E dove tornerà nella sua ultima esperienza da allenatore.

 

Q come quattro-quattro-due

Lo schema per eccellenza su cui non si poteva sgarrare. Interpreti eccelsi quasi sempre, numero magico della rivoluzione.

 

R come Real Madrid

La Partita più sacchiana di sempre, chissà: 1-1 al Bernabeu e poi 5-0 a San Siro, il 19 aprile 1989, in semifinale di Coppa dei Campioni. Prima del successo in finale con la Steaua Bucarest.

 

S come sostituzione

La più famosa di sempre, quella di Roberto Baggio nella partita tra Italia e Norvegia al Mondiale del 1994. "Questo è matto", la frase in mondovisione del Codino, sacrificato sulla causa dell'equilibrio tattico in inferiorità numerica.

 

 

 

 

T come Tassotti-Costacurta-Baresi-Maldini

La difesa-tipo del Milan di Sacchi, oppure con Filippo Galli al posto di Costacurta, ma insomma gli altri tre erano intoccabili.

 

U come Usa '94

La grande occasione, il Mondiale perso in finale ai calci di rigore dall'Italia di Sacchi contro il Brasile. Un cammino contorto raddrizzatosi grazie soprattutto a Roberto Baggio e un ko che è sempre stato difficile digerire.

 

V come Van Basten

L'altro calciatore con cui Sacchi si è dovuto scontrare. "O lui o io", narra la leggenda, prima che il Milan decidesse di optare per l'olandese, sostituendo Sacchi con Capello.

 

Z come zona

Contro la tradizione del giocare a uomo, ritenuta troppo antiquata. La rivoluzione di Sacchi era lì.

 

 

 

 

 

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