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Bernardo Corradi, il bello del gol (e non solo)

Alessandro Ruta/Edipress
Pubblicato il 30 marzo 2026, 16:12
Una volta era davvero difficile per un centravanti italiano fare strada in Serie A: lo ha insegnato Luca Toni, ma gli esempi sono stati molteplici, come quello di Bernardo Corradi. Nato a Siena, arrivato tardi ai grandi palcoscenici, regolare con i suoi numeri e il suo gioco, il toscano è sempre stato una sicurezza per le squadre dove ha giocato. Mai in quelle di altissimo livello, ottimo per quelle che cercavano un posto al sole dietro le big. Sbrigativamente bollato spesso come solo bello, in realtà sul campo Bernardo Corradi è stato anche in nazionale una valida alternativa nei momenti del bisogno e ha avuto gloria anche all'estero.

Sbocciare in ritardo
L'Italia si accorge di Corradi, ma non solo, con il Chievo. Quella squadra, che nel 2001 arriva in Serie A per la prima volta, comincia il campionato alla grandissima, con l'attaccante senese punto di riferimento offensivo, assieme al più svelto Marazzina. Non è un centravanti molto appariscente, Bernardo: anzi, è uno che oltre a prenderle le dà, nel senso che subisce molti falli, come ogni buon attaccante, ma non disdegna replicare con la stessa moneta. Sempre nei limiti delle regole, naturalmente. Con il Chievo è stato uno dei protagonisti della promozione, ma ha già 25 anni e una lunga trafila alle spalle: Poggibonsi, Ponsacco, Montevarchi, Fidelis Andria e Cagliari, con cui ha esordito in A senza lasciare però il segno. I veronesi dopo aver sfiorato la qualificazione in Champions diventano un supermercato e per Corradi c'è la fila. La spunta la Lazio (via Inter), che si aggiudica anche Manfredini, l'esterno sinistro che di tanti cross ha rifornito il senese. In biancoceleste pure è fedele alle sue cifre realizzative non eccezionali, che non spiegano il gran lavoro per la squadra. Due stagioni di fila in doppia cifra minima, 10 gol ogni volta, e una coppia elettrizzante con Claudio Lopez o Roberto Muzzi. Vince, in compenso, la Coppa Italia nel 2004, probabilmente il suo anno migliore, con inclusa la convocazione in nazionale per lo sfortunato Europeo in Portogallo, quello del "biscotto" tra Svezia e Danimarca che ci elimina.

Giramondo
Valencia, Manchester City e Montreal Impact: il resto della carriera di Corradi si dipana così tra queste avventure all'estero e le consuete tappe italiane, rappresentate da Parma, Reggina e Udinese. Il suo gioco fisico e di sacrificio attirano innanzitutto le sirene dalla Spagna, con il Valencia appunto che lo strappa alla Lazio. La squadra spagnola, reduce dalla vittoria in Coppa Uefa, cerca di seguire il filone azzurro, con Fiore e Di Vaio pure inclusi in una rosa che mantiene sempre il "vecchio" Amedeo Carboni. L'esordio è col botto, grazie al successo nella Supercoppa Europea contro il Porto, giocata da titolare e portata a casa 2-1. In panchina gongola Claudio Ranieri, ma durerà poco. Al Manchester City invece ancora meno spazio e un addio inevitabile, senza nemmeno un titolo. Qua e là comunque stagioni sempre intorno alla doppia cifra, come alla Reggina, e un matrimonio da favola con la bellissima Elena Santarelli. E va bene, Corradi è sempre stato definito come un giocatore belloccio, ma oltre il bell'aspetto c'era di più.
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