Best e gli altri: cinque calciatori nordirlandesi di culto

Ecco alcuni nomi mitici di giocatori nati a Belfast e dintorni, cominciando dalla stella del Manchester United
Best e gli altri: cinque calciatori nordirlandesi di culto

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 25 marzo 2026, 16:17 (Aggiornato il 25 marzo 2026, 15:27)

E dunque il prossimo spauracchio è l'Irlanda del Nord. Giovedì sera playoff, dopodiché si spera di avere una finale da disputare e soprattutto il Mondiale negli States, in Canada e in Messico. La storia calcistica dell'Irlanda del Nord è abbastanza frastagliata, con uno dei punti più alti rappresentato proprio dalla qualificazione al Mondiale del 1958 a discapito degli Azzurri, con la qualificazione addirittura ai quarti di finale. Abbiamo trovato comunque i cinque nomi più rappresentativi del football dalle parti di Belfast: in realtà quattro rappresentanti "normali" più uno fuori categoria.

 

 

 

 

George Best

Non scriveremo nulla di nuovo su uno dei più grandi talenti della storia del calcio mondiale, non solo nordirlandese. Una carriera, sia alti che bassi, che parla da sola. Con l'Irlanda del Nord solamente 37 presenze, condite da 9 gol. Una di queste, il 13 ottobre 1976, Best già abbondantemente nella fase calante della carriera, i trionfi al Manchester United un lontano ricordo, ma ancora in grado di sfidare a testa alta l'Olanda di Cruijff. La leggenda dice che a un certo punto della partita (2-2 il risultato finale) George abbia puntato palla al piede il "Profeta del Gol", superandolo e poi calciando fuori, condendo il tutto con una frase pienamente nel suo stile: "Johan, tu sei il migliore, ma solo perché io non ho tempo". Che fa un po' il paio con "Se non fossi stato così bello non avreste mai sentito parlare di Pelé". Zero minuti ai mondiali, zero minuti agli Europei: ma questo non ha tolto nulla al mito di "Georgie".

 

 

 

 

Danny Blanchflower

Il capitano dell'Irlanda del Nord in grado di arrivare ai quarti di finale del 1958 è un'altra figura mitica, offuscata un po' dal passare del tempo. Mediano di tempra e di gamba, capace anche di giostrare come difensore, Blanchflower è stato soprattutto una leggenda del Tottenham, di cui è stato giocatore nel decennio d'oro degli Spurs, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. In quel periodo infatti il Tottenham vince un campionato, due FA Cup e soprattutto la Coppa delle Coppe del 1963, battendo in finale l'Atletico Madrid. Blanchflower ovviamente è il capitano anche dei londinesi. Dopo la sua morte nel 1993 una placca è stata collocata nella sua casa natale di Belfast.

 

 

 

 

Norman Whiteside

Bambino prodigio, un predestinato del calcio rimasto in realtà un po' inespresso. Balzo in avanti al 1982, a un altro Mondiale con l'Irlanda del Nord protagonista: superato il primo turno, infatti, superando un girone non facile con la Spagna padrona di casa e la Jugoslavia, la nazionale nordirlandese si spegne nella seconda fase, travolta dalla Francia di Platini. Non è la stella di quella squadra, Whiteside, ma passa alla storia per un motivo molto semplice, visto che a 17 anni, un mese e 10 giorni diventa il 17 giugno del 1982 il calciatore più giovane ad aver disputato una partita in un Mondiale. Meglio persino di Pelé e di altri baby fenomeni. Norman è un colosso di quasi 1.90, perfetto centravanti per un calcio basico, palla lunga e sportellate. Nessun gol per lui a Spagna 1982, uno a Messico '86 contro l'Algeria. Tormentato dagli infortuni si ritirerà a soli 26 anni dopo una buonissima parentesi al Manchester United e un mesto finale di carriera all'Everton.

 

 

 

 

Martin O'Neill

Altro pilastro di quella squadra del 1982. Oggi lo si vede allenare, naso pronunciato e occhiali di circostanza un po' professorali, ma in passato O'Neill è stato soprattutto l'esterno incursore del grande Nottingham Forest di Brian Clough, due volte di fila campione d'Europa tra 1979 e 1980. Come tecnico ha avuto fortuna soprattutto in Scozia, dove peraltro si trova adesso, al Celtic Glasgow. Tre volte vincitore del campionato, nel 2003 arriva a un passo dalla storia, portando i "Bhoys" alla finale di Coppa Uefa. Per sua sfortuna trova di fronte uno dei massimi esperti in quanto a vittorie nelle coppe europee, José Mourinho con il suo Porto. Quella partita allo stadio Olimpico di Siviglia tuttavia rimane come una delle più battagliate e intense della storia di questa competizione, risolta da un gol dei portoghesi a 5' dai calci di rigore. Un 3-2 finale che rende inutile la doppietta, per il Celtic, di Henrik Larsson.

 

 

 

 

Kyle Lafferty

E veniamo a un'epoca più recente, in cui anche i nordirlandesi sono arrivati nel nostro campionato. A Palermo, addirittura, un balzo che vista la mappa e soprattutto il clima rimane straniante. Eppure Lafferty in rosanero è stato un idolo: attaccante molto particolare, con tendenze da fantasista. Una stagione sola, tra 2013 e 2014, con un bottino non male di 11 gol. Vero giramondo del pallone, il nordirlandese, che per inciso gioca ancora nelle serie minori scozzesi nonostante stia per compiere 39 anni. In Italia un'altra comparsata, alla Reggina, evidentemente innamorato del Sud. Turchia, Cipro, Svizzera e Norvegia anche nel suo carniere, oltre a una nutrita partecipazione alle vicende della sua nazionale: 86 presenze e 20 gol. Sei di queste per trascinare l'Irlanda del Nord agli Europei del 2016.

 

 

 

 

 

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