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Alessandro Nesta, l'eleganza fatta difensore

Alessandro Ruta/Edipress
Pubblicato il 18 marzo 2026, 15:40
Difensore generazionale, giocatore riconoscibilissimo per il suo stile, Alessandro Nesta è stato uno dei più grandi difensori italiani. Lazio, Milan e nazionale sono state le tre squadre della sua carriera. In biancoceleste forse avrebbe potuto continuare per più tempo, se non fosse arrivata all'epoca, nel 2002, una profonda crisi economica del club. Rossonero per un decennio, vincitore di tutto, per certi aspetti erede della tradizione dei liberi italiani, il centrale di Roma ha vissuto senza problemi la transizione verso un calcio più moderno.

Zeman e il cambio di ruolo
Nesta entra nelle cronache già nell'aprile del 1994. Durante un allenamento entra un po' troppo duro sul suo compagno di squadra Paul Gascoigne e gli rompe tibia e perone. In realtà pare che "Gazza", uno che non si risparmiava mai, fosse stato quello a intervenire in maniera sconsiderata pagandola di persona. Sta di fatto che questo giovanissimo difensore appena maggiorenne, aggregato ogni tanto alla prima squadra e che ha già esordito in Serie A nei minuti finali di Udinese-Lazio, è in realtà un ragazzo di personalità: ex mezzala nelle giovanili, terzino destro, parla poco, viene da una famiglia di tifosi biancocelesti che ha influenzato e non poco la sua decisione di non andare alla Roma. La crescita è in punta di piedi, ma inesorabile. Già due anni dopo non è titolare inamovibile della Lazio: Zeman, che coi giovani ha sempre avuto uno spiccato sesto senso, gli ha cambiato ruolo, mettendolo al centro della difesa, poi Eriksson lo nomina capitano. Con la sua flemma il tecnico svedese gli dice che del resto è di Roma, e conosce la città e l'ambiente come nessuno. Elegante e veloce, Nesta diventa il simbolo di una squadra che comincia a dominare in Italia (sua la rete che consegna la Coppa Italia contro il Milan, nel 1998) e all'estero.

Già convocato in nazionale all'Europeo del 1996 da Arrigo Sacchi, che in lui vede chiaramente l'erede di Franco Baresi, nel 1998 proprio con la maglia azzurra ha il primo infortunio grave della sua carriera: contro l'Austria, andando in sganciamento offensivo dopo appena 4 minuti, si rompe il crociato del ginocchio destro. Mazzata per lui e per la Lazio, che deve attendere fino all'inverno successivo per rivederlo in campo. Sfuma lo scudetto, ma non la Coppa delle Coppe, primo trofeo internazionale dei biancocelesti, sollevato da capitano proprio da Sandro, recuperato alla grande. Per il tricolore bisogna solo aspettare un anno, è il 2000 e la Lazio di Eriksson trionfa dopo una clamorosa rimonta sulla Juventus. Maglia numero 13, in quell'epoca d'oro per il calcio romano, Nesta è davvero il controcanto dell'altro capitano capitolino, Francesco Totti, molto più esuberante e del resto impiegato in un'altra zona del campo. Pur essendo originario del quartiere di Cinecittà, però, Sandro non è uno da copertine. Delle due romane è la Lazio quella che anche a livello internazionale fa bella mostra di sé, vincendo anche la Supercoppa Europea e arrivando ai quarti di finale di Champions League. D'improvviso, però, quando la crisi societaria inizia a picchiare duro, è inevitabile che Sandro diventi un prelibato oggetto del desiderio del calciomercato.

Un decennio d'oro al Milan
Estate del 2002, quella dei grandi affari "alla milanese", con Inter e Milan che si accaparrano i due leader difensivi della nazionale italiana, due cresciuti assieme essendo quasi coetanei: Fabio Cannavaro è nerazzurro, mentre Alessandro Nesta diventa rossonero. Costo dell'operazione, 31 milioni di euro, proprio l'ultimo giorno di mercato. Il Milan dietro cambia, come dal giorno alla notte. Con già a disposizione alcuni difensori un po' stagionati, Nesta si piazza al centro della retroguardia in coppia con Paolo Maldini, formando una coppia con pochi eguali nella storia del calcio italiano, in quanto a qualità e leadership. I risultati si vedono subito, perché i rossoneri con Ancelotti in panchina vincono la Champions nel 2003 battendo la Juventus in finale ai calci di rigori. Uno di questi lo realizza proprio Sandro, non abituato a calciarne ma che risponde presente al momento della verità. Sarà l'inizio di un decennio formidabile per il Milan e per Nesta, con un'altra Champions conquistata nel 2007 e due scudetti, nel 2004 e nel 2011. Il difensore romano trova anche il tempo di segnare uno dei gol con cui il Diavolo trionfa nell'Intercontinentale del 2007, contro il Boca Juniors. Anche quando Maldini si ritira, assieme a un altro colosso, ma più giovane, come Thiago Silva il rendimento dell'ex laziale è notevole, seppur bloccato, ogni tanto, da inevitabili problemi fisici. E un altro di questi guai, il vero tallone d'Achille della carriera di Nesta, più che altro per il momento in cui si verifica, gli impedisce di gustarsi completamente la vittoria dell'Italia al Mondiale del 2006. Anche qua, come 8 anni prima contro l'Austria, fatale è la terza partita della fase a gironi, stavolta contro la Repubblica Ceca: dopo meno di venti minuti deve alzare bandiera bianca per uno stiramento. Al suo posto entra Materazzi, che di quella spedizione azzurra diventerà uno degli eroi, o comunque uno dei protagonisti assoluti. Campione del mondo, quindi, Nesta, e non sapremo mai come sarebbe andato quel Mondiale con lui in campo. Poco importa, perché una carriera così, vincendo tutto il vincibile, rende Sandro uno dei migliori difensori nella storia del nostro pallone.
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