La cavalcata del Como in Coppa Italia interrotta "a tavolino"

I lariani allenati da Marchesi arrivarono in semifinale nel 1986, perdendo contro la Sampdoria dopo che l'arbitro Redini venne colpito da un oggetto lanciato dagli spalti
La cavalcata del Como in Coppa Italia interrotta "a tavolino"

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 3 marzo 2026, 11:05

La monetina e l'arbitro, un classico degli anni Ottanta. Quantomeno la monetina, la denuncia, la sconfitta a tavolino per il colpevole, il fantasma dello 0-2 a cancellare qualsiasi risultato. Così il Como perse quantomeno la semifinale di Coppa Italia, nel 1986, quando sembrava invece tutto apparecchiato per il capolavoro: Sampdoria ko al Sinigaglia, lariani pronti a disputarsi il titolo contro la Roma. Tutto cancellato, appunto, dalla monetina e dall'arbitro Redini di Pisa.

 

 

 

 

Una grande solidità

Il Como di quell'anno è uno dei capolavori di Rino Marchesi, l'allenatore gentile in grado di gestire nel corso della sua carriera un Maradona debuttante in A e un Platini in chiusura di carriera. In mezzo, l'esperienza con i lariani, recuperati sul fondo della classifica dopo 10 giornate (esonerato Clagluna dopo l'1-4 di Pisa) e portati a una comoda salvezza perdendo solamente due delle successive 20 partite. Quello è il Como di tanti giovani talenti, praticamente uno per reparto: Pasquale Bruno in difesa, Luca Fusi in mezzo e soprattutto Stefano Borgonovo davanti. Più due stranieri quasi agli antipodi, il danese Corneliusson e il brasiliano Dirceu, quest'ultimo chiaramente in fase calante ma ancora in grado di stoccate decisive. Finita la Serie A, comunque, c'è da onorare la Coppa Italia, dove il Como è già ai quarti di finale, in quella curiosa e spezzettata situazione di un torneo collocato nei brandelli di spazio nel calendario: agosto, gennaio, maggio e giugno.

 

 

 

 

Vittime eccellenti

Superato il girone estivo da secondo in classifica dietro al Torino, perdendo solo l'ininfluente ultima sfida contro i granata, i lariani ritrovano la Coppa Italia a gennaio e di fronte hanno nientemeno che la Juventus, impegnata nella lotta per lo scudetto. Il Como tuttavia è in palla, l'andata è il 29 gennaio 1986 ma tre settimane circa i lariani al Comunale di Torino hanno strappato addirittura lo 0-0. E infatti al Sinigaglia è 1-0, gol di Corneliusson, ottimo risultato da difendere per una squadra che con il nuovo allenatore deve ancora perdere una partita. Il ritorno vede la Juventus andare in vantaggio con Bonini, ma a inizio ripresa ecco l'autogol di Brio, pesantissimo nel doppio confronto. Così il Como va ai quarti di finale, in programma a campionato finito, quando molte rose sono azzoppate dalle convocazioni per il Mondiale in Messico. L'avversaria è il Verona, campione d'Italia un anno prima, ma ora tutto sommato abbordabile. Senza Galderisi ed Elkjaer, i gialloblù comunque si portano 2-0 grazie a una doppietta di Vignola, ipotecando la qualificazione: al 90' però Notaristefano pesca il jolly e riapre tutto. Al ritorno al Sinigaglia è 3-1, con doppietta di uno scatenato Borgonovo. Semifinale, dunque, miglior risultato di sempre per il Como. Di fronte la Sampdoria di Vialli e Mancini, vagiti di una futura grande squadra, ma ancora un po' acerba. A Marassi è 1-1, i lariani proprio non riescono a perdere, sono di una solidità disarmante: botta e risposta tra Salsano e Maccoppi, situazione comunque eccellente per un Como che al ritorno può permettersi di pareggiare 0-0. Tensione alle stelle il 4 giugno, mentre in Messico sono già iniziati i Mondiali. Al Sinigaglia è vietato sbagliare, ma tutto si accende nel finale: vantaggio di Albiero, pareggio ospite di Francis, si va ai supplementari ed è l'apoteosi di Borgonovo, che segna un gol fantastico, buono per il 2-1. Non è finita, però, perché l'arbitro Redini concede un rigore alla Sampdoria per fallo (dubbio) su Lorenzo. Mentre il direttore di gara sta per mettersi sul dischetto viene centrato alla testa da un oggetto, forse una moneta o un accendino, e crolla a terra, la mano sporca di sangue. La partita finisce lì, dopo che Redini, portato in spogliatoio, cerca di riprendersi. L'inevitabile è scodellato: 0-2 a tavolino per la Sampdoria, che va in finale di Coppa Italia, dove perderà contro la Roma.

 

 

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