Andrea Silenzi, il "Pennellone" del gol

Fu il primo italiano a giocare in Premier League, al Nottingham Forest, prima dell'era-Bosman peraltro. Fu grande al Torino, dove vinse una Coppa Italia, mentre al Napoli dopo un folgorante esordio finì in disparte
Andrea Silenzi, il "Pennellone" del gol

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 10 febbraio 2026, 08:00

Oggi per un italiano è quasi normale andare in Premier League, ma una volta significava veramente compiere un salto quasi su un altro pianeta: specie prima della Legge Bosman, che avrebbe rivoluzionato e facilitato il mercato trasferimenti tra calcitori comunitari. Andrea Silenzi è stato il primo, il pioniere, con il suo fisico sulla carta fatto e finito per le sportellate della Premier. Non gli sarebbe andata bene, molto meglio in Italia, ma intanto aveva lasciato il segno.

 

 

 

Quella notte al San Paolo
 

Romano, questo naso lungo lungo scolpito nella pietra, lui pure lungo lungo e magro: "Pennellone" Silenzi, questo il suo soprannome. Lodigiani, Arezzo e poi Reggiana, in Serie C e in B, una macchina di gol sotto la sapiente guida di Pippo Marchioro. Ogni cross per Andrea diventa un pericolo, visto il suo metro e novanta e l'abilità nel gioco aereo. Grazie ai suoi 23 gol gli emiliani si mantengono nella serie cadetta, ma a quel punto Silenzi anche a livello di mercato non può più nascondersi. A 24 anni arriva la chiamata nientemeno che dei campioni d'Italia in carica, del Napoli di Maradona, Careca e compagnia: gli azzurri spendono ben 7 miliardi di lire per lui. Il debutto è semplicemente da sogno, Supercoppa Italiana al San Paolo contro la Juventus e 5-1 indimenticabile, una sarabanda di gol e di spettacolo con i bianconeri annichiliti. Per Andrea addirittura una doppietta: lui non lo sa ma quella rimarrà, forse, la sua unica grande partita con la maglia del Napoli. Nei successivi due anni infatti non ingranerà affatto, vedendosi poi franare intorno tutto l'ambiente, scosso dall'addio improvviso di Maradona, soprattutto, e da mercati sempre più ridimensionati. Sarà al Torino che ritroverà linfa vitale e persino la maglia della nazionale, in un periodo in cui Arrigo Sacchi sta cercando un centravanti forte fisicamente da affiancare ai vari Roberto Baggio e Signori. Ai Mondiali del 1994 tuttavia non andrà e gli verrà preferito Casiraghi, anche se curiosamente nell'album delle figurine della vigilia Silenzi è presente.

 

 

 

 

Doppietta per la Coppa Italia

 

Memorabili quegli anni al Torino, con la vittoria in Coppa Italia nel 1993 contro la Roma in finale. Dopo il 3-0 dell'andata al Delle Alpi all'Olimpico i giallorossi tentano la rimonta furiosa, ma la doppietta di Silenzi smorza ogni speranza per la squadra di Boskov. Inaspettato, nel 1995, il passaggio al Nottingham Forest, in Premier. Squadra di grande tradizione, quella, due volte campione d'Europa, ma precipitata ben presto nella polvere. Condizionato dal rendimento in granata di Silenzi, il Forest non si fa problemi nel portarsi a casa uno dei migliori attaccanti in circolazione. Un'altra vita, un altro mondo, tra Torino e Nottingham (dove oggi curiosamente c'è un attaccante come Lucca, che ricorda molto Silenzi). In squadra con lui c'è, tra gli altri, Alf-Inge Haaland, il non ancora papà di Erling, e Bryan Roy, l'olandese già passato da Foggia. Maglia numero 15, un po' anonima, da riserva, e pochissime occasioni per trovare spazio. Dura una stagione e mezzo al Nottingham Forest, prima di finire ceduto in prestito al Venezia, in B. Tornerà anche alla Reggiana e al Torino, come per rivivere i bei momenti del passato, ma ormai la brillantezza è sparita e l'età pure avanza. Di lui rimarrà il formidabile esordio con il Napoli e la breve, ma fondamentale, esperienza in Inghilterra.

 

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