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La maglia ritirata di Gigi Riva (e la storia di quando stava per passare alla Roma)

Tommaso Guaita/Edipress
Pubblicato il 9 febbraio 2026, 15:44 (Aggiornato il 9 febbraio 2026, 15:09)
L’estate del 1973 compare sui giornali una delle bombe di calciomercato più clamorose di sempre: “Gigi Riva venduto alla Juve”. La valutazione è di due miliardi e nel pacchetto rientrano anche Bettega e Gentile. L’Italia è divisa tra chi è sdegnato per la cifra “immorale”, ovvero tutti coloro che non avranno Riva, e gli juventini in solluchero. Si dice manchino solo le firme sui contratti e che la Roma del “filosofo” Scopigno, ex tecnico di Gigi nell’anno dello scudetto, sia stata beffata sul filo di lana. Tutto falso. “Se venderà Riva rapiremo il presidente”, scrive un tifoso anonimo dalla Barbagia in una delle migliaia di lettere arrivate alla sede rossoblù in quei giorni, ma non c’è bisogno di chiamare l’anonima sequestri. Riva non andrà mai alla Juve, inutile ribadirlo, né vestirà altri colori oltre quelli del Cagliari (o della Nazionale).

Il bivio
Ma stando a quanto raccontò lui stesso nel 1982 a Giampaolo Murgia, della testata Giallorossi, fu davvero a un passo alla Roma. Addirittura nel 1969: «A venticinque anni avrei potuto trasferirmi a Roma, è vero. Ero a un bivio della mia vita, non solo della carriera. Roma e i romani mi sono sempre piaciuti per il calore genuino, per la competenza della folla, per una specie di comunione d’intenti manifestatasi tante volte». Secondo questa ricostruzione, la Roma squattrinata di Alvaro Marchini sarebbe stata a un passo dall’acquisto più clamoroso di quegli anni, ma sui quotidiani dell’epoca i riscontri sono nulli. Le probabilità che Riva abbia fatto confusione con le date sono molto alte.

La maglia ritirata
Incedibile tra gli incedibili («Se vendessimo Gigi la gente ci lincerebbe», confessava spaventato in quei mesi un dirigente cagliaritano), Riva non ha mai tradito la causa rossoblù. Con la chicca dello scudetto del 1970 e l’onore della maglia numero 11 ritirata per sempre il 9 febbraio 2005. Al Sant’Elia, prima del fischio d’inizio di un’amichevole contro la Russia della Nazionale italiana, il Cagliari decide di omaggiare così il suo campione, che come da sua consuetudine accetta l’omaggio con un mezzo sorriso d’imbarazzo. Per fortuna, il calciomercato non ha riscritto questa storia meravigliosa.
Il bis (mancato) da dirigente
Dopo l’enorme delusione della Coppa dei Campioni persa in casa contro il Liverpool, il presidente Dino Viola ha bisogno di rinsaldare l’ambiente romanista, deluso e sconfortato. Decide così di rivolgersi a Riva, proponendogli di entrare nell’organigramma dirigenziale: «Mi disse che aveva bisogno di un uomo con la mia immagine da mettere al fianco di Eriksson» ha spiegato Rombo di Tuono. Di nuovo non se ne fa nulla e, dopo il mancato passaggio in giallorosso da giocatore, Gigi fa il bis pure da dirigente. ©riproduzione riservata
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