Da Torino a Firenze: Pulici e Graziani, una storia che ritorna

Dallo scudetto del ’76 alla Fiorentina, la parabola incrociata di Pulici e Graziani racconta il calcio italiano che non c’è più
Da Torino a Firenze: Pulici e Graziani, una storia che ritorna

Paolo Marcacci/EdipressPaolo Marcacci/Edipress

Pubblicato il 7 febbraio 2026, 12:00

Quando i fotografi li "pizzicavano" a chiacchierare, con tute o giacconi di due società diverse, nelle occasioni in cui il calendario portava i loro destini a incrociarsi nella seconda parte delle rispettive carriere, li immortalavano sempre e da quegli scatti trasudava un'antica confidenza, tecnica e umana; sullo sfondo, un binomio che costituisce un capitolo intero della storia del calcio italiano del Dopoguerra: Pulici e Graziani, sei sillabe di indelebile memoria granata e, cifre alla mano, un numero complessivo di reti che, tradotto in risorse finanziarie, risanerebbe il PIL di un Paese in deficit, uno a caso.

 

 

 

 

Paolo Pulici: il Puliciclone tra gol, acrobazie e rigori

Paolo Pulici, rinato all'epica sportiva come "Puliciclone" dopo il secondo battesimo ricevuto da Gianni Brera. Brianzolo di Roncello, classe 1950, in carriera ha messo assieme 189 reti in 527 presenze, grazie a un compendio di doti che lo rendevano completo a dispetto di una statura media (1,77): destro naturale ma ambidestro come esecutore; una propensione naturale a sbrogliare le questioni in acrobazia nelle aree più affollate; uno stacco di testa che ne aumentava la statura negli istanti decisivi. Rigorista spietato, per giunta.

 

 

 

 

Francesco Graziani: forza, movimento e spirito mondiale

Francesco "Ciccio" Graziani, classe '52 da Subiaco, uomo di collina con Roma sullo sfondo, Campione del Mondo '82, rima involontaria per una storia calcistica da stropicciarsi gli occhi. Attaccante caparbio, inesauribile per le risorse atletiche che profondeva, capace di svariare sull'intero fronte offensivo e di agire da prima e seconda punta; anche lui efficacissimo nel gioco aereo, anche lui molto più "in alto" rispetto alle premesse del suo metro e ottanta di statura. 182 i gol, distribuiti nel corso di 531 partite.

 

 

 

 

Insieme hanno "riscritto" la storia del Torino, perché con i loro gol negli anni Settanta hanno fatto sì che il Toro uscisse dalla prigionia dolorosa della memoria di Superga e consentito che il popolo granata tornasse a sentire lo scorrere del tempo, fino allo storico scudetto dell'era moderna, quello del 1975-76, con Gigi Radice antesignano della zona alla guida tecnica e un'ossatura che recitava Castellini-Zaccarelli-Pecci fino al duo d'attacco, "PuliciGraziani" da pronunciare quasi come un termine unico, fusione di attitudini offensive e mai confusione nei duetti o nello scambio di consegne in area. Separatamente li ha citati la commedia all'italiana, per esempio un Paolo Villaggio tifoso torinista per esigenze di copione nel sottovalutato "Sistemo l'America e torno", quando fa credere a un passeggero dello stesso aereo di piangere perché Pulici ha sbagliato un rigore, o Jerry Calà che nomina Ciccio Graziani in "Rimini Rimini" nell'episodio con "Marisa delle Tre Fontane".

 

 

 

 

Da Torino a Firenze: il destino incrociato in maglia viola 

Il calendario porta il Toro a Firenze, in un incrocio calcisticamente drammatico nel presente, e la memoria del passato ci racconta che, mescolato al granata dominante, c'è un po' di viola da fase matura della carriera, in stagioni diverse e con differente modo di incidere, ma in una Fiorentina comunque importante, in una Serie A che cominciava a radunare il meglio del calcio mondiale. Graziani disputa due stagioni a Firenze, dal 1981 al 1983, sfiorando per un solo punto – e con tante polemiche – lo scudetto del 1982, quello vinto dalla Juventus grazie al celeberrimo rigore di Brady a Catanzaro.

 

 

 

 

Pulici arriva nel capoluogo toscano nell'estate in cui Graziani accetta l'offerta del presidente Dino Viola per andare a irrobustire l'attacco di una Roma che si è appena cucito il Tricolore sulla maglia. Un numero apprezzabile di presenze dal 1983 al 1985 e poche reti, ma una profusione di carisma e insegnamenti preziosi per Giancarlo Antognoni e altri grandi giocatori con i quali si trova a condividere lo spogliatoio. Quando si sfila la maglia viola, Paolo Pulici slaccia anche gli scarpini, chiudendo una storia calcistica che per la maggior parte ha trascorso trovando Ciccio Graziani a ogni alzata di sguardo, pronto allo scambio con il Toro sul petto, per poi raccogliere proprio da lui il testimone del Giglio fiorentino.

 

 

 

 

 

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