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Brocchi, il tuttofare del Milan di Ancelotti

Alessandro Ruta/Edipress
Pubblicato il 30 gennaio 2026, 17:35
Con quel cognome lì, si diceva, sarebbe stato un problema. Brocchi Cristian da Milano, una carriera da portatore d'acqua soprattutto, nel Milan di Carlo Ancelotti. Bene anche alla Lazio, dopo aver debuttato in Serie A con il Verona: un tuttofare del centrocampo sempre pronto a farsi trovare disponibile, al momento del bisogno.

Sfortuna all'Inter
Brocchi nasce come esterno destro di gamba a tutta fascia. Piccoletto, massiccio, instancabile corridore che si affaccia tra i grandi all'Hellas, appunto. Sono anche le sue migliori stagioni dal punto di vista realizzativo, quando sembra che sia davvero nata in provincia una stella da portare sui maggiori palcoscenici. Lo prende l'Inter, ma è un periodo sfortunato sia per Cristian che per i nerazzurri. Un problema alla schiena limita Brocchi, mentre l'Inter va incontro a una delle sue stagioni più umilianti, tra 2000 e 2001, con l'eliminazione ai preliminari di Champions per mano dell'Helsingborg e lo 0-6 subito nel derby. In mezzo, un cambio di allenatore, da Lippi a Tardelli.

Nell'estate del 2001 però ecco il Milan: è l'epoca degli scambi di giocatori tra le due realtà milanesi, per far quadrare i conti soprattutto. Brocchi viene messo "sulla bilancia" e sostituito alla pari da Andrés "Guly" Guglielminpietro, uno dei protagonisti dello scudetto rossonero del 1999. Stesso ruolo, di fatto, in teoria due calciatori intercambiabili: avranno fortune diverse, come succederà del resto sempre a favore del Milan per Seedorf (scambiato alla pari con Coco) e Simic (scambiato con Umit Davala).

Vice-Pirlo
Nello schema di Ancelotti non ci dovrebbe essere posto per un esterno puro come Brocchi: il 4-3-1-2, destinato a diventare 4-3-2-1, ha poco spazio per uno così. E invece oltre alla (re)invenzione di Pirlo playmaker davanti alla difesa Carletto, che di centrocampisti evidentemente se ne intende, prova Brocchi come prima riserva del bresciano. Il risultato? Non identico, ma assolutamente positivo. E in altre situazioni di emergenza, il numero 32 rossonero si fa trovare sempre pronto. In quelle poche occasioni in cui manca Pirlo, infatti, è Cristian a fare le sue veci. Ad esempio nel decisivo scontro di quarti di finale di Champions League nell'aprile 2003 contro l'Ajax, quando Brocchi sfiora anche il gol nel 3-2 finale. Al Milan comunque iniziano ad accatastarsi trofei. E sarà bene o male il Diavolo a cui Cristian legherà maggiormente la sua carriera anche dopo il ritiro diventandone allenatore prima della Primavera e poi dei "grandi", nel 2016. Siamo stavolta in piena "Banter Era", la picchiata verso il basso dei rossoneri con una quantità industriale di tecnici cambiati. Magro bilancio per Brocchi in panchina per il Milan: 2 vittorie, 2 pareggi e sconfitte. Da calciatore però impossibile non menzionare il suo quadriennio alla Lazio, all'insegna dell'esperienza e ormai pienamente a suo agio come costruttore di gioco in mezzo al campo, vincendo due volte la Coppa Italia e la Supercoppa nel 2010.

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