Mario Facco e la Lazio dello scudetto: il terzino che correva per due

Dalla concorrenza con Facchetti all’amore biancoceleste, dal rapporto con Chinaglia alle battaglie della Banda Maestrelli: storia di un simbolo
Mario Facco e la Lazio dello scudetto: il terzino che correva per due

Paolo Colantoni/EdipressPaolo Colantoni/Edipress

Pubblicato il 23 gennaio 2026, 16:30

Oggi Mario Facco avrebbe compiuto ottant'anni. La stragrande maggioranza dei quali, dedicati al mondo del calcio: prima come terzino di spinta, capace di vincere due scudetti e di mettersi in evidenza per le sue doti difensive e di palleggio, poi come tecnico e commentatore tv. I tifosi con qualche capello bianco lo ricorderanno volare sulla fascia destra e diventare uno dei primi esterni in grado di difendere e sfornare cross; i più giovani lo hanno conosciuto come telecronista Rai e come opinionista radiofonico.

 

 

Mario Facco: dagli inizi all’Inter alla scelta di lasciare Milano

Ha iniziato la sua carriera nell'Inter: per lui, milanese doc e simpatizzante nerazzurro, l'approdo ad Appiano Gentile sembrava quasi naturale. Le giovanili, l'esordio in prima squadra, lo scudetto vinto  con Helenio Herrera in panchina, le tre gare disputate in Coppa Italia e i primi passi mossi nel grande calcio. Facco cresce, si mette in evidenza, ma capisce di avere poco spazio a Milano, chiuso da un totem come Giacinto Facchetti. Non siamo ancora nel calcio del turnover, delle rose lunghe e delle cinque sostituzioni: riuscire ad emergere è complicato e il giovane Mario decide di lasciare la sua Milano per iniziare una nuova avventura.

 

 

La Lazio di Maestrelli e lo scudetto del 1974: ruolo e leadership

La Lazio lo promuove titolare e in maglia biancoceleste scrive alcune delle pagine più belle della storia del club capitolino. Con Lorenzo prima e Tommaso Maestrelli poi, contribuisce alla nascita della formazione più amata dal pubblico. La Lazio gli entra nel cuore e nell'anima: corre a perdifiato sulla fascia destra, difende e attacca con continuità: lega il suo nome a quello di Giorgio Chinaglia. Tra i due, che festeggiano il compleanno a distanza di un solo giorno, scatta un feeling immediato, nonostante le evidenti differenze: tanto riflessivo e saggio il terzino, quanto esplosivo l'attaccante. “Se non era per me non avresti mai vinto uno scudetto”, amava scherzare Chinaglia. “Ma finiscila, che se non era per noi ti avrebbero ammazzato prima di arrivare alla fine del campionato”, rispondeva il terzino. Mario si lega allo spogliatoio di Longh John, insieme a Wilson, Oddi, Pulici e ad altri elementi. Una divisione che ha fatto le fortune della “Banda Maestrelli”. Il tecnico lo promuove titolare per diverse stagioni. Inizia con la maglia numero due anche l'anno dello scudetto, prima di perdere il posto da titolare e di lasciare spazio a Sergio Petrelli. Mario paga la serataccia di Ipswich e Maestrelli lo sostituisce con l'ex giallorosso: “Sono stato decisivo per la vittoria del titolo, anche perdendo la maglia da titolare”, amava scherzare nelle infinite dirette radiofoniche nelle quali ha partecipato al termine della sua carriera. Ma Maestrelli non ha mai smesso di considerarlo indispensabile in quel gruppo e lo ha sempre tenuto in grande considerazione. Nel momento decisivo della stagione, quando la squadra è stata falcidiata da infortuni e squalifiche, è tornato ad utilizzarlo, ottenendo il solito, grande contributo. Facco è uno degli elementi più importanti all'interno dello spogliatoio e quando al termine del campionato più esaltante della storia laziale, lascia la capitale, promette a se stesso e a tutto l'ambiente, che sarebbe stato semplicemente un arrivederci. Passa all'Avellino, squadra della quale diventa capitano, poi approda al Parma. Da allenatore guida gli irpini, poi Squinzano, Frosinone, Salernitana, Barletta e Benevento. Nel 1986 approda alla Ternana, dove ricrea una piccola Lazio in miniatura: allena il suo vecchio compagno e amico Vincenzo D'Amico, che chiude la carriera a Terni e il giovane Paolo Di Canio, che la società biancoceleste spedisce in prestito per farsi le ossa.

 

 

Allenatore, telecronista Rai e opinionista: l’eredità di Mario Facco

Una volta chiusa la carriera, torna nella capitale: sceglie il litorale laziale come dimora, permeandosi con tutto l'ambiente. Le passeggiate in riva al mare di Fregene, le colazioni al bar parlando di calcio con i tifosi di Lazio e Roma, le dirette radiofoniche nelle quali commentava le gare della squadra biancoceleste e poi l'approdo in Rai: prima come telecronista e poi come tecnico della Nazionale Giornalisti. Mario Facco ha vissuto tante vite ed è stato un precursore. Uno dei primi a trasformare il ruolo di terzino da semplice difensore a vera e propria ala aggiunta; una delle prime “seconde voci” in telecronaca; uno dei primi opinionisti radiofonici. Si divertiva a parlare di Lazio e di calcio: ad intervistare ex giocatori e addetti ai lavori. In un mondo del pallone sempre più appiattito e scontato, i suoi commenti e le sue critiche pungenti erano una merce sempre più rara. Quando era in grado di lasciarsi andare (nelle cene, nelle feste con i tifosi, e nei racconti radiofonici) era bello ascoltare i suoi racconti e le sue analisi. “Se penso a quello che siamo riusciti a fare, con i mezzi che avevamo, con i pochi soldi a disposizione, e contro alcune delle squadre più forti che c'erano in quel momento in Italia, posso dire davvero di essere orgoglioso”, ha detto in una delle ultime interviste, ricordando la sua esperienza biancoceleste.  Auguri Mario Facco, testimone di una delle Lazio più belle e amate della storia.

 

 

 

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