Fascetti: La salvezza come uno scudetto

Arriva Lazio-Como e il tecnico è un doppio ex: un racconto emozionale della sua storia in biancoceleste e di come vede la sfida tra Sarri e Fabregas 
Fascetti: La salvezza come uno scudetto

Paolo Colantoni/EdipressPaolo Colantoni/Edipress

Pubblicato il 19 gennaio 2026, 11:54

Eugenio Fascetti è uno dei doppi ex di Lazio e Como. Ha guidato i capitolini nelle due stagioni più intense della recente storia biancoceleste, mettendo la sua firma sulla salvezza più bella e romantica della storia laziale (recuperando nove punti di penalizzazione dopo la sentenza della Giustizia Sportiva) e sulla successiva promozione in Serie A; a Como ha invece chiuso la sua lunga e onorata carriera con due stagioni poco fortunate. «Sono state due esperienze diverse. A Como ho lavorato in una situazione molto complicata. Non era certo paragonabile a quella attuale. Alla Lazio abbiamo fatto qualcosa di incredibile. Due anni davvero molto belli e intensi». La squadra biancoceleste, dopo stagioni complicate, sceglie Eugenio Fascetti l’estate del 1986 per rilanciarsi e provare a tornare in Serie A. Ma in poche settimane il club è costretto a rivedere le proprie ambizioni. La Giustizia Sportiva penalizza la Lazio con nove punti in classifica, dopo il secondo calcioscommesse. In un campionato nel quale la vittoria vale due punti e il pareggio uno, partire con un meno nove, equivale ad un gap di quattro gare e mezza. Fascetti, dall’alto della sua esperienza, parla chiaro a tutto il gruppo: «Chi vuole se ne può andare, ma chi resta, deve dare tutto», la sintesi del discorso fatto alla squadra nel ritiro di Gubbio.

Mister, come nacque quel discorso?
«Dalla chiarezza. Io ho sempre parlato chiaro ai miei giocatori. Ho sempre preferito una verità scomoda a una bugia comoda. E in quella circostanza c’era poco da girarci intorno: la battaglia era complicata e chi voleva parteciparvi doveva dare tutto. Non avrei accettato scuse o musi lunghi».

Tutti accettarono?
«Sì e non avevo dubbi. Il gruppo era forte e c’erano tanti uomini sui quali potevo contare. Dai più giovani che erano pronti a dare tutto in campo, a quelli più esperti. C’erano ragazzini come Gregucci e Camolese, e gente che aveva vinto scudetti come Caso e Pin. Ero sicuro che nessuno si sarebbe tirato indietro».

 

 

 

Lo sa che molti tifosi della Lazio ancora oggi ricordano quella salvezza come il terzo scudetto della storia?
«Mi fa piacere e onestamente fanno bene. In quella stagione poi giocammo un calcio davvero bello. Ci fu un periodo a metà stagione in cui eravamo addirittura più vicini alla corsa promozione che a quella salvezza. Ma poi abbiamo perso qualche punto e siamo stati costretti a fare gli straordinari. Io dico sempre che un tecnico può considerarsi grande soltanto dopo aver raggiunto dei risultati positivi nella Capitale».

Ci spiega meglio questo concetto?
«C’è poco da spiegare. Fare bene a Roma non è facile, per tanti motivi: primo fra tutti, la pressione che c’è intorno alla squadra. Chi riesce a superarla, può dire di essere un bravo allenatore».

Cosa non ha funzionato invece a Como?
«Direi no comment (ride nda), ma se proprio devo rispondere, le posso dire che non è stata certamente un’esperienza eccezionale. C’erano tanti, troppi problemi. E mi dispiace molto, soprattutto per i tifosi del Como».

Possiamo dire che non ha avuto la stessa fortuna di Fabregas, ovvero trovare una proprietà pronta a investire molti milioni di euro?
«Assolutamente, e mi dispiace perché l’ambiente era perfetto per lavorare bene. Como è una bella piazza, dove si vive e si lavora bene, con una bella tifoseria. Anche se la Lazio è un’altra cosa».

Ne parla facendo capire che le è rimasta nel cuore…
«Io mi sento molto legato alla Lazio, ai tifosi, all’ambiente. Sono stati due anni belli, importanti, nei quali abbiamo fatto delle cose eccezionali, raggiungendo dei risultati importantissimi. La salvezza del primo anno è stata incredibile. Poi è arrivata la promozione la stagione successiva».

 

 

 

A quale stagione si sente più legato?
«L’anno della penalizzazione non solo abbiamo fatto un’impresa eccezionale, ma abbiamo anche espresso un gioco migliore. Una squadra più divertente. L’anno successivo siamo partiti con il favore del pronostico, ma non sempre siamo riusciti a esprimere il nostro vero valore. Per me la vera Lazio l’abbiamo vista l’anno precedente».

Cosa si aspetta da Lazio-Como?
«Sono sicuro che sarà una partita divertente, tra due tecnici diversi, ai quali piace molto giocare a calcio. Mi piacciono entrambi, hanno delle filosofie ben delineate. Sono convinto che sarà una bella partita, con tanti gol».

Nella sua Lazio c’era qualcuno che potrebbe fare comodo alla squadra di Sarri?
«Difficile fare questi paragoni. Ogni stagione è diversa, ogni giocatore deve rimanere legato al suo tempo. Sicuramente ce ne sono, ma non mi va di fare dei nomi, anche perché in quella stagione sono in molti ad aver dato il loro contributo. Fu un grande lavoro di squadra».

 

 

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