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Roberto Rambaudi: Zeman, Signori e la Lazio degli anni Novanta

Paolo Colantoni/Edipress
Pubblicato il 16 gennaio 2026, 15:22
Una vita di corsa, sulla fascia destra: a regalare assist, giocate, gol e a collezionare chilometri e chilometri aiutando la squadra, in un delicato lavoro di copertura e di equilibrio. Roberto Rambaudi, che festeggia i sessanta anni, è stato uno dei migliori esterni destri del campionato italiano negli anni novanta. Dall'esplosione nel Foggia di Zdenek Zeman, all'approdo nell'Atalanta di Lippi, fino al ritorno con il boemo alla Lazio: nella capitale ha vissuto le sue stagioni più esaltanti, contribuendo alla crescita della squadra e ai successi dell'era cragnottiana.

L'insostituibile per Zeman
Per Zeman era un insostituibile. A Foggia plasmò sui suoi movimenti, le fortune del tridente completato da Baiano e Beppe Signori. “Rambo” attaccava, difendeva, regalava equilibrio al centrocampo, creava occasioni da gol regalando giocate di qualità ed esaltando i tagli di Signori. “Mi dovrebbe ringraziare per tutti i gol che gli ho fatto fare”, ha scherzato recentemente, durante un'intervista radiofonica. Con i “satanelli” raggiunge la Serie A. La sera prima del grande esordio, (Inter-Foggia, agosto del 1991), Roberto e Beppe passano una notte insonne in ritiro: “Ma ti rendi conto, domani giochiamo contro l'Inter”, si dicono in stanza. L'emozione dura poco: nei novanta minuti i rossoneri danno spettacolo. E alla sua prima partita in Serie A, Rambaudi colleziona un assist al bacio per il gol di Baiano che rompe l'equilibrio. Chiuderà la sua ultima stagione in Puglia con nove reti, che scatenano l'entusiasmo degli addetti ai lavori. Nel corso dell'estate successiva il tridente si sgretola: Baiano passa alla Fiorentina e Signori alla Lazio; “Rambo” lo raggiungerà due anni dopo: il tempo di lasciare il segno all'Atalanta. Due stagioni, otto gol e il passaggio nella capitale, dove ritrova il suo vecchio maestro (Zeman) e il suo grande amico Signori. I due danno spettacolo: Beppe sfrutta i movimenti e gli assist del numero sette per segnare valanghe di gol.

Lo sgarbo di Zeman e le vittorie con Eriksson
Zeman non lo toglie mai dall'undici titolare: nonostante i tifosi stravedano per il tridente pesante (Boksic-Casiraghi-Signori), il boemo non può rinunciare all'equilibrio e alle giocate del suo tornante. Lo mette sempre in campo, anche quando non dovrebbe: alla vigilia di una gara casalinga con il Vicenza, Rambo ha 39 di febbre. Zeman deve fare i conti con l'emergenza in attacco e gli chiede un sacrificio. Roberto si sacrifica, gioca nonostante non stia bene, ma non incide: sbaglia molti palloni, provocando malumori tra i tifosi. Molti si aspettano la sostituzione nell'intervallo, ma il tecnico lo richiama in panchina quando mancano tre minuti alla fine del primo tempo, scatenando i fischi dell'Olimpico nei confronti del tornante. “E meno male che mi aveva chiesto di sacrificarmi e di dare una mano...”, ha ribadito recentemente, ricordando l'episodio. Il passaggio tra Zeman e Zoff (gennaio del 1997) non cambia le carte in tavola: il tecnico friulano gli conferma la fiducia, arretrandolo leggermente. Trova spazio anche con Eriksson, che nella stagione successiva, nonostante una vera e propria rivoluzione, che coinvolge anche l'amico Signori, continua a dargli spazio: “Rambo” vince la Coppa Italia e la Supercoppa italiana, dando il via alla serie di trofei che nel giro di tre stagioni porteranno la squadra biancoceleste in cima alle classifiche europee. Poi, l'addio alla capitale.

Dalla Nazionale alle telecronache in tv
Quattro stagioni e mezzo ricche di assist, gol, e prodezze. Memorabile la sfida casalinga contro la Juventus nella stagione 95-96: il numero sette biancoceleste regala un assist a Signori (per il gol del vantaggio), uno a Casiraghi (che segna un bellissimo gol di testa) e mette a segno una rete eccezionale, beffando Peruzzi in uscita. Gioca e contribuisce alla vittoria dei quattro derby della stagione 97-98, quando i biancocelesti di Eriksson dimostrarono una superiorità schiacciante nei confronti dei giallorossi guidati dall'ex Zeman. Nella terza stracittadina si procura il rigore che Jugovic trasforma. “Ma mi è dispiaciuto, perchè ero sicuro di fare gol. Ero davanti al portiere e stavo calciando quando sono stato steso”. Ma non si tratta dell'unico episodio curioso avvenuto nel derby. Nel match di ritorno della stagione 94-95 (che in molti hanno denominato come quello dell'ammutinamento della squadra verso Zeman), Rambaudi si avventa su una sponda di Bergodi e insieme a Casiraghi si getta sul pallone. Il centravanti in rovesciata, lui con la testa: la sfera finisce in rete e “Rambo” è convinto di aver segnato lui. Corre verso la panchina, ma ad un certo punto si accorge che nessuno lo raggiunge per abbracciarlo. Tutti sono andati da Casiraghi, che lo ha anticipato e toccato il pallone per ultimo. “L'importante era fare gol”, ha scherzato. Gli anni alla Lazio lo hanno portato anche a vestire la maglia della Nazionale: Sacchi lo utilizza in due sfide, contro Estonia e Croazia. Con i biancocelesti inizia anche la sua avventura da allenatore, nel settore giovanile. Oggi racconta calcio, dividendosi tra le radio e le telecronache in tv. Una passione che a sessanta anni, non ha nessuna voglia di esaurirsi.
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