Alessandro Del Piero e il gol che lo rese eterno nella storia della Juventus

Una rete contro la Fiorentina, un record storico e la nascita di un’icona bianconera
Alessandro Del Piero e il gol che lo rese eterno nella storia della Juventus

Andrea Romano/EdipressAndrea Romano/Edipress

Pubblicato il 10 gennaio 2026, 08:05 (Aggiornato il 12 gen 2026 alle 14:59)

Alessandro Del Piero stoppa la palla nell’area di rigore della Fiorentina. Ha le spalle rivolte alla porta avversaria e un difensore pronto a sbarrargli la strada. L’uomo in maglia viola è così vicino che il dieci della Juventus sembra finito contro il muro di un vicolo cieco. Sembra, appunto. Perché tutto accade in una frazione di secondo. Del Piero la stoppa con il sinistro, fa un passetto per ritrovare l’equilibrio e con il mancino disegna una parabola che infila Sébastien Frey. Il Delle Alpi segue il pallone con il fiato sospeso. Poi si lascia andare a un orgasmo collettivo. Mentre tutta la panchina bianconera si alza in piedi ad applaudire, Pinturicchio resta solo per un attimo sul prato verde di Torino. Alza gli indici verso il cielo e poi li porta alla bocca, come a scoccare un bacio. Perché sa benissimo che il gol appena realizzato ha un sapore speciale.

 

 

Il 10 gennaio 2006 e il sorpasso nella classifica marcatori bianconeri

È il 10 gennaio del 2006 e Del Piero ha spedito in fondo al sacco un pallone che vale in vantaggio della Juventus nel ritorno negli ottavi di ritorno di Coppa Italia. Ma è soprattutto la rete che trasforma Pinturicchio nel miglior marcatore della storia della Signora. Bettega, fermo a quota 183, è staccato. E a fine partita lo sarà ancora di più. Del Piero, infatti, segnerà ancora. Prima su punizione. Poi su rigore. Al triplice fischio l’attaccante si presenta davanti alle telecamere. «Sono contento, è inutile nasconderlo – dice - Aver raggiunto e superato giocatori che hanno fatto la storia di questa società è un motivo di grande orgoglio. Il pensiero va a tutte le persone che mi sono state sempre vicine, mia moglie, la mia famiglia, i miei amici, con loro festeggerò in privato». È una frase cortese che getta acqua su un fuoco che divampa ormai da mesi.

 

 

Del Piero tra panchina, silenzi e orgoglio: l’era Capello

In estate, infatti, Fabio Capello ha preteso l’acquisto di Zlatan Ibrahimovic. E i posti nel 4-4-2 del mister si sono ridotti. L’uomo di Pieris ama giocare con lo svedese accanto a Trezeguet, in quella che i giornali hanno ribattezzato «La coppia più alta del mondo». Del Piero finisce spesso in panchina, ma sta sempre attento a non fare polemiche. Qualche mese prima, a luglio, Platini ci era andato giù pesante: «Una volta Del Piero faceva grandi cose, dopo l’infortunio, non le fa più». Pinturicchio risponde: «Ho rimosso il suo poster dalla camera tempo fa». È una situazione grottesca. L’eroe di Torino sembra essere separato in casa. Ma proprio mentre tutti guardano Ibra, Del Piero torna a essere decisivo per le sorti bianconere. Chiude l’anno con 12 gol. È il capocannoniere della squadra di Capello, l’uomo capace di togliere la Juventus dai guai. Eppure questo rapporto da montagne russe sembra essere la costante del rapporto fra Alex e la Signora. In Piemonte Del Piero è diventato un calciatore in grado di segnare un’era. Non solo per i gol che ha segnato. Ma anche per il modo in cui li ha realizzati.

 

 

Il “gol alla Del Piero”: nascita di un marchio tecnico e culturale

Undici anni prima, il 13 settembre del 1995, Alex aveva realizzato una prodezza entrata nella storia. Prima si era aperto lo spazio con un tocco di sinistro, poi aveva calciato con il destro. Ne era uscita una parabola delicata e spietata, con il pallone che si era insaccato vicino al palo lontano. Era una rete che aveva segnato l’incipit di un genere letterario: quello del gol alla Del Piero.

 

 

Tokyo 1996: la notte che consacrò Pinturicchio nel mondo

Il 26 novembre del 1996 l’attaccante tira fuori un altro coniglio dal suo cilindro. La Juventus affronta il River Plate nella finale di Coppa Intercontinentale. Si gioca a Tokyo, davanti a 48mila tifosi. La partita è tiratissima. Poi al minuto numero 81 la palla rimbalza verso il ragazzo con il dieci sulle spalle. Del Piero fa qualche passetto indietro, controlla con il destro, poi spedisce il pallone sotto l’angolino alla sinistra del portiere. È la rete che decide il match. E che Pinturicchio porterà sempre nel cuore «perché rappresentò la conclusione di un percorso: scudetto, Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale». È una notte che sposta i giudizi. L’idea di vendere Baggio per puntare su Del Piero non sembra più così azzardata. Ma è un capitolo fondamentale di una storia lunga 19 anni, vissuta con un’intensità difficile da spiegare.

 

 

Dalla Champions alla Serie B: perché Del Piero è diventato un’icona

Se da una parte è vero che Del Piero e la Juve hanno vinto insieme 6 scudetti, una Coppa Italia, quattro Supercoppe, una Champions, una Intercontinentale e una Supercoppa Uefa, è vero anche che Del Piero diventerà realmente icona bianconera accettando la retrocessione in B e guidando la squadra fino al successo in cadetteria. Perle che impreziosiscono una carriera straordinaria. Resa unica però dall’amore dei propri tifosi.

 

 

 

 

 

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