Davide Pellegrini, da Antognoni a Verona 

Il centrocampista nato a Varese ha trovato all'Hellas la sua seconda casa: buona anche la sua esperienza alla Fiorentina dove sarebbe potuto diventare l'erede del numeor 10
Davide Pellegrini, da Antognoni a Verona 

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 9 gennaio 2026, 06:55

Le dinastie di fratelli in Serie A hanno sempre attecchito nell'immaginario collettivo: i tre Pellegrini, per esempio, sono stati una presenza fissa tra gli anni Ottanta e Novanta, quando nelle figurine leggevi che magari uno era l'I, un altro il II e il III, e così via. I Pellegrini sono stati tre, di quella stessa famiglia, con un cognome in realtà piuttosto comune. Davide è stato il secondo, in mezzo a Luca e Stefano. Per lui tanto Verona, una doppia parentesi alla Fiorentina: centrocampista di gamba e di qualità.

 

 

L'altra "Fatal Verona"

Varesino purosangue, Pellegrini debutta in Serie A nella stagione 1985-86: non ha nemmeno vent'anni, ma la Fiorentina punta su di lui come erede di Giancarlo Antognoni, ormai al passo d'addio. Una bella squadra, quella viola, quinta in campionato e semifinalista in Coppa Italia, con Aldo Agroppi in panchina. Davide segna due gol e diventa amico di un altro giovane destinato a una grande carriera: Roberto Baggio. Un anno in prestito a Pisa, dove conquista la promozione in A, e poi il ritorno a Firenze, ancora più maturo e decisivo, sotto la guida stavolta di Sven-Goran Eriksson. Sono anni in cui per i toscani c'è bisogno però di fare cassa appena possibile, così come nell'affare-Baggio del 1990. L'anno precedente il sacrificato è proprio Pellegrini, che finisce al Verona. All'Hellas diventerà un pilastro di una squadra che riesce a galleggiare tra Serie A e Serie B, regalandosi qualche pomeriggio di gloria come quello del 22 aprile 1990, quando i gialloblù già retrocessi battono al Bentegodi il Milan 2-1, consegnando di fatto lo scudetto al Napoli. Si tratta della seconda "Fatal Verona" per i rossoneri dopo quella del 1973. Il secondo gol del Verona, con il Milan tutto avanti alla ricerca della vittoria in 9 contro 11, lo segna proprio Davide con un bel tocco sotto.

 

 

 

Springsteen

Una carriera comunque spesa soprattutto nel Triveneto, per Pellegrini. Cinque stagioni all'Hellas e poi tre al Venezia e in generale anche dopo aver smesso Davide si sarebbe sistemato in zona-Verona come allenatore delle giovanili rossoblù. Una lunga esperienza cercando di crescere i migliori talenti locali, per quasi 15 anni, fino al 2021. Per Pellegrini comunque Verona è stata, ed è tutt'ora, molto comoda anche per mantenere viva una sua passione: i concerti di Bruce Springsteen. Non solo in Italia, ma anche nel centro-Europa, visto il posizionamento ideale, appunto, della città di Romeo e Giulietta. Stando ad alcune recenti interviste Davide ha assistito a oltre 100 concerti del "Boss", fin da quando era ragazzino, persino nei giorni liberi tra allenamenti e partite, già alla Fiorentina. "Credo di aver contagiato io Roberto Baggio", spiega. E l'album preferito di Springsteen? "The River, senza dubbio".

 

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