Dribbling, assist, gol: il talento di David Di Michele

Attaccante che ha girato l'Italia - con un "blitz" anche in Inghilterra - con un bagaglio tecnico incredibile.
Dribbling, assist, gol: il talento di David Di Michele

Andrea Romano/EdipressAndrea Romano/Edipress

Pubblicato il 6 gennaio 2026, 07:14

Un attaccante tascabile dotato di un talento formato maxi. È in questa contraddizione soltanto apparente che risiede tutta la specificità di David Di Michele, 50 anni il 6 gennaio 2026, un attaccante che è riuscito a farsi icona anche senza aver mai conquistato trofei. Nato a Guidonia, neanche trenta chilometri da Roma, il suo habitat naturale è sempre stata la provincia del calcio. Anche quando l’Italia era il centro mondiale del pallone. La sua è una storia comune, un vestito su misura che calzerebbe a pennello a decine di ragazzi. Fino a diventare sentimento condiviso. I primi passi nella Lodigiani, la «terza squadra della Capitale» che negli anni Novanta è stata qualcosa di molto vicino a una fucina di talenti. Poi la scalata fino alla prima squadra, all’esordio in una periferia chiamata Serie C1. È una categoria che gli sta stretta. Troppo. Così a 19 anni passa al Foggia, in B. Ci resta due anni. Poi è tempo di salire ancora.

 

 

Finalmente la Serie A

Nel 1998 lo chiama la Salernitana. Vuol dire Serie A. Finalmente. È una squadra che tiene insieme campioni in nuce come Gattuso e Di Vaio, ma anche calciatori che avevano faticato a esprimere tutto il loro potenziale come Vannucchi, Fini e Ametrano. La stagione non è fortunata. Di Michele segna tre gol, la Salernitana chiude quindicesima e scende in B. Il paradiso appena conquistato si trasforma subito in purgatorio. Sembra una sciagura, invece per David diventa una benedizione. Il ragazzo viene catapultato in quell’aforisma di Flaiano che recita: «Un giovane non va incontro alla vita. È la vita che da dietro lo spinge». Così in cadetteria arriva l’ostensione urbi et orbi del talento di Di Michele. L’attaccante dribbla, disegna corridoi, apre le difese avversarie. Ma soprattutto segna a fa segnare. A fine anno la contabilità delle reti segna 23 centri. «Ho sempre considerato gol e assist come un regalo per i tifosi» dirà molto tempo dopo. Quella stagione diventa uno spartiacque. Per tutti ora è «Re David», il creatore di possibilità, il dispensatore di gioie. Il suo nome finisce sui taccuini degli osservatori. Lo vogliono tutti. È la prima estate del nuovo millennio. E la sua strada sembra già segnata. «Juve parte Kovacevic e arriva Di Michele» titola il Corriere della Sera. La certezza però si sbriciola in illusione. Alla fine David resta a Salerno. E resta soprattutto in Serie B. La sua terza stagione non è all’altezza della precedente. Chiude con 13 reti. Eppure tanto basta per ricevere la chiamata dei bianconeri. Piccolo dettaglio: stavolta la trattativa si chiude sul serio. Solo che il fantasista di Guidonia finisce all’Udinese. Il copione si ripete ancora. La stagione è tutta una salita. Hodgson lascia il posto a Ventura. La squadra si salva senza impressionare. David segna cinque reti, ma non basta per la conferma. Così i friulani lo spediscono dall’altra parte d’Italia. A Reggio Calabria.

 

 

È lì che si crea un rapporto di immedesimazione perfetta fra la punta e i tifosi. «Il ricordo più intenso è legato alla passione dei tifosi – dirà anni dopo in un’intervista - Giocare a Reggio Calabria in quegli anni è stato unico. La loro energia mi dava una carica indescrivibile. Ho dato tanto, ma credo che loro mi abbiano dato molto di più». Sono annate difficili. Eppure i calabresi del presidente Foti centrano la salvezza. Per David è il momento di tornare al Nord. Ancora in Friuli. Ancora all’Udinese. Stavolta in panchina c’è Luciano Spalletti da Certaldo. Di Michele si inserisce alla perfezione in una squadra con giocatori di livello assoluto come Pizarro, Jankulovski, Iaquinta, Di Natale, Mauri, De Sanctis. I bianconeri chiudono addirittura al quarto posto, centrando una clamorosa qualificazione in Champions League. Il vero miracolo, però, lo compie Di Michele durante Lecce-Udinese di novembre. L’esterno mise a segno una doppietta. Ma, soprattutto, venne spedito dai pali dopo l’espulsione di Handanovic al 91’ per un fallo su Vucinic. L’Udinese è in vantaggio 4-5. Il pareggio sembra inevitabile. Solo che Di Michele respinge un rigore del montenegrino guadagnandosi i galloni dell’Eroe.

 

 

A gennaio 2006 è già tempo di saluti. Va al Palermo di Guidolin e Zamparini. La stagione successiva è quasi un poema omerico. Alla terza giornata i rosanero staccano il gruppo e vanno in testa da soli. Ci resteranno fino a fine novembre. Il quinto posto finale vale l’Europa. Ma David viene acquistato dal Torino. È un amore effimero. Dopo un anno è già ai margini. E davanti agli occhi gli passa la seconda grande chance della sua vita. Con la Roma è tutto fatto. Poi Cairo si tira indietro. Finisce al West Ham con Zola in cabina di comando. Il resto della sua carriera è un’altra piccola Odissea. Di nuovo Torino. Poi Lecce, Chievo e Di Nuovo Reggina. Nel 2015 approda alla Lupa Roma. È lì che finisce la sua carriera. Ma non il ricordo del suo talento. Quello è arrivato intatto fino ai giorni nostri.

 

 

 

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