Attilio Lombardo, l'ala dei record

Perfetto "terzo incomodo" della Sampdoria di Vialli e Mancini, è uno dei sei giocatori che hanno vinto lo scudetto con tre squadre diverse
Attilio Lombardo, l'ala dei record

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 5 gennaio 2026, 06:09

 

 

Attilio Lombardo è nella storia del calcio italiano: è infatti al momento l'ultimo giocatore ad aver vinto lo scudetto con tre maglie diverse. Sono stati appena 6 a riuscirci, ma in ordine temporale "Popeye" è stato il sesto dopo Filippo Cavalli, Giovanni Ferrari, Sergio Gori, Pierino Fanna e Aldo Serena. Tuttavia a parte questo dettaglio non da poco Lombardo è stato anche il prototipo di un giocatore che ormai non esiste più; l'ala a tutto campo, attaccante aggiunto in grado anche di tornare in difesa. Un ruolo in via d'estinzione, ormai.

 

 

Una gavetta in pochi chilometri

Lombardo di cognome, lombardo d'adozione reale e calcistica, Attilio nasce in Campania ma è un caso, visto che da piccolo si trasferisce vicino a Lodi. Una zona fertilissima a prescindere, tra le cascine della Pianura Padana, e molto attiva anche a livello calcistico. Le occasioni non mancano, le possibilità di iniziare a giocare a pallone fioccano nei vari settori giovanili. Il Pergocrema prima e la Cremonese dopo, squadre che quasi fisicamente danno un fortissimo tocco lombardo (con la "l" minuscola) sono le prime squadre di Attilio, che ha ancora un buon ciuffo di capelli in testa. Prima che la calvizie prenda il sopravvento, dandogli una riconoscibilità ulteriore.

 

 

Sono pochi chilometri di distanza tra Crema e Cremona, in grigiorosso sono 4 stagioni strepitose ad arare la fascia destra senza disdegnare i gol, 22 in totale. Una bella squadra, quella "Cremo", capace di sfornare nel corso degli anni diversi calciatori di livello in una sorta di grande vivaio regionale assieme all'Atalanta e al Brescia. Nel 1989 la Cremonese agguanta la promozione in Serie A, ma Lombardo ormai è pronto per il salto di qualità come un altro giocatore che dal grigiorosso aveva spiccato il volo verso l'élite: Gianluca Vialli. Il trasferimento è alla Sampdoria, che sta costruendo una grande squadra pescando diversi italiani provenienti dalla gavetta.

 

 

Campione d'Europa da assistente in Azzurro

Inizia a Genova una parabola favolosa. Quella Sampdoria arriva a vincere la Coppa delle Coppe, lo scudetto e arriverà a un passo dal trionfo addirittura in Coppa Campioni, nel 1992 a Wembley. Con la maglia numero 7 Lombardo correva senza freni e sfornava cross a ripetizione su cui si tuffava Vialli oppure che rifiniva Roberto Mancini. Un gruppo praticamente perfetto, a tutti i livelli, destinato a rompersi per ragioni di mercato. E anche qua, come Vialli, Lombardo finisce alla Juventus. Un gravissimo infortunio nel primo precampionato in maglia bianconera lo limita molto, ma il suo apporto pur secondario non manca mai.

 

 

E la Coppa Campioni mancata con la Sampdoria viene centrata, seppur giocando poco, con la Juve nel 1996. Oltre a un altro scudetto. Scollinata la trentina e dopo un anno e mezzo in Premier League (anche qua, come Vialli) al Crystal Palace ecco la chiamata della Lazio, che ha bisogno di esperienza e poliedricità nel suo 4-4-2. Immancabile, lo scudetto anche in biancoceleste nel 2000. Mai titolare fisso, sempre presente al momento del bisogno, mai una polemica: stavolta il suo "partner in crime" è il vecchio amico Mancini, ormai bandiera della Lazio. Di fatto Lombardo è sempre stato molto legato ai suoi vecchi compagni della Sampdoria, quelli con cui era iniziato tutto. Gli è andata un po' meno bene in Nazionale, vuoi per la concorrenza nel ruolo, vuoi perché forse troppo offensivo per i commissari tecnici dell'epoca, da Sacchi a Cesare Maldini. Ma ci sarebbe tornato, in Azzurro, come collaboratore di Roberto Mancini, ancora lui, nello staff dell'Italia vincente agli Europei del 2021.

 

 

 

 

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