Temi caldi
Storie di calciomercato: José Mari e l'inverno del Milan

Andrea Romano/Edipress
Pubblicato il 31 dicembre 2025, 07:57
Il benvenuto non è stato dei più calorosi. Anche perché fra il 1999 e il 2000 il Milan sta vivendo un periodo complesso. Il gruppo che appena qualche mese prima aveva vinto uno scudetto insperato si è inceppato. A dicembre la squadra è addirittura quinta in classifica. E all’interno del club ognuno ha una ricetta diversa per uscire dalla crisi. Berlusconi chiede a gran voce di giocare con un numero dieci, soluzione che non convince l’allenatore. «Il trequartista dietro le due punte rende la squadra più prevedibile e statica», dice ai giornalisti Zaccheroni. Il mister vorrebbe infatti un difensore, un uomo in grado di puntellare una difesa burrosa. Solo che subito dopo Natale Galliani si presenta con un regalo molto diverso.

Il regalo che Zac non aspetta
Il Condor, infatti, ha acquistato dall’Atletico Madrid un ragazzo di 21 anni. Che però di professione fa l’attaccante. È nato a Siviglia e ha vestito la maglia biancorossa, ma è con l’Atletico Madrid che ha trovato la sua consacrazione. Antic lo mandava in campo per lo più nella ripresa, per affettare le difese avversarie. Tanto che in patria hanno iniziato a chiamarlo «El Picador», come quelli che sfiancano i tori per mettere poi al torero di «matarli». Poi però Sacchi ha avuto un’intuizione tutta particolare. Lo ha spostato come prima punta. E il giocatore lo ha ripagato con una serie di prestazioni luccicanti. Così ora i club di mezza Europa hanno gli occhi fissi sull’attaccante. Capello lo vuole portare a tutti i costi nella capitale. Tanto che la Roma arriva a offrire 35 miliardi di lire. Non bastano. Perché il Milan si spinge fino a 38. Il prezzo è giusto. José Mari sale su un aereo e sbarca in Lombardia. «Perché il Milan, e non la Roma? In Spagna il Milan è sempre stato considerato il massimo» dice alla Gazzetta dello Sport. Peccato che il suo nuovo allenatore non sia poi così entusiasta. «Grazie per aver acquistato José Mari, un affare che andava fatto subito per strapparlo alla concorrenza, ma al Milan attuale serve un altro difensore. Siamo il secondo attacco del campionato e abbiamo totalizzato 8 reti in più della passata stagione. Tuttavia per tornare in vetta serve un salto di qualità generale e tanta voglia di sorprendere e stupire, specie in difesa dove incassiamo troppe reti. È quello il settore che deve migliorare di più e in fretta». È una dichiarazione straniante. Anche perché arriva all’indomani di un annuncio ufficiale del club. Il 30 dicembre il Diavolo gioca un’amichevole contro il Sant’Angelo Lodigiano. Finisce 6-1 per i rossoneri e José Mari segna la metà delle reti milaniste. «Gol e amicizia: José Mari incanta il Milan» titola il Corriere della Sera. A Milanello sono tutti incantati dall’ex Atletico. «Lo spagnolo è un giocatore completo - dice Bierhoff - Fisicamente è forte, è rapido, mi sembra adatto per il gioco in velocità. Non lo conoscevo, ma mi pare davvero un ottimo investimento. E poi possiede una qualità importante: ha voglia di emergere». Zaccheroni pensa di farlo partire titolare contro il Piacenza, poi però lo spedisce in campo negli ultimi 20’ al posto di Shevchenko. Tre giorni più tardi il copione si ripete. José Mari entra al 66’ al posto dell’ucraino e trova immediatamente il gol che condanna la Roma al pareggio per 2-2. Per i giallorossi sembra uno scherzo del destino. Perdere punti per un gol della punta che sembrava a un passo dal vestire la casacca romanista. Invece si trasforma in un sospiro di sollievo. Quello resterà infatti l’unico acuto dello spagnolo nella sua prima stagione milanista. José Mari è di fatto la quarta scelta in un reparto offensivo che può contare su Shevchenko, Bierhoff e Weah. E quando a gennaio il liberiano partirà in direzione Manchester City, ecco che Zaccheroni deciderà di giocare finalmente con il trequartista. «Ero entusiasta, ero partito bene – racconterà a La Gazzetta dello Sport - dopo due settimane ho sofferto di una roba strana, l'ernia inguinale dello sportivo. Saranno stati i campi ghiacciati, il cambio di lavoro... Non avevo mai avuto nessuno di quei problemi; invece sentivo come un coltello nel muscolo. Il brutto è che non sai mai quando ti passa, al contrario degli infortuni al ginocchio». Da quel momento inizia un lungo periodo con più bassi che alti. Nel resto della stagione partirà titolare appena quattro volte. Senza mai segnare. Poi, nell’estate del 2000 vola con la Spagna olimpica ai giochi di Sydney. Durante il match dei quarti di finale contro l’Italia, José Mari centra il difensore azzurri Cirillo in pieno volto, rompendogli il naso.

Un declino rossonero
Al Milan resta altri due anni. Con risultati trascurabili. Nel 2000-01 segna appena due reti, ma riesce a gonfiare il sacco quattro volte in Champions League (contro Barcellona, Besiktas, Galatasaray e PSG). Nella stagione successiva viene messo ai margini da Terim, poi con Ancelotti realizzerà due reti in campionato prima di salutare e accasarsi al Villarreal. «Il campionato italiano? Poco gioco, poca fantasia, tutto fisico e tattica: una brutta esperienza» dirà a La Repubblica nell’estate dell’addio. Poi rincara la dose con «El Pais»: «I primi mesi passati nel Milan sono stati i peggiori della mia vita, lì si pensa solo a non far giocare l’avversario». Ormai però per José Mari si apre un altro capitolo. Ma per i tifosi del Milan resterà sempre uno dei flop più clamorosi a cavallo fra vecchio e nuovo millennio.
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading
