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Roberto Bettega: carriera, gol, Juventus e Mondiale 1978 — i 75 anni di un mito

Paolo Marcacci/Edipress
Pubblicato il 27 dicembre 2025, 18:49
Uno scambio raffinato a pelo d'erba, un tacco di ritorno di Paolo Rossi e un diagonale chirurgico che Fillol può soltanto ammirare. Il 10 giugno del 1978 sul terreno del "Monumental" di Buenos Aires fu come se tutti gli italiani stessero soffiando alle spalle di Roberto Bettega, che firmando lo 0-1 contro gli argentini padroni di casa, nel corso di quel fosco Mondiale dei colonnelli, suffragava la convinzione che tanti anziani cronisti rivendicano ancora oggi: quell'Italia "prima" di Enzo Bearzot meritava la Coppa del Mondo tanto quanto, forse persino di più, quella che nel 1982 l'avrebbe effettivamente vinta. Bettega era l'alfiere, l'attaccante completo e tecnicamente "compiuto" che il calcio italiano potesse vantare, dopo il crepuscolo dei Riva e dei Prati e all'alba della parabola agonistica di Pruzzo e del succitato Rossi. Inesorabile di testa - non soltanto per elevazione ma anche per le varianti "acrobatiche" in alto e in basso per mezzo delle quali interpretava quel tipo di soluzione offensiva - esibiva anche un tocco raffinato quando c'era da trattare la palla con i piedi. Un prolifico realizzatore, tecnicamente più che educato, in grado di essere "dialogante" lungo tutto l'arco del fronte offensivo.

Da Torino... scuola Juventus
Sabaudo ancora prima che piemontese, diremmo, per il piglio aristocratico e a tratti scostante con i quali si poneva nei confronti dell'interlocutore di turno, Roberto Bettega nasce a Torino il 27 dicembre del 1950, con il destino di incarnare, da solo, un capitolo intero nella storia della nostra Serie A. Nato nella Juventus e dalla real casa bianconera svezzato, dopo la trafila delle giovanili e un prolifico anno in prestito a Varese, Bettega dal 1970 al 1983 ha guidato l'attacco della Juventus, mettendo insieme complessivamente 490 presenze punteggiate da 179 reti, prima di vivere una esotica coda di carriera in Canada, con la casacca dei Toronto Blizzard. Nella sua bacheca personale in bianconero ha stipato sette scudetti, una Coppa Italia, la storica Coppa UEFA del 1977, vinta in finale contro l'Athletic Bilbao.

In Nazionale, 42 presenze e 19 reti. A venare d'amarezza una sontuosa carriera, la maledizione della Coppa dei Campioni: Bettega la perde in finale una prima volta a Belgrado, nel '73, contro il fantasmagorico Ajax di Cruijff: 1-0 il risultato, gol di Johnny Rep. Esattamente dieci anni dopo, ad Atene per la finale del 1983, la Juventus, alla vigilia strafavorita, è condannata dal celeberrimo gol di Felix Magath dell'Amburgo. Quella serata, oltre a un'amarissima delusione, rappresenta anche il canto del cigno e il passo d'addio di Bettega alla maglia bianconera, dopo che nel finale proprio "Bobby gol" - suo storico soprannome - aveva sfiorato il gol del pareggio. Ovviamente, di testa.
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