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Müller, tutti i record di der Bomber

Tommaso Guaita/Edipress
Pubblicato il 4 novembre 2025, 10:31
Per la classifica IFFHS, la miglior media gol a partita è dominata dai giocatori scesi in campo a cavallo della Seconda guerra mondiale. Tra quelli capaci di segnare almeno cinquecento reti, in testa c’è il portoghese Fernando Peyroteo con 1,63 a gara, ma tra i primi dieci della lista abbondano gli asterischi per ricordare che il numero di presenze e quello di gol non sono sempre stati calcolati con assoluta precisione. E la cosa non sorprende, visto il periodo storico. La miglior media tra chi ha segnato esclusivamente nel dopoguerra è del grande Eusébio, con i suoi 620 gol in 632 partite, seguito da una coppia di attaccanti dalle caratteristiche diversissimi per caratteristiche ma identici nei numeri: Pelé e Gerd Müller, entrambi con 0,96 gol a partita. Cristiano Ronaldo e Messi, primi due della graduatoria per numeri assoluti, sotto questo aspetto sono decisamente indietro.

Gli inizi della leggenda Gerd Müller
“Che cosa dovrei farci con un sollevatore di pesi?” pare abbia detto nel 1964 Zlatko “Tschik” Cajkovski, ex allenatore del Bayern Monaco, al diciannovenne Gerd Müller, nato il 3 novembre 1945 a Nördlingen. Alto un 1,76 m, con il baricentro molto basso – in altre parole, gambe corte – e due cosce tozze, Müller sembrava più adatto a una vita da contadino che a un campo da calcio. All’inizio lo chiamavano Kleines dickes Müller, “Piccolo, grasso Müller”, ma presto il suo fisico particolare diventa la sua forza, consentendogli movimenti di reattività ed esplosività unici. La sua storia è intrecciata con quella della Baviera, che da regione prettamente agricola si modernizza, diventando una forza economica trainante della Germania Ovest. I bavaresi, che possono già contare su un giovane Beckenbauer, militano in Regionalliga Süd, la seconda serie del calcio tedesco di allora, e poco lascia presagire della grandezza futura. La Bundesliga è nata da appena un anno, ma il Bayern non vi partecipa sino al 1965, quando conquista la promozione proprio grazie a 33 gol in 26 presenze di quel giovane freak. Pagato 4.400 marchi alla sua prima squadra, il Nördlingen, e altri 5.000 a mamma Müller, che emette regolare fattura conservata al museo del club: “Senza di lui non esisterebbe il Bayern così com’è ora” ha scritto Der Spiegel. Il Bayern, da seconda squadra cittadina alle spalle del Monaco 1860, che arrivò a Nördlingen con un'ora di ritardo rispetto ai rivali cittadini mancando l'affare del secolo, diventa la squadra da battere. Presto Müller si guadagnò il soprannome di der Bomber, per le sue straordinarie capacità sotto porta. Con lui il Bayern conquista quattro campionati e altrettante coppe di Germania, la Coppa delle Coppe 1966-67, tre coppe dei Campioni consecutive dal 1973 al 1976 e l'Intercontinentale 1976. Autore di una dimenticabile hit musicale nel 1969, Dann macht es bumm, letteralmente “Poi fa boom”, e di 365 gol in 427 gare nella serie A tedesca, tanto che conserva da oltre quarant'anni il primo posto in graduatoria, nonostante Lewandowski.

Müller e la Mannschaft
Müller ha scritto alcune delle pagine più esaltanti della storia della sua nazionale, condotta al trionfo nel Mondiale del 1974 disputato in patria. Uno dei titoli conquistati con la Mannschaft che gli varranno un nuovo soprannome, decisamente più lusinghiero del primo: Bomber der Nation, “Bomber della nazione”. In finale, contro la straordinaria Olanda di Johan Cruijff, Müller realizza, manco a dirlo, il gol del 2-1 decisivo. Nei Mondiali di Messico 1970, conclusi al terzo posto, oltre ai due gol – per nostra fortuna ininfluenti – nella “partita del secolo” contro l’Italia in semifinale, ne segna dieci: gli valgono il titolo di capocannoniere della manifestazione e il Pallone d'Oro a fine anno. Timido sino al mutismo, antesignano di tutti i “Filippo Inzaghi” del mondo – attaccanti capaci di far gol in ogni modo e in ogni contesto – Müller ha vinto praticamente tutto, segnando quasi sempre: di testa, di rapina, al volo, dopo un dribbling. Appariva all’improvviso in un punto imprecisato dell'area di rigore, e quando difensore e portiere se ne accorgevano, era già gol. Unico ad aver realizzato quattro cinquine in Bundesliga e come Lewandoski una tripletta in quattro minuti, è stato sette volte capocannoniere nel campionato tedesco, quattro in Coppa dei Campioni e anche dell'Europeo 1972, vinto dalla Germania. La sua efficacia in area, le abilità balistiche e l'incredibile rapidità con cui intercettava i palloni tra una selva di avversari e li depositava in rete, girandosi in un fazzoletto, erano proverbiali. Nella classifica marcatori della nazionale tedesca è stato, col tempo, superato da Miroslav Klose (71 gol contro 68), ma l'ex laziale ha raggiunto il primato in 137 presenze, Müller in appena 62. Per una media incredibile di un gol ogni 81 minuti. Chiude la sua storia con la Mannschaft a soli ventotto anni e la carriera d'alto livello nel 1979, passando ai Fort Lauderdale Strikers nel campionato statunitense. Dove peraltro rovina i suoi numeri realizzativi segnando “appena” quaranta gol in ottanta apparizioni. Gioca la sua partita d'addio ufficiale nel settembre del 1983, davanti a cinquantamila spettatori, giocando nel Bayern per i primi quarantacinque minuti e con la maglia della Germania nella ripresa, ma rimanendo a secco nel 4-2 finale. Dopo il ritiro è stato a lungo vittima di alcolismo e depressione, problemi in parte superati grazie all'aiuto dei compagni del Bayern, che gli aprono le porte del club. Nel 2011, a 65 anni, è trovato a vagare per le vie di Trento dopo essere scomparso per quindici ore dal ritiro della nazionale tedesca Under-23, di cui è accompagnatore, e le sue condizioni di salute tornano sotto la lente d'ingrandimento. “Non brontola più” ha titolato Die Zeit quando il 15 agosto 2021 è stata diffusa la notizia della sua morte. Colpito da Alzheimer, malattia resa pubblica nel 2015, è stato ricordato così da Oliver Kahn: “Come giocatore e come persona, Gerd Müller rappresenta come nessun altro il Bayern e la sua trasformazione in uno dei club più importanti al mondo. Sarà per sempre nei nostri cuori”.
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