Belanov, un alieno Pallone d'Oro

Conquisto il trofeo nel 1986 grazie a un super Mondiale e alla vittoria in Coppa delle Coppe, ma rimase sempre considerato una specie di meteora
Belanov, un alieno Pallone d'Oro

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 25 settembre 2025, 07:50

In un'epoca recente di Pallone d'Oro finito tra le mani di Dembelé qualcuno ha pensato di riciclare certi discorsi fatti su un altro attaccante arrivato un po' a sorpresa a conquistare questo trofeo individuale. Igor Belanov, secondo sovietico dopo Blochin ad essere insignito del premio, secondo ucraino in attesa del terzo che sarebbe stato ben più influente a livello di immaginario collettivo: Andriy Shevchenko. Ma chi era questo Belanov? Uno che ha vinto il Pallone d'Oro per caso o uno che lo meritava davvero?

 

 

 

 

Arma letale del Colonnello

E chi conosceva la nazionale dell'Unione Sovietica negli anni Ottanta, massimo apogeo di una squadra destinata a frantumarsi per ragioni extracalcistiche? Si sapeva pochissimo su quel gruppo forgiato quasi nel fuoco dal suo allenatore, il colonnello Valeriy Lobanovskiy, un nome che ancora oggi incute rispetto o terrore. Una squadra senza reali stelle, un blocco compatto che sembrava la trasposizione sul campo da calcio di ciò che succedeva nelle segrete stanze del Potere, dei maxicongressi del Partito Comunista che cromaticamente non lasciavano molto spazio all'immaginazione. Efficaci, sì, divertenti il giusto. E l'Urss/Cccp era lì, ispirando anche gruppi musicali di casa nostra. Gente presa da ogni parte di uno sterminato territorio che aveva come miniera d'oro senza dubbio l'Ucraina. Nel 1986, quando ha già 26 anni, un lampo, o meglio più di uno: Dinamo Kiev vincitrice della Coppa delle Coppe e poche settimane dopo figurone dell'Urss al Mondiale in Messico, fuori agli ottavi dopo una partita folle contro il Belgio. Un 3-4 con un assoluto protagonista, lo sveltissimo attaccante sovietico già bomber con la Dinamo. Si tratta di Igor Belanov, la cui tripletta ai belgi è inutile ai fini della qualificazione ma che lo pone sul taccuino di tutti gli addetti ai lavori a cominciare dai giornalisti votanti per il Pallone d'Oro. Quel 1986 è il suo anno, assolutamente, in trionfo per il trofeo individuale davanti a Lineker e Butragueno, i favoriti della vigilia.

 

 

 

 

Un rapido declino

Capocannoniere e vincitore della Coppa delle Coppe, protagonista in un Mondiale, e poi? Fuori dalla Dinamo Kiev, Belanov non si sarebbe trovato bene come a casa. Esperienza in Germania, tra Borussia Moenchengladbach e Eintracht Braunschweig, con la sensazione però di aver già dato il meglio. Solo con la nazionale sovietica Igor avrebbe avuto qualche ulteriore soddisfazione, raggiungendo la finale all'Europeo del 1988, superando anche l'Italia in semifinale. Zero gol per Belanov comunque in quell'edizione in cui l'Urss è quantomai un blocco con tanti giocatori di livello ma nessuna stella vera come nel 1986. Lo stesso Belanov non è più quello di prima, il riferimento davanti è di fatto colui che lo ha sostituito alla Dinamo Kiev, Protasov. Poco male, anche quando si ritira in patria rimane un eroe nazionale, fonte d'ispirazione anche per Shevchenko.

 

 

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