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Fabrizio Ferron: monumento atalantino che il Milan non ha voluto

Tommaso Guaita/Edipress
Pubblicato il 4 settembre 2025, 18:00
Nella stagione 1984-85 il Milan di Virdis, Scarnecchia, Baresi, Tassotti, Hateley ed Evani, in porta Terraneo, perde il doppio confronto in finale di Coppa Italia contro la Sampdoria di Mantovani, Vialli e Mancini, primo trionfo nella storia blucerchiata. Tra una squadra a metà del guado, inconsapevolmente mediana tra la B di tre anni prima e la grandeur di tre anni dopo, e una già dentro al decennio dorato della sua storia, vince di slancio la seconda. La maglia rossonera del 1985-86, tuttavia, quella di lanetta con la scritta “Fotorex” e le strisce sottili, può sfoggiare ugualmente il circolino tricolore che spetta ai vincitori della competizione. O almeno, una maglia rossonera può permettersi di farlo. È quella della squadra Primavera allenata da Fabio Capello. Ci sono un futuro campione, Costacurta, ottimi giocatori come Stroppa e Bortolazzi, gente che si costruirà un futuro solido nel professionismo tipo Lorenzini, Giunta e Zanoncelli e un portiere fortissimo: Fabrizio Ferron. Il Milan ha vinto il torneo di rigore, battendo prima l'Avellino in semifinale 3-2 e quindi il Torino nell'epilogo, dopo che il risultato delle gare di andata e ritorno si è concluso in parità. Il baluardo è sempre lui, Ferron.

Dall’oratorio alla “cantera” rossonera
Nato a Bollate, hinterland milanese per antonomasia, a dieci anni si è presentato ai provini per il Milan e l'hanno preso subito, pur se non ha mai giocato in una squadra vera e propria. Solo all'oratorio o in strada con gli amici. Stupisce da subito per la fisicità e la sicurezza tra i pali e nel suo secondo anno con Capello per Forza Milan diventa “l'antirigorista”. Nei quarti del Torneo di Viareggio, all'epoca il campionato del mondo di categoria, respinge quattro tiri dagli undici metri, sempre contro il Toro. Un exploit che gli vale il titolo di miglior portiere della manifestazione, pur con il Milan sconfitto nel turno successivo dalla Sampdoria, di nuovo ai rigori. Se a una ventina di minuti dal termine della finalina per il terzo posto il fiorentino Sereni non avesse trovato l'inutile gol dell'1-2, il portiere “da tenere d'occhio” avrebbe chiuso il Viareggio da imbattuto. Ferron, campione italiano Beretti e già convocato nella nazionale Juniores, sogna di seguire in prima squadra Maldini, ex compagno di giovanili, ma Liedholm si fida di Terraneo, più esperto, e per al ventunenne Fabrizio non resta che tentare un Erasmus a San Benedetto del Tronto.

La serie B e poi la Dea
Nell'estate 1986 Ferron si trasferisce alla Sambenedettese in B e per vivere San Siro deve accontentarsi di un'amichevole del 25 d'agosto persa 1-0 con gol di Di Bartolomei. In due stagioni nelle Marche, tuttavia, contribuisce con le sue parate alla doppia salvezza dei rossoblù, guadagnandosi la promozione in A nell'ambiziosa Atalanta di Mondonico, Stromberg e del presidente Bortolotti. Reduce da una cavalcata elettrizzante sino alla semifinale di Coppa delle Coppe. Nella sfida tra la Sambenedettese e i nerazzurri, lanciati verso la promozione già a ottobre, Ferron subisce quattro gol dai suoi nuovi compagni, ma sventa almeno sei palle gol meritandosi l'elogio del Corriere: “Un portiere che oltre a saperci fare tra i pali sa uscire con tempestività, sostituendosi ai difensori”. “Ragazzo gentile, educato e molto tranquillo” per usare la definizione di Prima Bergamo, rimane folgorato sin dal primo giorno da una frase tipica dell'ambiente nerazzurro: “A Bergamo, i tifosi non vanno allo stadio a vedere la partita. I tifosi, la domenica, vanno all’Atalanta”. Per otto stagioni diventa un punto fermo. L'esordio è a Napoli, prima giornata del campionato 1988-89 contro Maradona e Careca, il 9 ottobre. Il titolare designato sarebbe l'esperto Ottorino Piotti, altro ex milanista, ma prima della partita s'infortuna e Ferron ha il suo battesimo del fuoco in uno degli stadi più complicati. Gli azzurri vincono 1-0 con un gol criticatissimo oltre il novantesimo, nato da un tocco di mano di Diego che con una “bravata” alza la palla superando Ferron per servire l'assist a Giacchetta, ma il portiere di riserva si disimpegna bene davanti a oltre settantamila spettatori: “Una bella emozione” ha ricordato con semplicità, senza acredine. La seconda di campionato torna tra i pali Piotti, ma dalla terza Fabrizio si prende il posto e non lo lascia più. Negli anni ad alto livello di Ferron il Milan passerà da Galli ad Antonioli sino a Pazzagli e poi Rossi. Tutti ottimi portieri con grandi alti e rovinosi bassi. Guardando alla carriera regolare e continua dell'antirigorista, che nel 1990 ha perso in favore di Pagliuca la corsa al ruolo di terzo portiere azzurro ai Mondiali, forse la dirigenza rossonera si sarebbe facilitata la vita. A quaranta giorni dal suo esordio in A, Ferron si regala una dolcissima rivincita contro la squadra che non ha creduto in lui e disputa una gara strepitosa a San Siro contro il Milan, mettendo il timbro a un 2-1 storico: “I miei ex colleghi mi hanno costantemente tenuto sotto pressione e ciò mi ha aiutato” ha commentato. La sua prima stagione si chiude con trenta partite, appena ventisei gol al passivo e la Dea sesta, poi l'anno dopo lui e l'Atalanta conquistano un posto in Uefa. Risultato magico per quegli anni. In panchina si avvicendano Frosio, Giorgi, Lippi, Guidolin, Prandelli ma Ferron è sempre al suo posto tra i pali, diventando capitano nel 1993-94 e disputando quasi trecento gare con la squadra.

Nonostante l'Atalanta retroceda in B, lui rimane anche nel 1994-95, contribuisce alla risalita e dopo un'ultima annata passa alla Sampdoria per prendere il posto di Zenga. Le tre stagioni a Genova, in una società in forte difficoltà, si chiudono con un'altra retrocessione e a trentaquattro anni Ferron sceglie di trasferirsi all'Inter per fare il secondo di Peruzzi. Disputando finalmente da titolare quattro gare a San Siro, pur se dalla sponda sbagliata. Nel 2000 è a Verona, risultando decisivo per la salvezza nel doppio spareggio contro la Reggina e meritandosi la conferma. Poi due anni a Como, uno a Bologna di nuovo da vice e quindi un'ultima gara in Eccellenza alla Virtus Pavullese. Con 394 presenze occupa l'ottantunesimo posto all time tra i più presenti in A, non male per quello a cui il Milan non ha mai concesso un'occasione.

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