Claudio Lopez, il Piojo diventato idolo dei tifosi della Lazio

L'attaccante argentino sarebbe dovuto arrivare nell'anno dello scudetto, ma restò al Valencia punendo la squadra di Eriksson ai quarti di Champions League. Nella Capitale un grave infortunio e due trofei. Ora fa il pilota di rally

Claudio Lopez, il Piojo diventato idolo dei tifosi della Lazio

Paolo Colantoni/EdipressPaolo Colantoni/Edipress

Pubblicato il 16 luglio 2024, 23:01

Poche volte nella storia della Lazio un giocatore è stato studiato, atteso e ammirato, come Claudio Lopez: uno dei più forti attaccanti argentini sbarcati nel nostro campionato nei primi anni duemila. Una seconda punta in grado di miscelare fantasia, rapidità e senso del gol. Ha vestito 54 volte la maglia della nazionale argentina, ha giocato una finale di Champions League e portato a casa trofei e titoli, ed ha lasciato il segno nella Liga spagnola e in serie A. Il club biancoceleste provò ad acquistarlo l'estate del 1999, per rinforzare un reparto offensivo che aveva appena perso Christian Vieri e che si apprestava a vivere la stagione del centenario. La trattativa andò per le lunghe e venne rinviata alla stagione successiva: i 365 giorni di attesa, servirono alla Lazio per portare a casa uno scudetto e a Claudio Lopez per continuare a segnare valanghe di gol in Spagna, con la maglia del Valencia.

Quello strano scherzo del destino

Il “Piojo” (in italiano, il pidocchio) ha attirato le attenzioni dei tifosi romani che, incuriositi dall'idea di poter studiare in anticipo i colpi del loro prossimo bomber, hanno iniziato a seguirlo con passione. Impararono ad apprezzarne lo scatto, la velocità, la freddezza sotto porta e le doti da leader. Intorno al suo nome si creò un'attesa spasmodica, tanto da renderlo l'argomento principale dei dibattiti sul club capitolino: anche nei giorni in cui Salas e compagni si stavano giocando il titolo. Quarantasette i gol segnati nei quattro campionati in Spagna (tre la prima stagione, dodici la seconda, ventuno la terza e undici la quarta). Ad aprile del 2000 il destino gli gioca uno scherzo atroce: per i quarti di finale di Champions League, il calendario fa incrociare la Lazio con il Valencia: il club con il quale sta chiudendo la sua avventura spagnola e quello al quale si è promesso sposo nella stagione successiva. Qualcuno in Spagna, arriva addirittura a metterne in dubbio l'utilizzo dal primo minuto, immaginando che potesse essere condizionato nell'affrontare la sua prossima formazione. Il “Piojo” non solo gioca, ma regala ai tifosi del Valencia la conferma della sua straordinaria classe e a quelli della Lazio la dimostrazione che l'investimento fatto dal club, sia più che proficuo. Nel finale della gara d'andata, pochi istanti dopo la rete di Salas del 4-2, che sembrava lasciare maggiori speranze in vista del match di ritorno ai biancocelesti, fu protagonista di uno scatto poderoso e di un tiro in diagonale che fece impazzire il Mestalla e mandare nello sconforto i tifosi della Lazio.

La parabola di Claudio Lopez alla Lazio

Per apprezzarne appieno le doti, i sostenitori della squadra romana furono però costretti ad altri lunghissimi mesi di attesa. Dopo essere sbarcato nella Capitale ed aver realizzato una doppietta nella sua prima gara ufficiale con la maglia della Lazio (nella finale di Supercoppa italiana contro l'Inter, vinta all'Olimpico l'otto settembre del 2000), Claudio Lopez si infortunò gravemente nel corso della quarta giornata di campionato contro il Brescia: rottura del legamento crociato ed altri quattro mesi di assenza dai campi di gioco. I tifosi della Lazio possono ammirarlo davvero, solo all'inizio della stagione successiva (2001-02): parte subito forte segnando un gol alla prima di campionato contro il Piacenza e conclude l'anno calcistico con undici gol (dieci in campionato e uno in Champions) e sei assist. L'anno dopo, con Roberto Mancini in panchina, fa ancora meglio, segnando quindici reti e collezionando quattordici assist in campionato. I problemi fisici sembrano finalmente accantonati: chiude la sua avventura romana la stagione successiva, alzando al cielo la Coppa Italia: il secondo trofeo vinto in quattro anni alla Lazio. Lascia la Capitale regalando ai tifosi un mix di emozioni, tra ottimi ricordi e la sensazione di non aver compiuto pienamente la sua missione. La velocità gli è rimasta nel sangue e dopo aver fatto impazzire le difese europee e sudamericane, lo ha portato a cimentarsi con il rally: sempre a tutto gas, sempre in prima linea.

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