Thomas Hässler, il cecchino tedesco dai piedi fatati di Roma e Juve

Thomas Hässler, il cecchino tedesco dai piedi fatati di Roma e Juve

Nella sua unica stagione in bianconero Maifredi lo soprannominò “Il Baggio di Germania”, nella Capitale la Curva Sud gli dedicò un coro: “Tommasino Hässler-gol”. E le sue punizioni hanno fatto scuola…

Valeria Biotti/Edipress

9 gennaio

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Dalle parti di casa lo chiamano “Pollicino”, per via della struttura minuta del corpo. Ma un istante dopo, col pallone al piede, al piccolo Thomas si accende una luce adulta negli occhi; cambia postura e diventa un gigante. Palleggia a pochi passi dal Muro, nel quartiere di Wedding, in una Berlino ancora divisa: "Qualche volta il pallone finiva dall’altra parte, nella DDR", racconta. "Forse poi, chissà, magari ci giocavano i VoPos…" (soprannome della Volkspolizei, la Polizia Popolare tedesca, ndr). Non ama studiare ed è certo che il proprio destino lo scriverà sui campi di calcio. È ambidestro, con un grande controllo di palla, ha il dribbling secco. Punta, scarta, salta l’uomo con naturalezza. E sui calci piazzati è un autentico cecchino.

L'approdo in Italia con la Juventus

Si mette in luce nel Colonia, porta a casa un Mondiale e attira le attenzioni della Serie A. La Roma lo segue con interesse, ma la proposta repentina da parte della Juventus lo convince: aspira a vincere trofei importanti anche con una squadra di club, non solo in Nazionale. I bianconeri reduci dal double, Coppa Italia e Coppa UEFA, gli sembrano la realtà ideale per consacrarsi definitivamente. Arriva a Torino per 11 miliardi, con l’arduo compito di sostituire un altro brevilineo, Rui Barros. Ma il portoghese, opportunista e col fiuto del gol, ha caratteristiche molto differenti dalle sue. L’eredità è pesante e Thomas, sebbene più tecnico, fatica a trovare uno spazio congeniale. È abituato a giocare da mezzala, concedendosi il gusto di accentrarsi e scegliere tra assist e dribbling verso la porta. Qui si ritrova relegato sulla destra con la consegna di nuotare cento vasche in linea retta, con ben poca soddisfazione. Soffre il cambio d’aria e le difficoltà linguistiche: "In Italia tutto è… di più", sintetizza. "Pubblico, soldi, giornali, squadre, problemi". Lo frustra – lui così rapido nei pensieri e nell’esecuzione – non riuscire a esprimersi e non comprendere ogni cosa con immediatezza. Si sente solo e a metà. Fa un po’ amicizia con Marocchi e con la moglie Barbara – lui parla inglese, lei mastica un po’ di tedesco – ma non riesce ad ambientarsi come vorrebbe. In campo ci prova, ma resta impantanato nelle pastoie della Juve di Maifredi. Il mister lo chiama “Il Baggio di Germania”, ma la macchina non gira. Le incomprensioni sono evidenti così come la stagione bianconera risulta opaca, addirittura priva del piazzamento per l’Europa. E allora Thomas fa le valigie, ora sì, in direzione Roma.

Destinazione Roma

Nonostante la sua annata poco brillante, i bianconeri riescono ad ottenere 12 miliardi per il cartellino di Hässler, sfruttando l’interesse prolungato e chiaro da parte dei giallorossi. Dal canto suo, la Roma gli regala una diversa zona di competenza e nuove motivazioni. "Anche facendo mente locale, non riesco a trovare momenti diffici li, ripensando ai miei anni nella Capitale", dice socchiudendo lievemente gli occhi per verificare. Ed è davvero il suo momento più felice, quello tra il 1991 e il 1994. Anche se non vince trofei, conquista qualcosa di altrettanto prezioso: l’affetto della Sud, che gli dedica un coro ormai storico. Ancora oggi, infatti, nessuno può ascoltare il motivetto che accompagna l’incastro dei pezzi del tetris senza intonare “Tommasino Hässler-gol”. Prende in mano la linea mediana della squadra giallorossa, il folletto di Berlino, esprimendo finalmente al meglio le sue capacità tecniche e le doti balistiche. Le sue punizioni dalla distanza fanno scuola, nel vero senso del termine. Tanto più che una volta, a fine allenamento, gli si accosta un ragazzino chiedendogli il permesso di calciarle con lui. Pur non sapendo chi sia, Hässler gli allunga un pallone e lo invita a tirare. "Non so se si possa dire che abbia imparato a batterle da me – racconta oggi – ma aveva una buona tecnica e si capiva che aveva carattere". Il ragazzino in questione, neanche a dirlo, è il giovane Francesco Totti.

Gol memorabili

Se gli si chiede quale sia la rete a cui è più affezionato, non ha dubbi: è il classico gol dell’ex. Con ancora in corpo le scorie di una stagione intera giocata fuori ruolo, il 28 febbraio 1993 infila la porta bianconera con un tiro da fuori che si insacca all’angolino. 2-1 per la Roma: gioco, partita, incontro. Se si fa la medesima domanda ai tifosi della Roma, invece, più di qualcuno risponderà: “Il gol al derby”. Perché la soddisfazione di spegnere il ghigno di trionfo dal volto dell’avversario in una stracittadina è un’emozione che non ha prezzo. Tommasino risponde al vantaggio di Sosa e rimette le cose un minimo a posto, guadagnandosi un posto speciale nell’Olimpo di chi ha bucato “gli altri”. Termina la carriera ritornando sui propri passi, lì dove aveva iniziato, senza dimenticare di portare a casa un Europeo con la sua Germania. Pur vivendo la contraddizione di aver vinto i trofei più prestigiosi in Nazionale e pressoché nulla (una Coppa Intertoto) con le squadre di club, Thomas “Tommasino” Hässler resta senza dubbio uno dei più brillanti centrocampisti tedeschi degli anni ’90.

 

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