100 anni dalla nascita di Artemio Franchi, eroe di due città

100 anni dalla nascita di Artemio Franchi, eroe di due città

Personaggio poliedrico, ha portato uno scudetto alla Fiorentina e scalato le gerarchie del calcio mondiale. Restando sempre attaccato alla sua Siena

Redazione Edipress

7 gennaio 2022

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La rivalità tra Siena e Firenze nasce nel 1260, anno della battaglia di Montaperti, in cui i ghibellini senesi trionfano sui guelfi fiorentini. L’attuale presenza in entrambe le città di uno stadio intitolato ad Artemio Franchi, uno degli uomini di sport più iconici del nostro calcio, ricuce una storica spaccatura, apparentemente campanilistica, ma che s’incrocia con l’allora universale disputa tra potere temporale e spirituale.

“La mia adorata Firenze…”

“Senese iure sanguinis o fiorentino iure soli?”. Nato l’8 gennaio del 1922, fiorentino di nascita ma senese di origine, Artemio Franchi è rimasto sempre legato a entrambe le città. Partecipa alla guerra tra il 1943 e il 1944. Il suo diario, contenente testimonianze su Firenze in tempo di guerra e sul bombardamento della città, è oggi conservato nella sede della Lega Pro della stessa città. Lavoratore, studente, imprenditore. Dopo il conflitto inizia a lavorare in un’azienda di autotrasporti, nel 1948 si laurea in Diritto Internazionale e nel 1954 è cofondatore della ditta petrolifera Angelo Bruzzi. Dirigente della Fiorentina dal 1948 riesce, grazie alle sue grandi capacità economiche unite a un ottimo fiuto calcistico, a portarla alla vittoria dello scudetto nella stagione 1955-56. Porta a Firenze alcuni protagonisti di quel trionfo come Ardico Magnini, Sergio Cervato, Giuseppe Chiappella e Francesco Rosetta.

Artemio Franchi in Italia, in Europa, nel mondo

Dal 1967 al 1976 ricopre per la prima volta il ruolo di Presidente della FIGC. Sua la contestata decisione che impone la chiusura delle frontiere e impedisce alle società italiane l’acquisto dei calciatori stranieri. Durante il suo mandato la Nazionale torna a vincere un importante trofeo internazionale, l’Europeo in casa del 1968, e arriva seconda a Messico ’70.  Presidente Uefa dal 1973 e vicepresidente FIFA dal 1974, rinuncia agli incarichi nazionali nel 1976, lasciando la presidenza della FIGC a Franco Carraro, per poi tornare tra il 1978 e il 1980. La sua intransigenza e competenza nello svolgere questi incarichi farà invidia a chi non è parimenti dotato di tali qualità. Nel 2016 l’ex-presidente della Fifa Joseph Blatter lo taccerà di aver truccato alcuni sorteggi europei con la tecnica delle palline raffreddate. Le accuse, ispirate alle inchieste dei giornalisti del Times Brian Glanville e Keith Botsford risalenti al 1975, non hanno mai trovato riscontri in sede giudiziaria. Blatter invece, pochi giorni prima di rilasciare quelle dichiarazioni, è stato condannato a otto anni di squalifica (poi diventati sei) per corruzione. Tra gli altri incarichi, Artemio Franchi è stato presidente del Comitato d’organizzazione del Campionato d’Europa, vicepresidente della Federazione Calcistica Internazionale, presidente della Commissione di Finanza della FIFA e presidente della Commissione Arbitri, nonché sempre presente nel Comitato Organizzatore dei Campionati mondiali. A lui si deve la costruzione del Centro Tecnico Federale di Coverciano, vero e proprio fiore all’occhiello del nostro calcio.

Siena nel destino

Nel 1971 diventa Capitano della Contrada Torre senese. “Occuparsi di Siena” racconterà il figlio Francesco “ed essere sempre disponibile con tutti i contradaioli, diceva che lo faceva stare con i piedi per terra e gli dava la vera dimensione della vita sociale che non poteva essere quella del calcio, perché il calcio era fuori dagli standard della vita di chiunque”. Non riuscirà mai a portare la contrada al titolo, andandoci solo vicino nel 1982. Un anno dopo, il 12 agosto, spostandosi da Siena ad Asciano per trattare la partecipazione di un fantino al Palio dell’Assunta, muore per un incidente automobilistico presso Taverne d’Arbia. E torna di moda la frase di Dante nel X Canto dell’Inferno sulla battaglia di Montaperti: “Lo strazio e ‘l grande scempio che fece l’Arbia (fiume di Siena, ndr) colorata in rosso, tal orazion fa far nel nostro tempio”.

 

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