Lo Stadio Spyros Louis e quel particolare legame con lo sport italiano

Lo Stadio Spyros Louis e quel particolare legame con lo sport italiano

Inaugurato nel 1982, ha ospitato tre finali di Coppa dei Campioni, tutte giocate da squadre nostrane. Nel 2004 è stato il cuore dell’Olimpiade

Alessio Abbruzzese/Edipress

11 novembre

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Nel cuore dell’Attica, pochi chilometri a nord dal sacro luogo dove vennero poste le basi della democrazia e della civiltà occidentale, dove camminarono Pericle, Socrate, Fidia e Alcibiade, sorge dal 1982 lo Stadio Olimpico Spyros Louis. Parliamo ovviamente dell’impianto di Atene, progettato nel lontano 1979 in vista dei campionati di atletica leggera che si sarebbero tenuti di lì a tre anni, dedicato alla memoria dell’atleta greco Spyridon Louis, primo vincitore di una maratona ai giochi olimpici moderni. 

Gli eventi sportivi e il legame con il calcio italiano 

Nel corso della sua storia ha fatto da cornice ad una moltitudine di eventi sportivi tra cui diversi eventi dei Giochi del Mediterraneo del 1991, i campionati del mondo di atletica leggera del 1997 e, ovviamente, le Olimpiadi del 2004, su cui però ci soffermeremo più in là. Utilizzato dal 2003 per le gare dell’AEK di Atene e a fasi alterne anche per quelle del Panathinaikos, può vantare, anche se indirettamente, un legame speciale con il calcio nostrano. È stato infatti sede della finale della Coppa dei Campioni/Champions League per ben tre volte, vedendo parteciparvi in ognuna delle edizioni una squadra italiana. La prima fu il 25 maggio del 1983, quando la Juventus di Trapattoni dovette arrendersi all’Amburgo e al gol di Magath, mentre le due successive videro trionfare entrambe le volte il Milan, contro il Barcellona il 18 maggio del 1994 e contro il Liverpool il 23 maggio del 2007. 

La ristrutturazione, le polemiche e l’Olimpiade di Atene

In vista dei Giochi della XXVIII Olimpiade venne ristrutturato cambiando radicalmente aspetto. I lavori di riqualificazione si tennero in un clima di scetticismo e polemiche nei confronti del progetto di copertura dell’architetto spagnolo Santiago Calatrava, ritenuto da molti troppo complicato. Il progetto prevedeva un enorme intreccio di tubi di acciaio e vetro azzurro di 304 metri di lunghezza, 206,7 metri di larghezza e 72 metri di altezza, per un peso complessivo di 18.000 tonnellate. La ristrutturazione venne terminata il 30 luglio del 2004, ad appena due settimane dall’inizio dei giochi, rallentando inevitabilmente i lavori per il campo e la pista. Ad ogni modo, nonostante le polemiche, la copertura di Calatrava è un autentico capolavoro: formata da due semi-coperture che lasciano libera solo la zona ellittica sotto la quale si trova il campo di gioco, appoggia esclusivamente sui quattro punti in cui gli archi si intersecano, non avendo nessun contatto con limpianto preesistente. Dal 2004 lo stadio si trova all’interno dell’OAKA, un insieme di impianti che hanno rappresentato il vero e proprio cuore dell’Olimpiade. Ritornando al suo rapporto con lo sport nostrano, l’Olimpico della capitale greca ha fatto da splendida cornice al trionfale arrivo di Stefano Baldini nella maratona olimpica del 29 agosto del 2004, quella forse dal significato più grande per un maratoneta, perché ripercorre il tragitto di Fidippide, il leggendario emerodromo che morì sfiancato proprio dopo aver corso fino ad Atene dalla spiaggia di Maratona, per dire a tutti che l’invasore era sconfitto. 

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