Lazio-Roma, Marchegiani e quel rigore parato a Giannini in un derby

Lazio-Roma, Marchegiani e quel rigore parato a Giannini in un derby

L’ex portiere biancoceleste confessa: «Quel penalty respinto al Principe è il momento che ricordo di più in carriera. Nella Capitale non è una partita normale»

Paolo Colantoni/Edipress

26 settembre

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«Il rigore parato a Giannini nel derby è stato il momento che ho ricordato più volte in tutta la mia carriera. Ciò che mi ha permesso di entrare nella storia di una società e di una partita fondamentale». Luca Marchegiani non dimentica le emozioni vissute nella stracittadina del 6 marzo del 1994. I biancocelesti sono in vantaggio, grazie ad una prodezza di Beppe Signori. Una rete segnata nella nebbia. «Se mi sono reso conto di quello che era successo? Diciamo che l’ho intravisto (ride). No, a parte gli scherzi, l’ho visto bene. C’era la nebbia dei fumogeni che ha reso tutto più epico».
Al 25’ della ripresa c’è un calcio di rigore per la Roma. Sul dischetto si presenta il capitano giallorosso Giannini.
«La stagione precedente durante la finale di Coppa Italia tra Roma e Torino mi segnò tre rigori. Diciamo che arrivai alla sfida abbastanza preparato e, per la legge dei grandi numeri, uno dovevo pararglielo. Ho scelto quello giusto».

Si è reso subito conto dell’importanza di quella parata?

«Parare un rigore è una delle poche opportunità che ha un portiere di rimanere nella storia di una partita. Le grandi prestazioni dei portieri difficilmente vengono ricordate se non sono accompagnate da rigori respinti o parate salva risultato. Non mi sono reso conto subito di quello che avevo fatto. Solo dopo l’ho capito. Sono quelle cose che ti fanno rimanere nella storia di una partita fondamentale».

A fine gara la Lazio si ritrova sotto la Curva Nord per festeggiare.

«So che può sembrare il classico discorso di un ex giocatore legato al passato, ma noi in quegli anni vivevamo le cose in modo più spontaneo. Nei comportamenti, nel modo di vivere il calcio e nel rapporto con la gente. Un esempio? Gascoigne si era infortunato durante quel derby, ma quando andammo sotto i tifosi non volle mancare e arrivò per festeggiare».

Come preparava i derby Luca Marchegiani?

«Ero uno che li sentiva, era impossibile il contrario. Quando scendi in campo in una stracittadina sai che non giochi solo per te stesso e neanche solo per i tre punti. Giochi per i tifosi, per la tua parte di città e se hai un minimo di attaccamento ai colori non puoi pensare che sia una gara normale. Poi quando entri sul terreno di gioco e vedi la curva, beh capisci che stai per giocare una gara fondamentale».

Lei è anche il portiere dei quattro derby vinti nella stessa stagione. Quella Lazio era consapevole di essere nettamente più forte?

«Direi di sì. Anche se poi i derby sfuggono da qualsiasi previsione. Ricordo che soprattutto alla vigilia dell’ultimo, quello di ritorno in campionato, scendemmo in campo consapevoli della nostra forza e del fatto che dovevamo per forza vincere per provare a lottare per il vertice. E vincemmo nettamente. Dominando la gara».

Ma nella storia delle stracittadine non sempre i pronostici vengono rispettati.

«Per quello ricordo con piacere quel successo. Perché sapevamo di essere più forti, dovevamo portare a casa il risultato e ci siamo riusciti. Non sempre è andata così. Due esempi? La stracittadina d’andata nell’anno dello scudetto e il primo derby con Zeman in panchina».

Pagaste le parole di Zeman alla vigilia?

«Disse che il derby era una gara come le altre, ma fu una provocazione. Sapeva benissimo che non era così. Quelle dichiarazioni le fece per toglierci un po’ di pressione e per farci capire che valeva tre punti come tutte le altre gare. Ma sapeva quanto fosse importante».

Nel derby di ritorno, in cui la Lazio vinse 2-0, ci fu un atteggiamento più accorto della squadra. Un modo di giocare che qualcuno interpretò contrario ai principi zemaniani.

«Non ci fu nessun ammutinamento. Noi per Zeman eravamo pronti a gettarci nel fuoco e a seguirlo ovunque. Diciamo solo che in quella gara fummo tutti più attenti a non ripetere gli stessi errori della partita d’andata».

Un altro derby da ricordare, fu il ritorno nell’anno dello scudetto.

«Quel derby lo ricordo con gioia e amarezza. Vincemmo la gara e quella vittoria fu decisiva per la conquista finale dello scudetto, ma io mi infortunai e rischiai molto. Fu un infortunio molto serio, dal quale non mi ripresi perfettamente e rimasi condizionato fino al termine della stagione. Ho avuto un problema alle vertebre del collo. Rientrai quasi subito, ma non stavo affatto bene. Non riuscivo a fare dei movimenti con il braccio che a volte mi si addormentava. Fu un infortunio serio e pericoloso».

In conclusione, se Luca Marchegiani dovesse scendere in campo oggi nel derby e portarsi un solo ex compagno di squadra, chi porterebbe con sè?

«Ho avuto la fortuna di giocare con campioni eccezionali e quindi ho solo l’imbarazzo della scelta. Ma se devo fare un nome dico Simeone. Uno in grado di trasformare le pressioni in aspetti positivi. E poi permettimi una menzione a Beppe Signori: un bomber straordinario, uno che ha segnato 200 gol. Credo che il fatto che non abbia vinto neanche un trofeo con la Lazio, essendo andato via pochi mesi prima del trionfo in Coppa Italia, sia stata una clamorosa ingiustizia storica».

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